Accumulazione Primitiva: Il Processo della Rendita Infinita
The following article is translated into Italian from the English original, written by Kevin Carson.

Adam Smith, nel suo La Ricchezza delle Nazioni, mette l’appropriazione di grosse estensioni di territorio e l’“accumulazione primitiva di capitali” tra le cose che più alterano le condizioni originarie di quel processo per cui il prezzo dei beni riflette il lavoro impiegato per la produzione. Oggi, il rientro generato dal capitale e dalla terra è diventato una componente principale del prezzo assieme alle retribuzioni. Più tardi Marx, in una sezione del suo Capitale, dimostrò come l’accumulazione primitiva, o originaria, non avesse origine da un semplice abbandono dei beni produttivi, ma fosse la conseguenza di una rapina e di un asservimento di massa. Rientrano nel processo le chiudende della Gran Bretagna, la repressione di stato contro i contadini espropriati e la classe lavoratrice emergente, l’esproprio delle terre produttive nelle colonie e la tratta degli schiavi. Ma è importante ricordare, come Marx e i marxisti successivi hanno messo in evidenza, che questa “accumulazione primitiva” non è un processo una tantum relegato al passato. Sotto il capitalismo storico, lo stato ha continuato e continua ad intervenire per ridistribuire la ricchezza verso l’alto e per reprimere l’opposizione popolare alla rapina. Basta leggere, tanto per rendersi conto della attualità dei fatti, ciò che accade riguardo il fracking, le sabbie bituminose e gli oleodotti.

Questi ultimi sono tre esempi paradigmatici della crescita del capitalismo americano nel lungo termine: lo stato si appropria del territorio e delle risorse comuni, ne concede l’uso alle aziende privilegiate, e infine promuove un modello di crescita inefficiente basato su prodotti finali a basso prezzo incentivato. E come capita spesso quando le chiudende sono tutelate dallo stato, è lo stesso stato che interviene quando la popolazione si indigna.

A metà maggio, il Guardian ha pubblicato un documento dell’Fbi che rivela come quest’ultima tenesse sotto controllo la Tar Sands Blockade, considerata una minaccia per la sicurezza nazionale perché “l’oleodotto Keystone, essendo parte dell’industria del petrolio e del gas naturale, è importante per la sicurezza e per l’economia degli Stati Uniti.” Uno pensa che un modello di crescita economica basato sulla collusione tra stato e grandi aziende debba essere oggetto di dibattito politico. Ma non la pensa così il governo americano, che funge da comitato esecutivo del sistema di potere aziendale. Per loro, la struttura del sistema è un dato di fatto, e chi si mette dalla parte sbagliata del dibattito politico è una potenziale minaccia per la “sicurezza nazionale”.

Intanto la Kinder Morgan, il più grande costruttore di oleodotti in America, assolda poliziotti fuori servizio del Dipartimento di Polizia Regionale di Eastern Pike, in Pennsylvania, con il compito di pattugliare le aree in cui si costruiranno gli oleodotti. Questo avviene con la piena collaborazione del capo della polizia, nel pieno della sua autorità, sulla base dell’imperativo politico secondo cui bisogna reprimere le proteste e la disobbedienza civile. E questo non è che l’ultimo esempio di una lunga serie in cui poliziotti “fuori servizio” che vengono usati come forza di repressione paramilitare. Basta pensare alle Squadre Rosse, la Legione Americana e il Ku Klux Klan.

Da notare che, mentre uno dei due maggiori partiti americani afferma di apprezzare il “libero mercato” e di volere un governo minimo, la maggioranza di quello stesso partito (assieme alla fazione libertaria dominante favorevole al “libero mercato”) appoggia la costruzione su larga scala di oleodotti e gasdotti. Questi oleodotti sono chiaramente in contrasto con il libero mercato, visto che dipendono dallo stato sia per l’esproprio dei terreni per pubblica utilità e sia per la limitazione della responsabilità in caso di perdite.

In breve, i principali attori politici americani che affermano di essere a favore della libertà economica e contro gli interventi statali nell’economia appoggiano al 100% un modello di sviluppo economico basato sul furto di stato per conto dei ricchi: né più né meno quello che è accaduto negli ultimi 500 anni di sviluppo capitalista.

Per questa gente, il “libero mercato” non è altro che fumo negli occhi per nascondere le enormi collusioni tra grandi aziende e stato. Il vero libertarismo di libero mercato non si trova tra i partiti né tra i comitati di esperti finanziati dai grossi interessi industriali. Semmai sta dall’altra parte della barricata.

Traduzione di Enrico Sanna.

Free Markets & Capitalism?
Markets Not Capitalism
Organization Theory
Conscience of an Anarchist