Center for a Stateless Society
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Perché gli “Adulti nella Stanza” Sono Così Odiosi?

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 14 settembre 2016 con il titolo Why Are the “Adults in the Room” So Awful? Traduzione di Enrico Sanna.]

È normale sentire centristi che, opponendosi agli “estremisti di destra e sinistra”, si definiscono “adulti razionali” in grado di fare un compromesso e concludere qualcosa. La metafora dell’“adulto razionale” è spesso associata alla “Teoria del Ferro di Cavallo”, secondo cui buon senso e ragionevolezza appartengono al centro politico e ogni deviazione significa “estremismo” tanto più accentuato quanto più ci si allontana dal centro.

Perciò Michael Arnovitz (“Thinking About Hillary — A Plea for Reason,” The Policy, 12 giugno) sostiene che, essendo sinistra e destra critiche verso la Clinton per ragioni opposte e reciprocamente incoerenti, entrambe sono nel torto; e presumibilmente questo significa che, eliminando le differenze, entrambe le parti si ritrovano nel grembo di mamma orsa, esattamente al centro, nel “giusto”.

Il problema è che il centrismo come tale non ha contenuto. Non significa nulla in un sistema bipartitico, se non in relazione al territorio conteso tra i due principali partiti in un dato momento. La realtà, però, è che le posizioni dei due partiti non si integrano né si escludono a vicenda. E la stragrande maggioranza dei temi su cui concordano (presupposto strutturale fondamentale del capitalismo clientelare e dell’egemonia mondiale americana) non vengono mai alla luce perché neanche sono messi in discussione.

Le “due parti” riflettono l’ampiezza del disaccordo accettabile all’interno di una classe di governo che condivide gran parte degli interessi e delle ipotesi. A dire il vero, basta parlare di classe di governo, o dire che la struttura di base del nostro sistema riflette gli interessi di questa classe di governo, perché Chris Matthews (giornalista televisivo, es) precipiti nella disperazione come davanti ad un branco di fissati.

Questo significa che sia “centrismo” che “estremismo” sono definiti in termini di status quo. Un centrista è uno che accetta implicitamente la normalità e la legittimità del sistema esistente e della sua struttura di potere. Qualunque critica radicale e strutturale che indaghi sul ruolo degli interessi di classe o di razza, sul sesso privilegiato o sull’esercizio di un potere irresponsabile nella creazione di tale legittimità, è “estremismo”.

È considerato “moderato” tutto ciò che aderisce, più o meno profondamente, ad un sistema considerato normale, naturale e inevitabile nella sua natura fondamentale, mentre è più o meno “estremista” tutto ciò che si allontana da ciò.

Qualunque “riforma” che si limiti a modifiche superficiali di una struttura di potere senza cambiarne le fondamenta, e che possa essere messa in pratica dalla stessa classe di persone che gestisce il sistema presente, è considerata “moderata”. Qualunque proposta che implichi il cambiamento della struttura di potere dalle fondamenta, togliendo potere all’attuale classe di governo, è detta “radicale”.

Chi analizza radicalmente la struttura dell’attuale stato delle cose non pensa che “è così e basta”, o che “è quello che la maggioranza vuole”. Vede l’esercizio del potere per quello che è: qualcosa che va a profitto di qualcuno a spese di altri. Per questo è etichettato “estremista” dai “centristi” che hanno il potere.

Alcuni dei centristi più convinti, come l’untuoso Chris Mattews, liquidano queste critiche strutturali di fondo come “complottismi”. Nel 2010, durante un suo programma, un ospite contrario sia ai nuovi scanner aeroportuali che all’alternativa della perquisizione personale disse che gli scanner erano inefficaci e che molti funzionari di alto livello della Homeland Security possedevano azioni delle società che producevano le macchine. Matthews quasi rischiò l’infarto nel denunciare questo “complottismo”, e ciò nonostante i suoi spot su MSNBC che citavano Eisenhower e il Complesso Militare-Industriale.

