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Come Rispondere agli Attacchi di Parigi
The following article is translated into Italian from the English original, written by Sheldon Richman.

Guardate, neanche i regimi autoritari e totalitari possono evitare il terrorismo interno. Allora, che speranze può avere una società relativamente aperta? Una società aperta abbonda di “facili bersagli”, ovvero di persone inermi che ogni giorno vanno e vengono liberamente. Sono un bersaglio facile per chi vuole il male, specie se gli assalitori cercano la morte.

Sappiamo poi, come riconoscono le autorità americane, che i bombardamenti Nato contro i jihadisti gonfiano il reclutamento.

Se europei e americani vogliono una società più sicura, devono buttare il vecchio copione che produce un solo esito, più violenza, e adottare al suo posto una nuova politica: il non intervento.

Ma come si fa a mettere in pratica questa politica sensata se ci si rifiuta ostinatamente di riconoscere cosa è accaduto a Parigi?

Tipicamente entro questa linea un recente dibattito alla Cnn, in cui un leader musulmano americano e un ex jihadista inglese hanno dibattuto sulla questione se gli attacchi di Parigi sono attribuibili alla marginalizzazione dei musulmani francesi o all’“ideologia”.

Non si è parlato dei bombardamenti francesi in Siria.

Perché l’argomento non faceva parte del dibattito? Non per ignoranza. Per tutto il fine settimana, la televisione France 24 ha parlato dei bombardamenti. A volte gli attacchi di Parigi sono stati indicati come vendette, per quanto malconsigliate e perverse. (Se gli attacchi contro non combattenti sono indubbiamente un male, dobbiamo però notare che i governi occidentali sostengono incessantemente di agire per il bene della propria popolazione).

Perché i media americani pensano che la popolazione americana non debba sapere quello che i francesi sanno? (Non dico che l’informazione legata all’establishment americano non associa mai il terrorismo jihadista alla vendetta, ma che lo fa rarissimamente).

Le stesse dichiarazioni dello Stato Islamico hanno chiarito che gli attacchi erano in risposta ai bombardamenti francesi in Siria.

Che la Francia e tutte le altre nazioni che seguono i suoi passi sappiano che continueranno a restare in cima alla lista degli obiettivi dello Stato Islamico, e che l’odore della morte resterà su di loro finché continueranno a partecipare alla crociata, finché continueranno a maledire il nostro Profeta (che sia benedetto e che la pace sia con lui), e finché continueranno a vantarsi della guerra contro l’Islam in Francia e degli attacchi condotti con i loro jet contro i musulmani nel territorio del Califfato, attacchi che non sono serviti a rendere più sicure le sordide strade di Parigi. Questo non è che l’inizio. Questo è un ammonimento per chi vuole ascoltare.

Il New York Times ha riportato di un testimone degli attacchi, il quale avrebbe sentito uno degli assalitori dire: “Adesso pagate per quello che state facendo in Siria”.

Il risultato è che la guerra condotta contro la popolazione mediorientale non fermerà il terrorismo contro le società occidentali. Semmai lo renderà più probabile perché “l’azione è nella reazione”. Agli occhi delle vittime, molte delle quali non combattenti, è la coalizione guidata dagli Stati Uniti a commettere atti terroristici. Chi può dare loro torto se, ad esempio, l’amministrazione Obama non ha idea di chi sta uccidendo quando firma l’“autorizzazione a colpire” con i droni? Come riportato dal New York Times:

Tutte le investigazioni indipendenti sugli attacchi hanno riscontrato molte più vittime civili di quanto le autorità ammettano ufficialmente. Poco per volta, è diventato chiaro che quando gli operatori in Nevada lanciano missili in remote regioni tribali dall’altra parte del mondo, spesso non sanno chi stanno uccidendo, ma agiscono a naso.

Non il metodo migliore per conquistare il cuore della gente. Viene da chiedersi se l’élite della politica estera imparerà mai. Ma se non ha alcun incentivo, perché mai dovrebbe imparare? Forse ha imparato qualcosa dal flusso ininterrotto di armi agli jihadisti da parte dei suoi alleati in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Turchia? E la convergenza di Israele con i sunniti radicali ha forse impressionato qualcuno?

Infine, se più guerra non servirà a proteggere americani ed europei, lo stesso risultato si avrà con la distruzione delle loro libertà personali. Chiudere una società aperta è una maniera bizzarra di rispondere agli jihadisti. Meglio liquidare questo impero auto-distruttivo e privatizzare la sicurezza. Spesso si dice che “la libertà non è gratis”. Bene, ma perché pagare un monopolio esoso per avere “servizi” inferiori?

Traduzione di Enrico Sanna.

Markets Not Capitalism
Organization Theory
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