Liberate la Popolazione, non i Popoli

Di Black Cat. Originale pubblicato il 26 maggio 2019 con il titolo Liberate People, Not Peoples. Traduzione di Enrico Sanna.

Dico subito che sono americano. Le questioni esposte qui riguardano (non solo, es) la sinistra americana. Il mio paese ha orribili responsabilità in fatto di interventi in tutto il mondo, i militari americani hanno lasciato il loro marchio di fuoco in molti paesi. Non intendo qui scusare o giustificare i crimini commessi dagli Stati Uniti o da qualunque altro potere imperiale o coloniale, né voglio sconfessare chi vuole opporsi a tutto ciò. Credo che sia ragionevole vedere negli Stati Uniti la principale, la più pericolosa mostruosità. Non voglio neanche criticare chi vorrebbe far fuori il drago. Voglio invece illustrare l’incapacità di farlo, spiegare dove spesso conducono i buoni propositi.

Detto ciò, non ho la fissa per i dittatori. Non m’importa se stanno dalla parte dell’America o contro. Non fa differenza. Può sembrare una banalità, e in un mondo diverso nessuno starebbe qui a dire queste cose. Ma è a questo che siamo arrivati.

La parola “antimperialismo” mi dà i brividi. Chi la usa ha la fissa per i dittatori. Io non sono ossessionato da loro, ovunque siano.

Se gli “antimperialisti” si limitassero ad opporsi agli interventi di uno stato contro un altro stato, troverei molto difficile criticare la cosa. Sono guerre che fanno sempre vittime civili. Muoiono anche militari di leva costretti ad andare in guerra e, anche se non li metto sullo stesso piano dei civili inermi, riconosco che anche questa è una tragedia: anche loro sono schiavi dello stato. Gli stati non fanno la guerra per altruismo, per quanto dicano il contrario. L’America non ha portato la libertà in Iraq, Afganistan, Siria, Libia né altrove. Ha solo lasciato montagne di morti. E affari per le aziende americane.

Forse c’è qualche ragione per scrollare le spalle anche davanti a questo antimperialismo duro e puro. Dopotutto, per chi fare il tifo quando due stati si fanno la guerra? Quando uno stato conquista un altro stato, forse anche questo fornisce qualche possibilità. Gli stati più grandi hanno meno possibilità di schiacciare il dissenso a causa delle dimensioni. Come dice il detto cinese, “le montagne sono alte e l’impero è lontano”. O forse no. Sarebbe fin troppo facile per me, seduto in poltrona in America, tifare per il successo di una società rivoluzionaria ignorando i morti che l’hanno preceduta.

Ma ci sono “antimperialisti” che non sono proprio contrari a questi orrori. Sennò sarebbero più coerenti. Fanno strane contorsioni e finiscono per mostrare simpatie per qualche dittatore, purché sia di un altro stato. Maduro, Khamenei, Assad. Questi qua. A volte anche Putin, i vari Kim e/o Jinping. Purché non sia americano, o appoggiato dall’America.

Intendiamoci, non parlo solo dei rossi, come fanno tanti anarchici. Basta andare su twitter e reddit per trovare tanti esempi.

È sempre nel nome dell’“antimperialismo” che certe persone di sinistra vorrebbero che i curdi abbandonassero la loro lotta contro il genocidio e restituissero ai “siriani” le “loro” terre. Sempre nel nome dell’“antimperialismo” queste persone di sinistra interpretano come propaganda capitalista qualunque critica della Corea del Nord.

Un vero antimperialismo ha pochissimo a che vedere con il fatto di essere contro le stragi di innocenti operate dallo stato fuori dai propri confini. Ci sono “antimperialisti” a cui non interessa molto il fatto che stati geopoliticamente rivali degli Stati Uniti uccidano i propri civili a migliaia, se non milioni. Si degnano di “riconoscere” (non possono fare molto!) una qualche opposizione solo quando questa viene da forze locali di sinistra.

Sono traditi dall’ossessione geografica: puro statalismo nazionalista, con una maschera di sinistra, espresso in maniera insolitamente equilibrata. Considerare legittima l’azione di uno stato entro i propri confini geografici, e illegittima, “antimperialista”, l’azione esterna, porta a legittimare anche il costrutto legale delle frontiere. Considerare legittima una rivolta di sinistra finché avviene solo entro lo stato, e dire che è illegittima, traditrice, imperialista e capitalista quando accetta volontari stranieri o un (peloso) aiuto da altri stati, significa basarsi sulla stessa logica che riconosce la legittimità delle frontiere.

Una grossa fetta della sinistra, anche anarchica, è in fondo cripto-nazionalista. È un atteggiamento che si sta diffondendo anche tra l’estrema sinistra americana. Troppi sono ancora malati di ideologia nazionalista, per quanto questa sia complicata e camuffata da estremismo. Comprensibile ma non scusabile.

Ci sono anche persone di sinistra che mi accusano di essere un colonizzatore perché penso di emigrare all’estero, in paesi a popolazione in maggioranza non bianca. O anche per aver detto di voler andare a vivere a Detroit. Ci vorrebbero interi saggi per decifrare questa questione e altre simili. Sono questioni che ora non m’interessano; m’interessa solo dimostrare come la retorica antimperialista alimenta un nazionalismo tutt’altro che anarchico.

Quando una persona si definisce “antimperialista” è bene interrogarsi sul significato di questa autodefinizione.

Ma c’è anche un altro aspetto. L’“antimperialismo”, anche il più duro, è del tutto impotente. La protesta contro la guerra non funziona, l’idea secondo cui ha un qualche effetto è propaganda di stato che serve a far confluire i liberal nel pacifismo. Pubblicare meme antimilitaristici non ferma la guerra. Basta pensare alle proteste contro la guerra in Iraq e alle vite che non hanno salvato.

A meno che non si uccida un politico o non si compiano azioni di sabotaggio di una base militare, è difficile che si riesca a salvare qualche vita umana. Se qualcuno dovesse farlo, avrebbe la mia gratitudine. Sarebbe un eroe al pari di Leon Czolgosz. Ma non credo che tra i lettori ci sia qualcuno così determinato da rischiare il carcere o la morte per una cosa del genere. Quasi nessuno.

Bene così. Non posso neanche influenzare quello che succede nella mia città, figuriamoci quello che succede dall’altra parte del globo. Se pensate di essere “antimperialisti” e ponete l’“antimperialismo” al centro del vostro attivismo… lasciate perdere. Fatica sprecata. Trovate qualche piccola causa vicino a voi. Sarà molto più utile ad aiutare gli altri.

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