Alla fine ci ritroviamo con un’élite di governanti che si limitano ad una gamma di alternative che vanno da M a N, governanti succubi di quello che C. Wright Mills chiamava “Realismo Strambo”. Come dice Buckminster Fuller, loro cercano di risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha creati. Ivan Illich descrive l’approccio di queste persone come il “tentativo di risolvere una crisi ricorrendo all’escalation.”

In quest’ultimo caso, un buon esempio è la pianificazione urbana, che cerca di risolvere il problema del traffico causato dalla monocultura dell’automobile costruendo nuove autostrade e raccordi… che non fanno altro che creare altro traffico da e verso i nuovi sobborghi e i shopping center che spuntano ogni due metri sulle nuove autostrade finanziate dallo stato. Oppure la sicurezza nazionale, che affronta il terrorismo (ovvero la reazione a precedenti interventi dell’impero) con nuovi interventi, che generano ancora più terrorismo.

Oltre a considerarsi gli unici “adulti nella stanza”, quelli che sanno cosa fare e non si tirano indietro, i centristi si vantano di essere gli unici “veramente” umani e idealisti. Citando Michael Lofgren:

Il lato positivo del realismo strambo è che la solita prudenza che consiglia di evitare le guerre può essere definita tanto come un sentimentalismo sciatto e irrealistico quanto come il menefreghismo di una superpotenza in un mondo pericoloso. Nella sua forma raffinata, il realismo strambo si camuffa da idealismo: le invasioni militari che mirano davvero alle missioni umanitarie, diffondono la democrazia o tutelano la pace. In questi casi, il realista strambo può arrivare a toni moralistici: Esistono persone assennate che vogliono che Saddam Hussein resti presidente dell’Iraq? O Bashar el Assad della Siria? O l’Hitler del giorno?

Il centrismo è totalmente incapace di autocritica perché non si riconosce come parte di un’ideologia legittimante. Ogni sistema di potere ha in sé un apparato riproduttivo culturale che tende a creare quel genere di “risorse umane” che accettano come normale e scontata la struttura di potere in cui vivono.

Essendo parte di un’ideologia legittimante, la teoria centrista del ferro di cavallo è responsabile, come nota l’amico @NerbieDansers su Twitter, “dell’occultamento costante della violenza di cui il centro, moderato e razionale, è responsabile”, violenza inversamente proporzionale “alla distanza che la separa da un mitico e pacifico centro”. Non è solo che il sistema rappresentato dal centro è “responsabile” della violenza; è che la creazione e il mantenimento del sistema di potere che i centristi considerano normale richiede un uso massiccio della violenza.

L’attuale sistema non è un fatto naturale o inevitabile che “semplicemente accade”, o qualcosa che si fa perché è la cosa più sensata da fare. Ha un’origine e una storia sua; e (chiedendo scusa a Marx) è una storia scritta a lettere di sangue e fuoco. Così ho scritto altrove:

Badate che lo stato corporativo non è un fenomeno spontaneo o naturale. È il prodotto del potere politico imposto consciamente e massicciamente negli ultimi 150 anni.

A partire dalla Gilded Age, lo stato è intervenuto pesantemente nel mercato per creare una società dominata da organizzazioni gigantesche e centralizzate, come le agenzie governative e le società per azioni, per poi proseguire con l’istruzione pubblica centralizzata, le grandi università e le fondazioni no-profit. Quando questa economia industriale centralizzata, creata e sostenuta dallo stato, andò in crisi per eccesso di capacità produttiva e calo dei consumi, lo stato si diede da fare per tenerla in piedi. Tra le altre cose, lo stato alimentò un’economia nazionale incentrata sulla spesa pubblica per assorbire i capitali in eccesso tramite enormi progetti di spesa pubblica, come il sistema autostradale, il complesso militare-industriale che assorbiva grosse fette della produzione industriale in eccesso, e una politica estera mirante a combinare i mercati e le risorse planetarie per poi usarle come discarica per i capitali e le produzioni in eccesso.

