Center for a Stateless Society
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Gaza: I Nodi Vengono al Pettine
The following article is translated into Italian from the English original, written by Kevin Carson.

Uno dei fatti più trascurati nel dibattito sull’attacco contro Gaza è il ruolo che Israele ha avuto nell’ascesa di Hamas.

Proprio così. Lasciamo perdere il fatto che i razzi sparati da Gaza sono una roba amatoriale, che chiunque potrebbe fabbricare facendo un salto in un negozio di hobbistica, e che provocano appena l’uno percento delle vittime delle rappresaglie israeliane. Lasciamo perdere il fatto che questi razzi – condannabili in certe circostanze come attacchi contro i civili, a prescindere dalle provocazioni israeliane – provengono da disperati che vivono nell’equivalente mediterraneo del ghetto di Varsavia e finiscono in casa della nazione colonialista che ha cacciato questi disperati via dalle loro case. Lasciamo perdere il fatto che il lancio di razzi è stato spesso causato da violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele.

Lasciamo perdere tutto ciò. Hamas – che l’apparato propagandistico israeliano presenta alla popolazione israeliana e al mondo come una minaccia esistenziale paragonabile ad Alien, scatenando l’isteria degli israeliani al punto che applaudono il bombardamento degli ospedali dall’alto delle colline – Hamas, si diceva, è stata creata in parte da quegli apparati dello spionaggio di quello stesso stato che sostiene di combattere una guerra su questioni di vita o di morte contro la stessa organizzazione.

Anthony Cordesman, analista strategico in questioni di sicurezza mediorientali presso il Center for Strategic Studies, racconta come Israele negli anni settanta abbia aiutato Hamas ad emergere come contrappeso alla Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Un anonimo ex ufficiale della Cia concorda sul fatto che Israele abbia appoggiato segretamente Hamas come oppositore religioso di una “forte e secolare OLP”. Il grande appoggio popolare dato a Hamas negli anni ottanta, risultato in parte della rivoluzione islamica in Iran e in parte dello spostamento della sede OLP a Beirut, prese alla sprovvista i leader di Israele.

Qualcuno sostiene che l’appoggio israeliano a Hamas vada ancora più indietro nel tempo, e che sia lo Shin Bet che le autorità dell’occupazione militare abbiano appoggiato la crescita della Fratellanza Musulmana e la fondazione di Hamas già negli anni sessanta. A quei tempi, Hamas era contro le organizzazioni nazionaliste palestinesi, e dirigeva gran parte delle proprie energie contro Fatah, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e OLP nei territori occupati (fonti: Richard Sale, “Analysis: Hamas history tied to Israel,” UPI, 18 giugno 2002; Robert Dreyfuss, “How Israel Backed Hamas,” Institute for Public Accuracy, 22 luglio 2014).

Purtroppo prevalse la genialità di alcune persone della sicurezza israeliana, che preferivano avere come nemico palestinese una temibile organizzazione teocratica come Hamas piuttosto che una secolare che chiedeva la nascita di uno stato palestinese in cui arabi e ebrei potessero vivere assieme in pace. Hamas impersona meglio il personaggio di Goldstein nei due minuti di odio di 1984.

Lo schema è inquietante. Hamas in origine era un prodotto della Fratellanza Musulmana a Gaza (e negli anni cinquanta aveva ricevuto l’appoggio americano come opposizione religiosa alle tendenze nasseriane e baathiste). Anche al Qaeda è emersa come guerriglia Mujaheddin appoggiata dagli Stati Uniti e diretta contro l’occupazione sovietica dell’Afganistan. E lo stesso si può dire dell’Isis, nata in circostanze simili in soccorso dei ribelli anti-Assad in Siria. Quindi tutti questi movimenti, creati con l’aiuto di fondi neri e di addestramento forniti dalla Cia, i berretti verdi o il Mossad, vengono usati per spaventare la popolazione in occidente e costringerli ad appoggiare le numerose guerre criminali in cui vengono commesse atrocità su larga scala contro la popolazione civile.

Da qui due lezioni. La prima è che la versione ufficiale dello stato riguardo le “minacce esterne” è quasi sicuramente una bugia, come quella della Germania, che mise suoi uomini in uniforme polacca e poi strillò: “a Danzica i polacchi attaccano i nostri fratelli tedeschi”. La seconda è che molto probabilmente lo spauracchio straniero è una reazione alle stesse politiche di stato. Gli stati cercano di dare legittimità al loro governo di classe e al loro imperialismo appellandosi al comune “interesse nazionale” condiviso da tutti, indistintamente. In verità queste politiche, private delle fesserie patriottiche, sono lì per servire gli interessi dei ricchi che controllano lo stato. E quasi sicuramente finiranno per portare morte e distruzione alle loro popolazioni, come gli americani hanno appreso l’undici settembre e come gli israeliani cominciano a capire ora.

Non fidatevi dello stato. Serve solo a mandarvi a morire, magari in qualche campo di battaglia in terre lontane, o nella vostra stessa casa.

Traduzione di Enrico Sanna.

Markets Not Capitalism
Organization Theory
Conscience of an Anarchist