Bolsonaro, il Brasile e le Pericolose Miopie Mercatiste

Di Ruairi McCallan. Originale pubblicato il 5 dicembre 2018 con il titolo Bolsonaro, Brazil & the Dangers of Free-Market Myopia. Traduzione di Enrico Sanna.

Quando Jair Bolsonaro è stato eletto presidente del Brasile, molti hanno reagito prevedibilmente: choc, orrore, e incredulità per l’ascesa al potere di uno come Bolsonaro, un uomo che elogia apertamente il passato dittatoriale brasiliano.

Meno prevedibile l’appoggio convinto da parte del Wall Street Journal. Dopo aver lodato Bolsonaro per come è riuscito a causare un “attacco d’ansia” a progressisti, sinistra e socialisti di ogni risma, il WSJ ha pubblicato altri articoli, tutti firmati “redazione editoriale”, che approvano Bolsonaro e la sua politica che “tiene alla larga i rossi”.

Ci siamo già passati

Questo genere di cose, giornali aziendalisti che appoggiano candidati con idee filo-mercato ma fortemente autoritarie e pseudo fasciste, non è nuovo. Non parlo dei vari Fox News che da anni offrono il loro appoggio ai candidati repubblicani. E sicuramente politici conservatori come Paul Ryan, Lisa Murkovski e altri difficilmente si possono definire neofascisti.

Ma Bolsonaro è quanto di più simile ad un neofascista sia emerso in America latina negli ultimi anni. L’approvazione del WSJ, così come quella di molti economisti e commentatori conservatori mercatisti ricorda in modo raccapricciante l’approvazione tacita, se non l’elogio, di figure autoritarie come Augusto Pinochet, sia alla fine degli anni settanta che nei primi duemila.

Particolarmente nota in ambienti economici e politici è l’approvazione di Pinochet da parte di Friedrich Hayek. Se Milton Friedman è spesso citato e criticato da molti libertari e anarchici per il suo apprezzamento del “miracolo economico” del Cile di Pinochet, fu Hayek ad approvare quel genere di “dittatura transitoria”. Un regime in cui le libertà civili e il diritto democratico all’autogestione erano sospesi nell’attesa che la dittatura producesse un’economia di mercato e una società più libera. Libertari e liberal, come Murray Rothbard e il Cato Institute, condannarono senza appelli gli orrori del Cile di Pinochet, e videro nella “dittatura transitoria” di Hayek un’idea ingenua che poteva sfociare in un incubo distopico.

Tutta una Farsa?

Che Bolsonaro accetti davvero i principi del libero mercato è tutto da vedere. Finora pare più che contento di seguire le orme del mercato non tanto libero di Pinochet e altri dittatori presumibilmente di “libero mercato”. Alla sua politica economica sembra mancare qualunque sostanziale riferimento al libero mercato, cosa che non dovrebbe sorprendere più di tanto, visto che per quasi trent’anni ha appoggiato le politiche interventiste del Partito dei Lavoratori nel parlamento brasiliano.

Una fra tutte: il suo progetto di privatizzazione di certe industrie è già stato sospeso dai militari posizionati nel suo governo, un fatto preoccupante in tutti i sensi visto il passato latinoamericano e la tendenza dei generali non solo a dettare la politica economica ma a reprimere violentemente il dissenso. La politica commerciale di Bolsonaro è quindi fortemente protezionistica, e allo stesso tempo dettata da clientele militari. Il presidente neoeletto, come Trump, minaccia gli investimenti, come quelli cinesi, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale. Questo significa forti interferenze da parte dello stato e appoggio agli Stati Uniti con politiche di cooperazione e deregulation.

Lungi dal liberalizzare o democratizzare la debole economia brasiliana, sostenendo progetti come le cooperative di lavoratori, Bolsonaro sembra intenzionato a tenere dalla sua i militari servendosi proprio di quel clientelismo e di quella politica corrotta contro cui è stato eletto.

Quando si Chiudono Troppi Occhi

Ma il fatto rimane: economisti come Hayek e politici come Reagan erano ben disposti a chiudere un occhio davanti alle violenze cilene in cambio di un apparente “libero mercato” e della repressione di comunisti e personaggi di sinistra in genere.

Persone provenienti dagli stessi ambienti continuano la tradizione con Bolsonaro, per quanto la sua politica economica manchi di sostanza filo-mercato. Il fatto che il WSJ e altre entità sedicenti di libero mercato accettino Bolsonaro dovrebbe preoccupare.

Tanto per dire:

• Ha detto che preferirebbe un figlio morto piuttosto che gay.

• Ha definito una parlamentare “troppo brutta per essere stuprata”.

• Vorrebbe togliere i finanziamenti alla stampa che lo critica.

• Vuole dare alla polizia (parole sue) “carta bianca” per sparare e uccidere qualunque sospetto, innocente o no.

• Ha criticato le dittature brasiliane del ventesimo secolo per non essere andate abbastanza a fondo con gli assassinii extragiudiziali.

Che il WSJ e altri possano semplicemente scrollare le spalle davanti a queste cose e elogiare Bolsonaro per aver, come dicono molti conservatori dell’alterdestra, “pestato” e “fatto incazzare” i liberal, è non solo segno di immaturità ma anche fortemente preoccupante. Come nota Emmi Bevensee, in Brasile c’è stata una recrudescenza delle aggressioni contro la comunità LGBTQ+, prima e dopo le elezioni, spronata dalle indecenti dichiarazioni di Bolsonaro. Alcuni aggressori urlavano il nome di Bolsonaro.

Dichiarazioni così sono da condannare, non da nascondere sotto il tappeto perché l’imbecille di turno dice di voler liberalizzare l’economia. Lo capì anche la Thatcher, ad un certo punto.

Conclusione

C’è però la vaga speranza che, nonostante le sue dichiarazioni, Bolsonaro non riesca davvero a fare tutto ciò ha detto di voler fare. Il mondo politico brasiliano è famoso per la burocrazia, le lotte intestine, i numerosi intrecci tra partiti, i trasversalismi e gli accordi sotto banco che aiutano partiti di governo e presidenti a mandare avanti il loro programma. Che Bolsonaro abbia alleati in parlamento è vero, ma che ne abbia abbastanza per fare ciò che vuole è tutto un altro paio di maniche.

Ma ci sono due cose importanti da rimarcare: cosa significa abbracciare il libero mercato? E cosa siamo disposti ad accettare nel loro nome? Come dice Steve Horwitz su Bleeding Heart Libertarians, chi abbraccia il libero mercato deve evitare di abbracciare anche quelle politiche violente che casualmente approvano gli ideali del libero mercato. Il più delle volte si tratta dei vecchi statalisti puri e semplici che indossano la veste del libero mercato come spregiudicato atto propagandistico.

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