Solidarietà Internazionale Radicale per Rojava

Di Conner Martínez. Originale pubblicato l’undici aprile 2018 con il titolo The Need for International Radical Solidarity with Rojava. Traduzione di Enrico Sanna.

All’estremo nord della Siria, la regione di fatto autonoma conosciuta come Rojava indica la strada di un possibile futuro della democrazia radicale e dell’autonomia economica in Medio Oriente. La regione si basa sul modello laico di confederalismo democratico previsto dalla costituzione del 2014, che riconosce l’eguaglianza tra i sessi e la libertà religiosa.1 Al governo è il Partito dell’Unione Democratica (PYD) e i suoi bracci armati, l’Unita di Salvaguardia Popolare (YPG) e le Unità di Salvaguardia delle Donne (YPJ). Il 18 marzo le forze armate turche, assieme all’“Esercito Siriano Libero”, hanno occupato il cantone occidentale di Afrin. Il presidente turco Recep Tayyp Erdoğan ha già fatto capire di voler nominare un governatore per poi trasferirvi oltre 300.000 arabi siriani.2

L’occupazione di Afrin è solo una parte del piano turco che prevede la distruzione di Rojava, la pulizia etnica con un massiccio ripopolamento turco e la fine dell’alternativa rivoluzionaria al neoliberalismo in Medio Oriente. Rojava, che non obbedisce al programma neoliberale, rappresenta un pericolo per chi vorrebbe imporre un controllo statalista in Medio Oriente. Per questo la missione popolare di Rojava (creare una società senza razzismi e patriarcalismi e basata sulla democrazia diretta) merita la solidarietà della comunità radicale internazionale. Una simile esperienza dovrebbe ispirare lotte rivoluzionarie ovunque.

Nel 1999 Abdullah Oçalan, fondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e poi ispiratore di Rojava, fu arrestato dall’Agenzia di Spionaggio Turca. Condannato a morte, la pena gli fu commutata nell’ergastolo quando la Turchia abolì la pena di morte per poter entrare a far parte delle Nazioni Unite. Durante la prigionia, Oçalan ebbe modo di studiare le opere dell’anarchico americano Murray Bookchin, da cui ricevette un’influenza profonda. Cominciò a capire che la libertà è possibile solo quando si abbattono le istituzioni che organizzano l’oppressione.3 Oçalan usò l’ideale bookchiniano di potere duale, confederalismo ed ecologia sociale, per creare il modello di democrazia popolare di Rojava. Nel 2005 rinunciò pubblicamente agli attacchi contro lo stato turco, propri del PKK, e abbandonò l’idea di creare uno stato nazionale curdo. Definì lo stato nazionale “un’entità che dalla fine del ventesimo secolo rappresenta un grosso impedimento allo sviluppo della società, della democrazia e della libertà.”4 Questa evoluzione filosofica ispirò la nascita della Federazione Democratica della Siria Settentrionale, ovvero di Rojava. A differenza della democrazia, che è un velo ideologico che serve a nascondere una realtà fatta di oppressione economica, Rojava si fonda sul principio dell’organizzazione di base, escludendo ogni sostegno al sistema capitalistico e alle forze imperialiste.

Il primo paragrafo della costituzione di Rojava, chiamata Patto per un Contratto Sociale, stabilisce “giustizia, libertà e democrazia, e i diritti delle donne e dei bambini secondo i principi dell’equilibrio ecologico.”5 Stabilisce anche che “il Popolo è la fonte del potere e della sovranità, esercitata tramite le istituzioni e le assemblee elettive in maniera non contrastante con il contratto sociale e l’autogestione democratica.” Ogni appartenente alle varie comunità può partecipare al processo politico tramite la democrazia diretta, e non tramite rappresentanti distaccati con obiettivi contrari alla volontà popolare. Le comunità di Rojava si esprimono tramite assemblee con incontri faccia a faccia, con un’atomizzazione che può arrivare alla dimensione di un quartiere.6 A differenza di ciò che accade nelle democrazie europee o in quella americana, la costituzione di Rojava trasforma in legge il potere autodeterminato della comunità sulla base dell’equilibrio ecologico e della libertà personale. La democrazia di Rojava dà un serio avvio al progetto che porta all’eliminazione della natura sfruttatrice dello stato.

La costituzione di Rojava non segue lo schema da tempo usato dai neoliberali per asservire il Medio Oriente, come nella Turchia governata dai conservatori neoliberali. Il governo di Erdoğan limità la libertà di espressione. La Turchia ha il record mondiale di giornalisti in carcere, e però continua a far parte della Nato e delle Nazioni Unite. È la sua adesione al progetto neoliberale a permetterle di rimanere nella Nato e nell’Onu, evitando così le aspre conseguenze delle sue violazioni dei diritti umani.7 Come è accaduto in molti altri paesi extraoccidentali, il progetto neoliberale turco è iniziato negli anni Ottanta con terapie d’urto che hanno drasticamente liberalizzato il commercio, tagliato l’assistenza sociale ed esteso le privatizzazioni.8 Enormi estensioni fondiarie e moltissimi immobili sono stati privatizzati, accelerando così il processo di urbanizzazione. Questa ondata non è andata a beneficio delle classi più povere, ma solo dei più ricchi.

I piani urbanistici turchi, soprattutto il Programma Statale per l’Edilizia di Massa, o TOKI, puntano sulla speculazione a scapito del miglioramento delle condizioni abitative di chi ha un basso reddito.9 Il progetto neoliberale turco è una delle ragioni per cui le élite globali non sono venute in aiuto di Rojava. Una Rojava più democratica e libera della Turchia screditerebbe la necessità di riforme neoliberali e farebbe da esempio per il Medio Oriente, indicando la via fuori dal modello democratico occidentale imposto. I militari americani, che spesso sostengono le ali armate di Rojava, YPG e YPJ, hanno approvato la recente occupazione turca di Afrin.

