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Edward Snowden e la Grande Rimozione
The following article is translated into Italian from the English original, written by Thomas L. Knapp.

L’informatore dell’Nsa Edward Snowden continua a gettare la sua ombra sul mondo dell’informazione mondiale. Quasi ogni settimana arrivano nuove rivelazioni dalla montagna di informazioni in suo possesso, rivelazioni che vengono passate a giornalisti e che sono seguite dalle negazioni e tentativi di giustificazione da parte di politici e burocrati, messi a nudo come responsabili di violazione dei diritti in ogni parte del mondo. Citizenfour, un documentario che parla delle sue azioni eroiche a favore della popolazione, ha appena conquistato l’Academy Award come miglior documentario.

È facile perdersi tra le minuzie di ogni singola rivelazione. Questo è normale. Ogni rivelazione dice qualcosa di importante riguardo le persone che ci governano. Ma c’è qualcosa che va oltre il dettaglio. È la visione complessiva.

Il 23 febbraio, in una discussione aperta su Reddit, Snowden ha condensato in poche parole questa visione complessiva. “[N]oi individui,” ha scritto, “metteremo in atto sistemi che ci permetteranno non solo di far valere i nostri diritti, ma anche di togliere allo stato la possibilità di interferire” (enfasi di Snowden).

Questa è la realtà, cari miei. L’obiettivo del potere politico non è mai stato, come dice la dichiarazione d’indipendenza americana, “assicurare questi diritti [vita, libertà e ricerca della felicità]… derivando il proprio giusto potere dal consenso di chi è governato.” L’obiettivo è sempre stato il monopolio della violazione dei diritti e l’uso di di questa violazione per ridistribuire potere, controllo e ricchezza dalle vostre mani a quelle della classe politica.

Molti di noi, forse la maggioranza, non capiscono. A volte sembra che lo stesso Snowden non ne sia perfettamente cosciente. Ma i politici lo sentono nelle ossa.

Quando potentati e cercatori di potere strillano dicendo che Snowden ha reso loro più difficile la capacità di “proteggerci”, quello che vogliono dire è che le persone come Snowden hanno aperto la gabbia in cui siamo rinchiusi.

I politici non temono che qualche cattivo entri. Temono che noi usciamo. Di più, temono che, mentre siamo fuori, capiamo di non aver mai avuto bisogno di loro. Temono che l’ultimo scampolo di veste dell’imperatore nudo, l’idea dello stato come di un “utile male”, cada via, rivelandoli in tutta la loro nudità quali quel male inutile che sono sempre stati. Un timore pienamente giustificato.

Julian Assange, Chelsea Manning e Edward Snowden (e vengono in mente, tra gli altri, anche Barrett Brown e Ross Ulbricht) si sono guadagnati la loro nicchia al centro del pantheon della libertà umana. Un giorno saranno ricordati (come già oggi fanno molti) come moderni Thomas Paine.

L’opera di Paine buttò giù l’impero britannico in un piccolo angolo del pianeta, oltre ad ispirare e dare forma alla rivoluzione francese. Gli effetti si fanno ancora sentire a distanza di oltre due secoli di storia dell’umanità. Snowden e gli altri stanno completando la missione iniziata da Paine buttando giù quel modello di governo tanto amato dalla classe politica di questi ultimi quattrocento anni: lo stato nazione nato dal trattato di Westfalia.

La Grande Rimozione di Snowden è un processo in atto che non può essere fermato. Merita il nostro appoggio entusiasta.

Traduzione di Enrico Sanna.

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