Le Frontiere Incoraggiano la Criminalità di Stato
The following article is translated into Italian from the English original, written by Nathan Goodman.

A Tacoma, nello stato di Washington, gli immigrati detenuti nel Northwest Detention Center fanno lo sciopero della fame. Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement stanno cercando di intimidirli, minacciando di alimentarli a forza.

Parlando con americani, ho notato che molti di loro non hanno simpatia per i detenuti. Appongono agli immigrati il marchio di “illegali” e usano ciò come scusa per ignorare la violazione dei loro diritti umani. Gli esseri umani non possono essere “illegali”. Chiamarli così significa disumanizzare i migranti con una tossica ideologia razzista. Le azioni possono essere pericolose, o anche criminali. Ma cosa c’è di criminale nel fatto di migrare in sé? I migranti senza documenti sono solo persone che vanno a vivere all’estero, per lavorare, mantenere le proprie famiglie e intraprendere pacificamente azioni commerciali e di collaborazione con altre persone. Questo non è un crimine. Propriamente intese, le migrazioni contribuiscono alla fioritura di una società libera. Aggiungete a ciò che la maggioranza degli immigrati nei centri di detenzione non è stata condannata per alcun crimine.

È chi imprigiona e opprime gli immigrati che commette una serie di crimini nel nome dell’autorità statale. Prendete, ad esempio, l’idea di alimentare a forza gli scioperanti della fame. L’alimentazione forzata è universalmente considerata una tortura; è stata giudicata crudele e inumana da associazioni come la Croce Rossa Internazionale, l’Associazione Medica Mondiale e le Nazioni Unite. Per definizione, alimentare a forza chi fa lo sciopero della fame significa violarne brutalmente e dolorosamente la libertà corporale al fine di sopprimerne la capacità di espressione politica.

Ma la criminalità dei centri di detenzione degli immigrati non finisce qui. C’è anche il fatto che gli immigrati vengono trattenuti indefinitamente per cosiddette “procedure civili”. Non essendo accusati di un crimine, non gli si riconosce il diritto ad essere rappresentati legalmente. Nel 2010, l’84% di loro era privo di avvocato. Questa non è giustizia. È un rapimento aprocessuale ammantato di legalità.

Spesso questa detenzione priva di accusa, giudizio e rappresentanza legale avviene per profitto. Il Northwest Detention Center, dove avviene lo sciopero della fame, è gestito in regime di “privatizzazione” dal Gruppo GEO. Come altri profittatori carcerari, quale la Corrections Corporation of America e la Management and Training Corporation, il Gruppo GEO estrae profitti osceni dal governo per tenere esseri umani in gabbia. Invece di fornire beni e servizi a chi vorrebbe comprarli, i profittatori carcerari offrono violenza di stato in cambio di denaro estorto alla popolazione attraverso l’obbligo delle tasse.

In tutto il mondo, i governi usano le frontiere come scusa per violare i diritti e fare violenza criminale. Il Canada, ad esempio, mette dentro gli immigrati per un tempo indefinito semplicemente perché sono immigrati. I detenuti sono spesso tenuti in isolamento, riconosciuto a livello internazionale come una forma di tortura.

Lo stato di Israele manda i rifugiati africani a un enorme campo di prigionia. Questi rifugiati sono soggetti a violenza e discriminazione aggressiva per via del clima di razzismo paranoico che porta a temere gli africani come “infiltrati” in grado di minare la demografia ebraica di Israele.

In tutto il mondo gli stati rapiscono, ingabbiano, torturano e deportano migranti e rifugiati, e la brutalità delle restrizioni all’immigrazione non finisce qui. Sotto governi oppressivi, le frontiere servono anche a tenere intrappolati gli abitanti, impedendo loro di scappare a violente atrocità. Molti rifugiati lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ad esempio, sfuggono alla repressione omofobica dello stato russo solo per ritrovarsi intrappolati nella tagliola della burocrazia immigratoria.

La crisi ucraina è similmente esacerbata da restrizioni all’immigrazione, che intrappolano gli ucraini nel fuoco incrociato del conflitto. Come ha fatto notare recentemente Sheldon Richman,

“Gli ucraini che, temporaneamente o permanentemente, vogliono uscire dal loro ambiente pericoloso, dovrebbero essere liberi di trasferirsi negli Stati Uniti. Mettiamola così: Come osiamo noi americani confinare gli ucraini in una situazione da cui vorrebbero disperatamente scappare?”

Gli immigrati sono spesso accusati di comportamenti criminali. Ma in fatto di politica immigratoria il vero crimine è quello perpetrato dallo stato. Lo stato rapisce, tortura e depreda, e tutto per difendere delle linee tracciate su delle mappe. E così dà la possibilità ad altri stati di opprimere brutalmente i soggetti intrappolati. Tutti gli stati sono attività criminali, e tra le armi più pericolose di cui dispongono ci sono le frontiere.

Traduzione di Enrico Sanna.

Free Markets & Capitalism?
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Organization Theory
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