Quando lo stato impose questo sistema, ci fu una grossa resistenza da parte della popolazione in generale, che non accettava la situazione. Dal 1870 circa alla prima guerra mondiale, gran parte della popolazione rifiutò come normale una situazione che prevedeva un loro lavoro salariato dipendente da grosse strutture gerarchiche autoritarie. Movimenti come quello populista degli agricoltori e i Knights of Labor erano poco meno che insurrezioni, mentre misure come la repressione dopo i fatti di Haymarket e la soppressione dello sciopero alla Pullman voluta da Cleveland furono una vera e propria controrivoluzione.

Soffocata l’insurrezione, i colletti bianchi che controllavano le strutture gerarchiche statali e corporative adottarono un sistema educativo che mirava a produrre persone che accettassero come normale la nuova struttura di potere. Il movimento ufficiale per l’istruzione pubblica, i sostenitori del “100% americanismo”, e altro simile, puntavano a creare “risorse umane adulterate” che accettassero autorità e gerarchia come la norma, “adeguandosi” agli ordini degli uomini di apparato seduti ad una scrivania: che fosse un’aula scolastica, una fabbrica o un ufficio governativo.

Ma non c’è bisogno di guardare alla storia per capire quanta violenza è contenuta nel sistema che questi “centristi raziocinanti” danno per scontato. Il sistema necessita di molta violenza per preservarsi. Basta prendere una copia di KILLING HOPE, di William Blum, e vedere la serie di invasioni, governi rovesciati, sostegni a golpe militari e squadroni della morte operata dagli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale. Anche il consenso bipartisan sulla politica estera prevalente negli ultimi decenni è stato definito in termini di legittimità dell’interventismo. E anche i cosiddetti “liberal” condividono l’idea secondo cui, come dice Chomski, “l’America è il padrone del mondo”.

I “centristi raziocinanti”, dal canto loro, sono soliti appoggiare spudoratamente questo consenso e gli interventi sanguinari che ne seguono. I notiziari sono pieni di esempi di quale pattume umano siano in realtà questi “adulti nella stanza”.

Su Business Insider, Josh Barro (“Donald Trump  and the GOP’s crisis,” 3 maggio) contrappone Trump a “adulti nella stanza” come Jeb Bush. Secondo Barro, i primi tre tradimenti di Trump delle presunte ortodossie della classe benefattrice sono: “l’opposizione al libero commercio, la promessa di proteggere dai tagli i diritti acquisiti, [e] la messa in dubbio delle alleanze militari americane.” La quarta, ovvero l’opposizione alla crescente accettazione dei transgender, è comune a gran parte dei repubblicani. In pratica, la differenza principale tra gli “adulti nella stanza” repubblicani e Trump consiste nel suo rifiuto dell’ortodossia neoliberale riguardo l’egemonia americana sulla politica mondiale e l’ordine corporativo che tale egemonia impone, non le sue odiose idee in campo sociale.

Neera Tanden (capo del Center for American Progress e alleato di Hillary Clinton, che lo ha nominato al Comitato per la Piattaforma del Partito Democratico) dichiarò nel 2013 su Twitter a proposito della Siria che “non voglio essere il poliziotto mondiale, ma un mondo senza poliziotti è un pericolo. Credo che gli Stati Uniti siano l’ultimo adulto nella stanza rimasto.”

