Grazie, Forse

Di Alex Aragona. Originale pubblicato l’otto giugno 2020 con il titolo Thanks, I Guess. Traduzione di Enrico Sanna.

Quando grandi aziende occidentali durante una pandemia offrono aiuto e assistenza, le pubbliche relazioni dell’azienda, lo stato e i mass media ne parlano come se fossero santi che fanno la grazia. Nel migliore dei casi, questa è una mezza verità.

Molti elogiano queste aziende perché “si offrono”, convertono la propria capacità produttiva alla produzione di respiratori o maschere facciali, o perché offrono aiuti finaniari alla lotta contro il covid-19. Molti si lasciano trasportare dall’emozione e dicono che si tratta di benefattori che offrono doni senza essere obbligati a farlo.

Per certi versi, è evidente, potrebbero e dovrebbero essere elogiati. È bene vedere che ci sono organizzazioni e dirigenti che non tirano dritti incuranti, ma al contrario dedicano la loro attenzione all’alleviamento di una crisi che coinvolge tutto il mondo. Alcuni di questi atti sono di grande aiuto.

Ma, vista la realtà del rapporto tra stato e capitale in occidente, a tante di queste aziende dovremmo dire: “Grazie, ma è il minimo.”

Anche se pensi che non esista l’obbligo morale di assistere gli altri (men che mai ridistribuire la ricchezza con le tasse), applicare questo principio ad un’azienda multimiliardaria è un’esagerazione. Soprattutto se consideriamo la storia del capitalismo nordamericano.

Immaginiamo un mondo formato dalla nostra regione più varie altre. Queste regioni convivono pacificamente. Ad un certo punto, una di queste resta senza cibo e beni indispensabili per almeno un paio di settimane, se non mesi. Vive tempi duri, insomma.

Certo, noi stiamo momentaneamente meglio ma, potrebbe dire qualcuno, non siamo obbligati ad intervenire.

Prendiamo per buona questa tesi. Per ora.

Ora aggiungiamo alla scena un gruppo di persone. Questo gruppo è armato e reclama l’uso esclusivo della forza. Fa delle regole e le impone a noi tutti, ma chiude un occhio in cambio di un tributo; cosa che molti di noi accettano.

Alcune persone della nostra regione si arruffianano il potere, si accattivano le simpatie dei pochi armati, così che questi ultimi sono più propensi a fare regole che beneficiano l’intera regione. Possiamo anche eleggere qualcuno che ci rappresenti nei consigli che approvano le regole. Così che quando si aumentano i tributi qualcuno di noi ne è esentato.

Alle altre regioni vengono vietate attività prima permesse, come la libertà di disporre del proprio raccolto. Oppure è vietato produrre e vendere certi strumenti che servono alla raccolta, perché qualcuno della nostra regione li ha inventati per primo e ha fatto fare una regola che gli attribuisce il diritto esclusivo di produrli, così che se altri vogliono usare quegli strumenti devono acquistarli dalla nostra regione. E poi una parte dei tributi prelevati nelle altre regioni finisce nelle tasche di certi intelligenti della nostra regione. Questi hanno avuto l’idea di mettere su un consiglio particolare che decide quali forniture mediche si possono produrre e vendere; dicono che dobbiamo essere noi a produrre queste forniture per poi venderle a tutte le regioni.

La cosa continua per molti anni, durante i quali la nostra regione cresce in ricchezza e potere d’influenza. Si creano nuove regole che impediscono ad altri di competere con le nostre industrie. Per alcune professioni occorre una licenza rilasciata da un apposito consiglio, e questa licenza è di per sé discriminatoria perché costa.

Un giorno si diffonde una malattia. Una regione, in particolare è priva di forniture mediche adeguate. Altre regioni stanno esaurendo i beni indispensabili.

Dopo una riflessione, le persone e le attività più ricche della nostra regione capiscono che niente impedisce loro di aiutare chi è in difficoltà. Qualcuno nelle regioni in crisi dice che, visto che abbiamo goduto di privilegi particolari, e che in certi casi abbiamo goduto delle loro risorse, il minimo che dobbiamo fare è ammettere l’ingiustizia degli arrangiamenti iniziali e sentirci obbligati ad aiutarli.

Qualcuno nella nostra regione consulta le relazioni pubbliche e intuisce donare un aiuto migliorerebbe la propria immagine. Dopotutto, sono pochi spiccioli!

Le aziende multimiliardarie statunitensi e occidentali in genere, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, hanno ricevuto regalie enormi e tuttora beneficiano di particolari privilegi e protezioni da parte dello stato: dai contributi diretti alle barriere legali che impediscono la competizione e attenuano le pressioni del mercato (vedi proprietà intellettuale e dazi); per non citare l’influenza sulla classe politica.

Se queste aziende meritano elogi per l’eroismo e l’altruismo dipende dalla risposta a due domande. Primo: successo e ricchezza derivano da privilegi e dal potere statale? Secondo: ricchezza e potere sono stati accumulati sfruttando i beneficiati?

Se la risposta è no, bravi.

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