Non Chiamatela “Libertà di Scelta Scolastica”

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society l’otto maggio 2017 con il titolo If You Call It “School Choice,” You’ll Go to Hell. Traduzione di Enrico Sanna.]

Ci sono tra i libertari di destra delle sirene che inneggiano alle scuole private sovvenzionate usando l’eufemismo “libertà di scelta scolastica”, che è più o meno come chiamare “sharing economy” le piattaforme proprietarie protette come Uber. Il movimento a sostegno di queste scuole ha successo, quasi sempre, in luoghi dove la libertà di scelta è già stata abolita dallo stato. La mafia delle scuole sovvenzionate odia la libertà di scelta. Laddove prende corpo, il fenomeno si impone con un processo simile al colpo di stato del Partito Nazionale che istituì l’apartheid in Sud Africa.

Le scuole sovvenzionate sono solo un altro esempio di quel genere di “privatizzazione” patrocinato dalla destra libertaria, per cui i privati che hanno appoggi politici si appropriano di beni pubblici pagati dai contribuenti o dagli utenti. Queste appropriazioni, e la lotta di chi le contrasta, sono descritte nella storia della repubblica romana da Livio, che parla di terre pubbliche chiuse ad uso esclusivo dell’oligarchia terriera dei patrizi.

Questo genere di “privatizzazione” di beni e di servizi pagati dai contribuenti, basato sulla vendita o l’appalto a ditte esterne, ha luogo soprattutto in luoghi caratterizzati da quello che Naomi Klein chiama “Capitalismo dei Disastri”, luoghi in cui circostanze eccezionali hanno dato allo stato capitalista il potere incontrastato di trasferire beni pubblici ad aziende clientelari del settore. Da qui le “privatizzazioni” massicce (o saccheggio) in Cile dopo il golpe di Pinochet, in Russia dopo la presa del potere di Yeltsin e l’abrogazione forzata della Duma, in Iraq sotto l’“Autorità Provvisoria della Coalizione” con il governo fantoccio instaurato dagli Stati Uniti, e in quelle municipalità del Michigan poste sotto l’autorità dittatoriale di “Commissari dell’Emergenza” nominati dallo stato.

Negli Stati Uniti, abbiamo visto qualcosa di simile ma su larga scala in luoghi come New Orleans dopo l’uragano Katrina, quando il governo assunse poteri d’emergenza mentre gran parte della popolazione nera era lontana. Lo vediamo in luoghi come Detroit con i suddetti commissari dell’emergenza, o a Chicago con l’amministrazione autoritaria e corrotta di Rahm Emanuel. E lo vediamo nel mio stato, l’Arkansas, dove lo stato ha preso il controllo del distretto scolastico largamente nero di Little Rock e, approfittando della temporanea assenza di controlli, ha spinto per la concessione delle scuole in collusione con la Fondazione della Famiglia Walton.

Dopo il danno le beffe. La mafia delle concessioni, dopo aver liquidato il controllo locale sul distretto scolastico, sta cercando di intimidire la popolazione di Little Rock perché approvi un aumento di un tot per mille che va al distretto scolastico, che non è più controllato dalla comunità, così che i manager aziendali, fan delle concessioni e moderni latifondisti, possano realizzare i loro progetti. Il voto su questo aumento delle tasse da 600 milioni di dollari è previsto per il nove maggio. (“Stockholm syndrome, a tax dodge and empty promise in Little Rock school tax election,” Arkansas Times: Arkansas Blog, 11 aprile).

I sostenitori dell’aumento delle tasse usano la questione del controllo locale per ricattare gli elettori e costringerli a votare sì. Bobby Roberts, primo portavoce del sì, ha ammonito: “Se i cittadini di Little Rock non l’approvano, e se io fossi il commissario [all’istruzione dell’Arkansas] Johnny Key o il governatore direi: ‘Non ho alcuna premura di rimettere il distretto scolastico nelle mani di un consiglio eletto perché il fatto non gode del supporto della comunità’.” Suona familiare? “Io ho cambiato i termini. Per favore non cambiateli ulteriormente.” Questa mafia usa molto il bastone e lesina sulle carote. Lo stato ha risposto con un silenzio di pietra alle richieste di rassicurare gli elettori fissando una data certa per la restituzione al controllo locale della scuola.

Ma è una sfrontatezza che incontra resistenze. La senatrice Joyce Elliot e l’ex membro del consiglio scolastico Jim Ross hanno annunciato la loro opposizione all’aumento delle tasse. E tra la popolazione locale circolano molti sospetti sul commissario all’istruzione Johnny Key, l’unico ad avere poteri su tutto il distretto, e il suo programma a favore delle scuole in concessione. Grossi sospetti circolano anche sull’ipotesi che “la campagna della camera di commercio contro il controllo locale sia dovuta al fatto che il consiglio scolastico è in maggioranza nero” (“Governor kills bid for local control of Little Rock Schools,” Arkansas Times: Arkansas Blog, 5 aprile).

