È Proprio il Caso di Riavviare l’economia?

Di Logan Marie Glitterbomb. Originale pubblicato il 20 giugno 2020 con il titolo Is It Time to Reopen the Economy? Traduzione di Enrico Sanna.

C’è chi scende in strada armato per protestare contro le esagerazioni di stato… dimostrando un’ignoranza spettacolare.

Sono solidale con chi lotta per vivere e non ha un lavoro, con chi aspetta un aiuto economico che non è mai arrivato e ora è preoccupato perché non ha di che sfamare la famiglia, e magari rischia anche la casa; sono profondamente solidale anche con chi protesta contro le misure di polizia rispettando le distanze e usando la mascherina; ma non ho alcuna simpatia per chi ignora spudoratamente la medicina e i consigli dei medici sulla base di teorie complottistiche raffazzonate. E non ho alcuna simpatia neanche per chi crede che dobbiamo sacrificare i più deboli per non fermare l’economia. Infine, non provo simpatia per chi pensa che chiedere di indossare una mascherina in pubblico per la sicurezza altrui sia una forma di oppressione.

Come se lo stato cercasse un motivo per costringerci ad indossare maschere che, oltretutto, impediscono il riconoscimento facciale. Ma questi riflettono sulle loro teorie? Strano, poi, che molti di quelli che dicevano “tutte le vite contano” ora sono disposti a sacrificarle, queste vite, per non fermare l’economia. Ma credevano in quello che dicevano?

Certo, è più che giusto che si protesti contro le misure di polizia. Uno non dovrebbe essere arrestato perché prende il sole da solo in una spiaggia vuota, o perché va in barca a ben più di due metri dalla riva, meno che mai perché guarda il tramonto al sicuro nella sua auto. Né si dovrebbe finire dentro per essere andati a messa in una chiesa che rispetta gli standard di sicurezza, come quelle che fanno servizio drive-in o che impongono una distanza minima interpersonale e l’uso di mascherine. Soprattutto quando poi si finisce in una cella in cui il distanziamento è impossibile. Cosa che contraddice le misure di sicurezza e non aiuta nessuno. Tanto più che ora scopriamo che più del 70% dei detenuti testati ha il covid-19.

Fin da subito ci sono state proteste, ma la maggior parte sono state fatte in modo intelligente. Associazioni di inquilini e scioperanti dell’affitto chiedono una moratoria degli affitti, dei mutui, degli sfratti e delle utenze, impediscono gli sfratti e occupano alloggi vuoti. Chi è contro la prigione protesta davanti alle carceri, ai centri di detenzione per immigrati e agli uffici istituzionali, chiede di bloccare l’arresto e l’espulsione degli immigrati senza documenti, nonché il rilascio di tutti i detenuti non violenti per ridurre il sovraffollamento. Sindacati e lavoratori in sciopero sono scesi in piazza per chiedere protezione sul lavoro, misure protettive contro il virus e permessi per chi è malato o in condizioni precarie; mentre chi svolge lavori considerati non essenziali ma che durante la pandemia è costretto a lavorare pena il licenziamento, chiede la chiusura dell’attività finché non saranno rispettate le norme di sicurezza. Chi protesta conosce i rischi e fa del suo meglio per minimizzarli indossando mascherine e guanti e mantenendo le distanze. Si protesta per ridurre il rischio e salvare vite, non per sacrificare queste ultime in cambio di qualche effimera comodità.

Non sacrifichiamo la vita in nome del capitalismo. Sì, la gente è preoccupata, fatica, ma invece di lottare per riavviare l’economia molti dovrebbero concentrarsi sull’aiuto reciproco e i diritti dei lavoratori. Distribuiamo alimenti e beni di prima necessità a chi ne ha bisogno. Sosteniamo chi fa lo sciopero dell’affitto e invitiamo altre persone ad unirsi per evitare che la gente finisca per strada. Non occorre rischiare la propria vita lavorando per avere queste cose quando possiamo rivendicarle.

Cerchiamo di spingere altri politici ad unirsi a The Squad (Alexandria Ocasio-Cortez, Ilham Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib) e altri in un “salvataggio progressista” che comprenda una moratoria degli affitti, dei mutui, degli sfratti e delle utenze, l’annullamento del debito di studio (perché dovremmo dare al sistema quei soldi che ci sono stati presi con le tasse?) e il rilascio dei detenuti non violenti. Se lo stato vuole dare aiuti economici, che li dia alle persone e non agli interessi aziendali; convinciamo altri politici ad unirsi a The Squad, Justin Amash e chi chiede un reddito di base universale.

Sfruttiamo il momento per avviare le nostre iniziative economiche, singolarmente o con altri, sotto forma di cooperative o collettivi. Promuoviamo il lavoro a domicilio. Incoraggiamo i lavoratori ad associarsi e lottare per avere condizioni di lavoro più eque e sicure. Uniamoci a chi fa lo sciopero dell’affitto, creiamo alleanze strategiche con quei padroni di casa e con quelle aziende che davvero vogliono lottare per bloccare il pagamento degli affitti e dei mutui in risposta alla crisi. Dobbiamo lottare per avere più controllo dei luoghi in cui viviamo e in cui lavoriamo. Dobbiamo lottare per una comunità più giusta, basata sull’aiuto reciproco, il libero commercio e la cooperazione economica.

Le ansie finanziarie sono fondate e toccano gran parte del paese, ma dobbiamo avanzare proposte serie e prendere la pandemia con serietà. Non vale la pena morire sull’altare del capitalismo solo per tenere in moto l’economia, quando abbiamo altri modi per badare a noi stessi e alle nostre comunità. Sfruttiamo l’opportunità per edificare strutture a doppio potere. Siamo tutti nella stessa barca, remiamo assieme.

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