Lo Sfratto di Airbnb

Di Nick Ford. Originale pubblicato il 5 maggio 2016 con il titolo Airbnb isn’t Housin’ in Berlin. Traduzione di Enrico Sanna.

Un recente articolo del Guardian cita un regolamento dell’amministrazione di Berlino che, dopo vent’anni di sonno, da alcuni anni viene applicata. La legge, chiamata “Zweckentfremdungsverbot” (!), limita le modalità di affitto di una proprietà immobiliare. In particolare, la legge stabilisce che siti di condivisione, come Airbnb, possono dare in affitto “solo stanze singole e non interi appartamenti o case”. Le “multe per i trasgressori possono arrivare a 100.000 euro.”

Sarebbero 114.904 dollari americani.

L’amministrazione, appellandosi al “senso civico”, si è poi rivolta alla popolazione invitandola a denunciare anonimamente chi trasgredisce alla disposizione. Una donna intervistata dal Guardian ha commentato: “Proprio in Germania sarebbe meglio evitare questo genere di cose.”

Da parte sua, l’amministrazione cittadina sostiene che Airbnb ha contribuito molto all’aumento dei prezzi immobiliari. A darle ragione il fatto che, secondo quello che riferisce il Guardian, gli affitti sono cresciuti di oltre il 50% tra il 2009 e il 2014. E non c’è dubbio che tenere bassi gli affitti per turisti e residenti a basso reddito è un’intenzione nobile.

Ma è una “intenzione nobile” sostenuta da sentimenti paternalistici nei confronti dei cittadini e dei turisti di Berlino. L’amministrazione pensa di dover proteggere le persone da se stesse e dalle loro scelte. Sottovaluta le loro capacità e usa la cosa come scusa per rendere Airbnb più “accettabile” ai loro standard, facendo pressione affinché rispetti certe procedure e licenze arbitrarie.

Ma è molto più probabile che le licenze finiscano per spingere la domanda verso il sommerso. E come accade con il commercio di droga, la prostituzione e qualunque altro “vizio” che lo stato pensa di dover regolare per legge, il risultato è che queste pratiche, nonostante le intenzioni contrarie, diventano meno accessibili e sicure.

E come nota Daniel Hoffmann, perito indipendente della GEWOS, “le case in elenco su Airbnb sono relativamente troppo poche per avere una qualche ripercussione sul mercato immobiliare di Berlino. Le tensioni del mercato immobiliare sono un problema complesso alimentato dalle migrazioni e dal fatto che vengono costruite poche case, non da chi condivide la propria casa tramite Airbnb.”

È accaduto più volte nel corso della storia che autorità statali abbiano interpretato a modo loro un dato di fatto al fine di poter intervenire con controlli stringenti sul mercato. Sembra quasi una fiaba edificante, con lo stato che accorre per salvarci da qualche grave pericolo, ma la realtà è che molto più probabilmente lo stato stia cercando di soddisfare la propria sete di potere e disciplina.

E poi siamo sicuri che dietro questi regolamenti non ci siano cose come la ricerca di una rendita e la cattura del regolatore? Cui prodest? Se andiamo a vedere bene, forse scopriamo che l’industria alberghiera è coinvolta.

Ma poniamo che nel caso di Airbnb l’amministrazione berlinese agisca a ragione. Poniamo che le persone di Airbnb, agendo illegalmente e alla ricerca di un profitto, stiano facendo lievitare i prezzi immobiliari rendendo così difficile la vita di chi cerca un alloggio.

Siamo sicuri che minacciare di usare la forza e costringere il mercato degli affitti ad andare nel sommerso sia la soluzione migliore? E anche se fosse, dobbiamo fidarci di un’organizzazione che diffonde tra i cittadini un dovere civico che ricorda i metodi della Germania Est?

Certo però questo non significa che Airbnb sia esente da critiche.

La cosiddetta “economia della condivisione” così com’è è tutt’altro che il paradiso dell’economia paritaria, come spiega l’amico Kevin Carson di C4SS a proposito di Uber: “[L]’economia dei lavoretti così com’è è inaccettabile. È un accomodamento interamente parassitico in cui un’azienda usa una sua piattaforma proprietaria per inserirsi tra tassisti e clienti e farsi pagare per aver permesso loro di interagire.”

Ma sia io che Carson pensiamo che la risposta non stia nelle normative.

Piuttosto la risposta passa per la lotta ad Airbnb con alternative reali al capitalismo e allo stato.

Occorre, insomma, mettere entrambi fuori dal mercato e porre fine a questa economia statale-capitalista che tiranneggia i cittadini di tutto il mondo.


Articolo citato in:

Nick Ford, Airbnb isn’t housin’ in Berlin, Augusta Free Press, 13 maggio 2016

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