Lo stesso Key non ha fatto nulla per calmare le preoccupazioni degli elettori. Oltre ad essersi rifiutato, assieme al governatore, di offrire qualche speranza per un ritorno al controllo pubblico, Key si è rifiutato fermamente di partecipare ad incontri pubblici con residenti e genitori. Ha evitato in tutti i modi il confronto pubblico. (“School activist says no to LR tax; backers hope for low black voter turnout,” Arkansas Times: Arkansas Blog, 9 aprile).

Da citare infine l’establishment bianco del mondo degli affari che, dopo aver promosso la statalizzazione, ora sostiene anche la concessione. Ed è a favore dell’aumento delle tasse. Pensa di vincere fissando la data del referendum ad una data diversa dalle elezioni generali così da limitare l’affluenza degli elettori neri.

L’aumento delle tasse, secondo gli intenti del referendum, servirà per spese generiche in conto capitale e miglioramenti tecnologici, senza specifiche particolari che vincolino il distretto, con eventuali avanzi a disposizione per “altri obiettivi scolastici”.

Alcuni residenti locali temono che il “miglioramento dei fondi” possa andare sproporzionatamente all’assistenza delle scuole private in concessione, affamando le tradizionali scuole pubbliche quanto ad aggiornamento di strutture e forniture. Perfettamente comprensibile dati i rapporti rilassati, se non incestuosi, tra lo stato e i governi locali da una parte e chi spinge per le scuole in concessione dall’altra.

Le scuole private, ad esempio, hanno il diritto di prelazione su ogni edificio scolastico messo in vendita dal distretto scolastico pubblico. E presso la camera statale, un disegno di legge recentemente passato in commissione obbliga i distretti scolastici ad inventariare tutte le strutture sottoutilizzate così che le scuole private possano fare shopping a loro interesse, e per due anni vincola la vendita unicamente alle scuole private (“Bill Would Prevent School Districts From Selling Unused Buildings to Anyone Other Than Charter Operators For Two Years,” Arkansas Times: Arkansas Blog, March 7). Si tratta dello stesso genere di asta ristretta usata per la concessione di terre federali. Solo ad una manciata (o meno) di ditte di un settore particolare (legname, petrolio, miniere, eccetera) è permesso partecipare, così che il prezzo finale rimane basso. Un’asta truccata, in altre parole. Questo è il genere di “privatizzazione” preferito dalla destra libertaria e, ancora una volta, equivale al saccheggio dei beni comuni.

Questo spreco di soldi pubblici per sovvenzionare le scuole private pare diffuso. La California, ad esempio, ha speso 240 milioni dei contribuenti e con altri 425 milioni ha sovvenzionato l’apertura di 450 nuove scuole private in aree in cui c’era già un’eccedenza di classi (“Spending Blind: The Failure of Policy Planning in California’s Charter School Facility Funding” In the Public Interest, 2017).

Tornando alla repubblica delle banane dell’Arkansas, se qualcuno deve avere diritto di “prelazione” sui beni della comunità, è la comunità stessa. Non il governo locale, ma la comunità vera e propria, che tanto per cominciare ha finanziato la costruzione delle strutture. Scuole e uffici inutilizzati potrebbero essere riadattati a spazi sociali per laboratori e spazi creativi, università libere, condivisione di strumenti, mercati per le produzioni locali, ostelli economici e simili. I terreni inutilizzati, come tutte le terre municipali, dovrebbero essere gestiti dalla comunità, così da fornire un bene comune perpetuo, a basso costo e inalienabile di terreni edificabili, che faccia da guscio di un sistema di beni comuni basato sulla proprietà locale dei terreni.

Questo modello si basa sulla mutualizzazione delle proprietà municipali e la cessione degli edifici sottoutilizzati per usi comunitari sotto il governo della stessa comunità. È un modello promosso in molte città spagnole, principalmente Madrid e Barcellona. Qui le strutture sono state prese in gestione da gruppi di cittadini locali organizzati da ex attivisti del movimento M15. A differenza delle chiudende corporative, o capitalismo clientelare, promosse in America dai sostenitori di un “finto mercato”, questo modo d’agire è veramente libertario. Ed è per questo che non avrà mai l’appoggio dei fan delle “concessioni” come i Koch, la fondazione della famiglia Walton o la rivista Reason.

Tutto qua. È così che si confeziona la salsiccia della “libertà di scelta scolastica”. Dietro ci sono i lobbisti corporativi con le loro amate fondazioni “no-profit” che lavorano per imporre i loro programmi servendosi dello stato con l’aiuto di infiltrati, e per riempirsi le tasche di soldi pubblici. Hanno successo soprattutto dove i governi locali sono stati commissariati con veri e propri dittatori a nomina che condividono le loro vedute. E anche se parlano di “trasferimento di poteri” e “libertà di scelta”, fanno tutto il possibile per tenere le persone fuori dal processo decisionale e per minimizzarne il controllo. Tanto per prendere un’espressione di Gesù, fanno il male e odiano la luce. Vorrei conoscere quel genio pubblicitario che ha inventato l’espressione “libertà di scelta scolastica” per indicare questo racket. Forse è lo stesso che ha inventato l’espressione “sharing economy” per piattaforme corporative come Uber. Vuol dire che condivideranno la stessa nicchia all’inferno.

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