La stessa Clinton, ideale perfetto di adulto nella stanza per gran parte dei centristi, si rifà a personaggi come Rahm Emanuel, che da capo del Comitato per la Campagna Nazionale Democratica del 2006 negò i fondi elettorali a quei candidati che si opponevano alla guerra d’Iraq, e come sindaco di Chicago ha offerto copertura politica ad un centro di detenzione illegale della polizia e ha promosso le scuole charter (private ma con fondi pubblici, es) come nessun’altra città eccetto New Orleans. Fu lei a votare l’autorizzazione alla guerra di Bush contro l’Iraq, a rigurgitare le sue bugie a proposito delle “armi di distruzione di massa” al fine di preparare la propria carriera politica. Coerentemente, come segretario di stato di Obama, fu la sostenitrice più convinta dell’intervento militare come strumento politico; fu la voce più influente, dietro la riluttanza di Obama, favorevole all’intervento in Libia, e ancora oggi si rammarica di non averlo persuaso ad intervenire massicciamente in Siria. E recentemente, non solo ha difeso Netanyahu dall’accusa di aver commesso crimini contro l’umanità a Gaza, ma ha promesso di portare le relazioni dell’America con Netanyahu (non semplicemente con Israele, ma con Netanyahu) ad “un livello più alto”.

E più di recente ha dedicato un intero comizio (dopo aver elogiato chi la ospitava, l’associazione dei reduci, nata come struttura paramilitare di destra che combatteva i sindacalisti di sinistra nelle strade) all’autocelebrazione untuosa dicendo che “gli Stati Uniti si oppongono ai dittatori” e promettendo che avrebbe continuato a sostenere la più grande armata mondiale per fronteggiare tutte le “minacce” del mondo esterno. Questo nonostante il suo appoggio fattivo ad un colpo di stato della destra militare in Honduras, e nonostante sia orgogliosa dell’approvazione ricevuta dal suo compagno di vacanze Henry Kissinger, a sua volta parte attiva nel rovesciamento di Allende da parte di Pinochet, e responsabile dell’ondata di dittature militari in tutto il Sud America, oltre che dell’invasione e del genocidio operato a Timor Est.

Quanto alle “minacce”, Tanden e la Clinton condividono le stesse ipotesi operative di Henry Kissinger e del resto dell’establishment bipartisan della National Security; un insieme di ipotesi riassunte più su da Chomski: “l’America è il padrone del mondo”. Dunque spetta all’America stabilire unilateralmente di quante forze armate necessita un paese per le proprie “legittime necessità difensive”, mentre le proprie necessità “difensive” sono definite in termini di capacità di attaccare ovunque, invadendo e sconfiggendo qualunque paese. Sarebbe compito dell’America dire cosa è o non è “aggressione” in qualunque parte del mondo, definire “minaccia” la capacità di difendersi da un attacco americano, e definire “difesa” l’accerchiamento con basi militari offensive di un paese dall’altra parte del mondo.

Gli Stati Uniti sono la potenza egemonica che sostiene un ordine politico, economico e militare globale così come stabilito alla fine della seconda guerra mondiale, ordine che serve ad incorporare i mercati e le risorse naturali del Sud del Mondo con i bisogni del capitale corporativo occidentale; e, nelle parole dell’élite della National Security, chiunque osi sfidare quest’ordine uscendone è una “minaccia”.

In nome del sostegno a questo ordine globale contro le “minacce”, dalla seconda guerra mondiale in poi gli Stati Uniti hanno invaso più paesi e/o rovesciato più governi di ogni altro impero nel corso della storia, appoggiando colpi di stato e squadre della morte con un bilancio di milioni di morti.

Questo è ciò che hanno fatto i vostri “adulti nella stanza”. Hanno eretto un sistema di potere, prima in patria e poi nel mondo, con l’intento principale di estrarre pluslavoro da noi e alimentare i redditieri da loro rappresentati. Nell’imporre questo sistema di potere hanno causato milioni di morti, e non hanno problemi di coscienza a causarne altre. Gli “adulti nella stanza” sono mostri. È ora di togliere loro questo giocattolo, lo stato americano, che loro hanno usato per portare distruzione e caos nel mondo. E che nessuno se ne serva più.

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