Pur tra le difficoltà, l’economia di Rojava sta subendo una profonda trasformazione verso forme autonome che escludono l’accumulazione dei profitti, ma che allo stesso tempo non privano il mercato di una serie di prodotti e di produttività. “Il mercato ha un ruolo centrale nell’economia sociale, ma il valore di scambio non prevale mai sul valore d’uso, e non esiste una borsa,” dice Ahmad Yousef, ministro dell’economia di Afrin.10 In agricoltura si sta cercando di creare un modello diversificato che sia ecologicamente sostenibile nel tempo.11 A gennaio del 2017, il cantone Afrin di Rojava aveva 400 laboratori tessili con 17.000 lavoratori che rifornivano tutta la Siria.12 Data l’entità economica, non è un caso se Afrin è stata la prima vittima degli attacchi turchi. La Turchia ha giustificato l’attacco sostenendo che rientra nella lotta al terrorismo. In realtà, è un attacco al popolo curdo e al progetto radicale di Rojava. La Turchia considera YPG e YPJ organizzazioni terroristiche affiliate al PKK nonostante la loro politica, secondo la nuova filosofia elaborata da Oçalan dopo la sua metamorfosi in carcere, contempli la violenza solo per autodifesa.

Con Afrin sotto il controllo turco, il futuro di Rojava è incerto. Senza Rojava, scompare gran parte delle speranze che il Medio Oriente possa uscire dal giogo della democrazia neoliberale e dello sfruttamento capitalista. La popolazione di Rojava ha dimostrato di meritare il sostegno dei radicali di tutto il mondo.

Quello che inizialmente era un attacco violento del PKK contro lo stato turco è diventato ora un progetto democratico radicale astatuale. L’obiettivo di Rojava non è solo dare una casa al popolo curdo, ma anche liberare l’intera regione da assolutismi etnici o religiosi. La costituzione respinge l’idea di stato nazionale per porsi come modello di una struttura decentrata di potere politico. Anche se non perfetto, si tratta del più importante progetto radicale in Medio Oriente. Chiunque creda nella necessità di creare una società libera dall’oppressione statale, dai pericoli delle strutture gerarchiche, dall’oppressione di genere e dallo sfruttamento capitalista, non può non stare dalla parte del popolo di Rojava. In La prossima rivoluzione. Dalle assemblee popolari alla democrazia diretta, Murray Bookchin spiega come, date le dimensioni enormi, il capitale globale debba essere eliminato alla radice.13 Il programma popolare di Rojava va proprio in questa direzione, agisce contro il capitale globale in Medio Oriente erodendone le radici e piantando al suo posto il seme della rivoluzione. Per tutti i radicali, Rojava rappresenta la prova che la rivoluzione può e deve crescere ovunque.


Note:

1. “The Constituent Assembly of the Democratic Federalism of Northern Syria.” Internationalist Commune of Rojava, 29 Jan. 2016, internationalistcommune.com/social-contract/

2. “Erdogan Plans to Appoint a Governor to Afrin.” ANF News, 23 Mar. 2018, anfenglishmobile.com/kurdistan/erdogan-plans-to-appoint-a-governor-to-afrin-25677.

3. Leverink, Joris. “Murray Bookchin and the Kurdish resistance.” Roar, 9 Aug. 2015, roarmag.org/essays/bookchin-kurdish-struggle-ocalan-rojava/.

4. Öcalan, Abdullah. Democratic Confederalism. International Initiative Adition, Transmedia Publishing, 2011. Free Ocalan, www.freeocalan.org/wp-content/uploads/2012/09/Ocalan-Democratic-Confederalism.pdf.

5. “The Constituent Assembly of the Democratic Federalism of Northern Syria.”Internationalist Commune of Rojava, 29 Jan. 2016, internationalistcommune.com/social-contract/.

6. Biehl, Janet. Democratic Autonomy in North Kurdistan: The Council Movement, Gender Liberation, and Ecology. E-book, New Compass Press.

7. “ErdogŸan v free speech: how does it feel to live in Turkey right now?” The Guardian, 14 Feb. 2017, www.theguardian.com/world/2017/feb/14/erdogan-free-speech-turkey-journalists-referendum.

8. Lelandais, Gülçin Erdi, Dr. “Urbanisation under Neoliberal Conservatism in Turkey.” Research Turkey, 19 July 2015, researchturkey.org/urbanisation-under-neoliberal-conservatism-in-turkey/.

9. Devrim, Isikkaya Ali. “Housing Policies in Turkey: Evolution of TOKI (Governmental Mass Housing Administration) as an Urban Design Tool.” Journal of Civil Engineering and Architecture. David Publishiing, www.davidpublisher.com/Public/uploads/Contribute/56fa3ac8234e1.pdf. Accessed Oct. 2016.

10. Lebsky, Maksim. “The Economy of Rojava.” Cooperative Economy, Solidarity Economy Association Ltd, 17 Mar. 2016, cooperativeeconomy.info/

11. Ibid.

12. Özgur, Yeni. “Rojava: The Economic Branches in Detail.” Cooperative Economy, 14 Jan. 2017, cooperativeeconomy.info/rojava-the-economic-branches-in-detail/.

13. Bookchin, Murray. “A Politics for the Twenty-First Century.” The Next Revolution: Popular Assemblies and the Promise of Direct Democracy, Verso Books, 2015, pp. 43-67.

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