Addio alla Vecchia Informazione
The following article is translated into Italian from the English original, written by James C. Wilson.

Uno studio recente condotto in dodici paesi dal Reuters Institute for the Study of Journalism ha scoperto un incremento di quasi il 10% nell’uso di dispositivi mobili per l’accesso alle informazioni. Lo stesso studio ha scoperto un incremento del 42% in riferimenti a Facebook come fonte informativa, mentre anche Apple e Google diventano sempre più popolari. Sempre più persone, soprattutto giovani, apprendono le notizie da internet piuttosto che dai giornali cartacei, la televisione o la radio. Questa tendenza, che è la benvenuta, non può che continuare.

È vero che ci sono molte ragioni per essere critici nei confronti di grosse aziende come la Apple, Facebook e Google, ma è anche vero che offrono un’alternativa a chi cerca informazioni. In nessun’altra epoca abbiamo avuto così tante informazioni a portata di dito. I maggiori giornali e le principali reti televisive si trovano anche su internet, così come numerosissimi altri organi più piccoli. Vengono da ogni parte del mondo e ricoprono tutto lo spettro ideologico e specialistico. Questo non solo permette al navigatore di vedere come i vari organi riportano la stessa notizia, ma offre anche la possibilità di scegliere un particolare punto di vista: libertario, anarchico, ateo, liberal non statalista o conservatore della vecchia destra, per citarne qualcuno. Ovvero, si possono trovare punti di vista alternativi molto diversi da quelli organici al potere e finanziati dalla pubblicità come i media tradizionali. Questi ultimi confidano pesantemente sulle informazioni fornite dagli organi statali, dalle grandi aziende e dai comitati di esperti amici dello status quo. E così deve restare, mentre noi combattiamo i tentativi dello stato e dei media corporativi di soffocare l’informazione alternativa.

Invece di una manciata di fonti informative nelle mani delle élite, abbiamo un paniere infinito da cui scegliere. Certo gran parte di internet è spazzatura, ma si trovano comunque molte informazioni approfondite e altamente affidabili. Ed è qui che entrano in gioco piattaforme come Facebook e Twitter. Come dice un utente, “quando qualcuno pubblica un articolo nel mio feed, che si è guadagnato una buona reputazione per le sue solide raccomandazioni, quasi sempre ci clicco sopra e raramente ne sono deluso.” Basta fare una piccola ricerca tra le aree di proprio interesse e subito si riesce a capire quali sono le fonti affidabili e quelle inaffidabili. E poi ci sono siti come Reddit, che seleziona il materiale sulla base della popolarità presso le persone che hanno interessi in comune. La cosa più interessante è il fatto che metta tutti sullo stesso piano, perché chiunque abbia una tastiera, un microfono o una videocamera può competere alla pari con la controparte più blasonata.

Così abbiamo un mercato dell’informazione televisiva e giornalistica, centralizzato e controllato dallo stato, in competizione contro il libero mercato dell’informazione libera in cui le generazioni più giovani si muovono sempre più a loro agio. E la cosa migliore è che internet è in gran parte anarchico. Non è controllato da uno stato o da un’azienda, e non ci sono regole arbitrarie che restringano la scelta in fatto di interazioni. Quando lo stato cerca di fermare questo libero flusso di informazioni, come nel caso di The Pirate Bay all’inizio di quest’anno, ecco che nuovi fornitori di informazioni prendono il suo posto.

Se le nuove generazioni considerano i vecchi media inaffidabili, propagandistici e legati troppo strettamente allo stato e alle grandi aziende, allora siano benvenute queste innovazioni. L’alternativa al vecchio, ovvero un mercato partecipativo e anarchico basato su un flusso infinito e libero di informazioni, è la vera liberazione. Mai come ora è stato facile essere bene informati, ed è sperabile che sempre più persone approfittino dell’opportunità. Ora, se solo potessimo applicare questo potenziale liberatorio di un ordine sociale anarchico al resto della nostra vita…

Traduzione di Enrico Sanna.

Free Markets & Capitalism?
Markets Not Capitalism
Organization Theory
Conscience of an Anarchist