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Resistenza Dietro le Sbarre
The following article is translated into Italian from the English original, written by Nathan Goodman.

Resistance Behind Bars: The Struggles of Incarcerated Women di Victoria Law

Quando si parla di prigioni solitamente si pensa a detenuti uomini. Comprensibile, perché i detenuti sono in gran parte uomini. Secondo Victoria Law, però, la popolazione carceraria femminile cresce a ritmi allarmanti. Tra il 1990 e il 2000 le detenute sono aumentate del 108%, mentre “I detenuti sono cresciuti del 77%”. Il libro di Victoria Law, Resistance Behind Bars: The Struggles of Incarcerated Women è un’importante introduzione all’esperienza femminile nelle carceri americane. Il libro documenta la lunga serie di violenze inflitte sia alle donne in carcere che alle loro famiglie. Ma invece di limitarsi a dare informazioni scomode riguardo un problema sociale, Victoria Law parla anche di detenute che in prigione formano comunità e oppongono resistenza agli abusi.

Tra gli abusi più atroci documentati nel libro ci sono le violenze sessuali. Victoria Law racconta la storia di detenute che hanno subito violenza sessuale. E, cosa molto importante, mette a nudo la grottesca incapacità delle istituzioni di rispondere a questi abusi. Cita secondini prevenuti che per preconcetto non credono alle detenute che denunciano abusi sessuali. E parla anche di casi in cui i secondini si sono vendicati contro chi denuncia le violenze commesse dai secondini stessi.

Victoria Law evidenzia anche le conseguenze dannose patite dai figli delle detenute. Parla di donne separate dalla loro famiglia, che possono rivedere solo per qualche istante sotto stretta sorveglianza. Nel libro il lettore apprende di donne che partoriscono ammanettate e di altre umiliazioni. I sostenitori della famiglia come valore dovrebbero capire le conseguenze disastrose del carcere come istituzione di massa, soprattutto quando riguarda le madri.

La seconda edizione di Resistance Behind Bars offre un’aggiunta sostanziale rispetto alla prima: un’intera sezione dedicata ai detenuti transgender, intersessuali e di genere variante. Nessun esame del ruolo del sesso nel carcere di massa può essere completo se si limita a considerare l’esperienza di uomini e donne tradizionalmente intesi. Le donne transgender sono spesso tenute in carceri maschili, dove sono esposte al rischio di essere stuprate e di subire altre violenze. La Law racconta di casi in cui i secondini hanno fomentato consciamente questi rischi, mettendo donne transessuali nella stessa cella di uomini sessualmente aggressivi. Parla poi di come uomini transgender, lesbiche con ruolo maschile e donne di genere variante vengano tenuti segregati, lontano dal resto e sistematicamente stigmatizzati dai secondini. Chi non rientra esattamente nella dicotomia maschio-femmina rappresenta un caso difficile per istituzioni come le carceri, e l’illustrazione delle violenze e delle oppressioni a cui i transgender sono soggetti è di importanza illuminante.

Caratteristica importante del libro è lo scetticismo dell’autrice riguardo le riforme carcerarie proposte nel nome dei diritti dei detenuti. Traendo esempi dalla storia passata e contemporanea, mostra quanto siano controproduttive le riforme legislative calate dall’alto. Cita ad esempio la nascita delle carceri femminili, avvenuta alla fine dell’Ottocento per rimediare agli abusi subiti dalle donne incarcerate con gli uomini. Questa riforma apparentemente umanitaria, però, spianò la strada allo stato, che aumentò la popolazione carceraria femminile. Nei dieci anni seguenti l’apertura del primo carcere femminile in Illinois, nel 1859, “il numero di donne condannate al carcere triplicò”. La Law parla anche della legge per l’eliminazione dello stupro nelle carceri, usata nelle carceri femminili per separare forzatamente coppie non eterosessuali consensuali. Questi esempi di come riforme legislative ben intenzionate possano ritorcersi contro gli stessi detenuti che si presume di aiutare dovrebbero ammonire gli aspiranti riformatori.

Libertari e anarchici di mercato non dovrebbero sorprendersi se queste riforme calate dall’alto solitamente colpiscono i presunti beneficiari. La legge delle conseguenze impreviste è un principio dell’economia da cui noi libertari mettiamo in guardia quando ci opponiamo alle proposte legislative e normative provenienti da tutto l’arco politico. Quando le leggi riguardano le funzioni più violente e repressive dello stato, le conseguenze impreviste possono essere disastrose. Molti di quei libertari che studiano questa legge, però, lo fanno da economisti di mercato, non attirano quegli attivisti di sinistra interessati alle riforme carcerarie. Questo libro, scritto da una femminista intersezionale che basa le sue analisi sull’esperienza vissuta degli stessi detenuti, rende le conseguenze impreviste un fatto personale e moralmente importante agli occhi dei lettori di sinistra. La sua critica delle riforme appare dunque non un’eccentrica analisi economica o un’espressione di stolido purismo ideologico, ma una preoccupazione umana per quelle donne che più di tutti pagano gli effetti di politiche benintenzionate.

Considerato questo pessimismo sulle riforme, ci si aspetterebbe un libro che mandi in frantumi le speranze dei lettori. L’autrice, invece, evidenzia i benefici delle comunità formate da detenute. Nonostante le terribili violazioni dei diritti umani e il fallimento delle riforme dall’alto, leggendo queste storie ho visto la speranza. Un grande risultato per l’autrice. Il libro non mi ha disarmato. Al contrario, mi ha fatto sperare nella possibilità di un cambiamento dal basso. Sono citati molti esempi di aiuto reciproco, resistenza politica di base, e varie forme di cooperazione sociale tra detenute che aiutano a rendere la vita in prigione più sopportabile. La Law spiega anche come aiutare concretamente le detenute, ad esempio scrivendo loro. Il libro evidenzia le possibilità di cambiamento sociale dal basso mettendo allo stesso tempo in guardia contro i pericoli delle riforme dall’alto.

Resistance Behind Bars è un’illustrazione chiarissima dei principi dell’anarchismo. Punta il dito contro la violenza dello stato, dimostra come questa violenza colpisca le famiglie, mini la comunità, danneggi la salute ed esasperi povertà e disuguaglianza. Dimostra anche come i tentativi di riforma dall’alto, compresi quelli che mirano ad aiutare le vittime della violenza di stato, tendano a peggiorare le cose. Allo stesso tempo, però, il libro illustra le grandi potenzialità della cooperazione sociale organizzata dal basso, e spiega come le vittime della violenza di stato possano unirsi per sostenersi a vicenda. Raccomando vivamente questo libro a chiunque si interessi di giustizia criminale, diritti umani, carceri, femminismo o anarchismo.

Traduzione di Enrico Sanna.

Markets Not Capitalism
Organization Theory
Conscience of an Anarchist