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Contro lo Stato, a Favore delle Terre Indigene
The following article is translated into Italian from the English original, written by Valdenor Júnior.

Che direste se la vostra proprietà sulla vostra casa fosse riconosciuta solo se approvata dal Congresso? Vi sentireste più sicuri o meno? Questa è la realtà che vivono milioni di brasiliani che vivono nelle favelas, le cui proprietà sono soggette a questo genere di scherzo politico. Uno scherzo che, secondo l’opinione di alcuni parlamentari, dovrebbe essere esteso alle popolazioni indigene del Brasile.

La proposta di emendamento costituzionale numero 215 intende cambiare il modo in cui si decidono i confini dei territori appartenenti agli indigeni, assoggettando la decisione all’approvazione politica. La legge avrebbe dovuto essere votata il sedici dicembre, ma il voto è stato cancellato a causa delle proteste degli indiani. Attualmente, l’articolo 231 della costituzione brasiliana stabilisce che “le organizzazioni sociali indiane, gli usi, gli idiomi, il credo, le tradizioni e i diritti originali sulle terre da loro occupate sono riconosciuti, ed è competenza del governo federale la demarcazione, la protezione e il rispetto di dette proprietà.” Il primo paragrafo dell’articolo definisce i territori in questione:

[Q]uelli abitati in permanenza dalle popolazioni indiane, quelli utilizzati da loro per le loro attività produttive, quelli che sono indispensabili per la conservazione delle risorse ambientali necessarie al loro benessere e quelli necessari alla loro riproduzione fisica e culturale, secondo i loro usi, i costumi e le tradizioni.

Dunque il governo federale avrebbe il compito di decidere i confini dei territori delle popolazioni indigene. Quando parliamo di governo federale, ovviamente, intendiamo l’esecutivo tramite organismi come il Funai (la Fondazione per la Nazione Indiana). Nel suo sito si possono trovare elencati i passi necessari alla demarcazione dei territori.

Nessuno di questi passi è essenzialmente politico. Sono usati criteri tecnici e antropologici per riconoscere un preesistente diritto al possesso permanente. Lo stesso processo usato per regolarizzare la proprietà di qualunque cittadino, nelle aree urbane o rurali, quando il possesso esiste ma non è documentato. Per quanto riguarda le popolazioni indigene, il processo è diverso per ragioni etnografiche: la proprietà è regolata da usi e costumi specifici. Ma per lo più si applicano le stesse regole in entrambi i casi.

La procedura è amministrativa e dovrebbe verificare il reale possesso della terra e la sua legittimità. Se il possesso non è legittimo, entrano in gioco i tribunali. La questione, comunque, è legale, non politica.

La proposta di emendamento numero 215, se approvata, cambierebbe lo scenario, dando al Congresso brasiliano il diritto esclusivo di approvare le demarcazioni territoriali e di ratificare quelle esistenti. Basterebbe una semplice maggioranza, soggetta ad intrighi e coalizioni ad hoc, per rallentare il processo di demarcazione delle terre, rendendo la situazione degli indiani ancora più insopportabile.

Cosa potrebbe accadere alle comunità Munduruku che vivono lungo il fiume Tapajos, dove il governo vuole costruire delle dighe e inondare l’intera regione? Non occorre aspettare per saperlo: Vedendo che il governo non riconosceva i loro diritti tradizionali, ma allo stesso tempo procedeva con efficienza impressionante a portare avanti il progetto delle dighe, i Munduruku della comunità Sawre Muybu hanno demarcato i confini dei territori da sé e ora si trovano a combattere una battaglia legale contro il governo brasiliano (potete donare per la causa su Indiegogo).

I diritti comuni alla terra sono molto fragili nell’attuale regime e, se lasciate ai politici, le cose peggioreranno ancora.

Si tratta di una violazione dei diritti delle comunità indiane, un regresso. Il cambiamento dovrebbe rafforzare i loro diritti, non indebolirli. I loro territori non dovrebbero essere proprietà del governo brasiliano. Le terre dovrebbero diventare proprietà comune degli indiani per “usucapione”, come già avviene nelle comunità Quilombola (discendenti dagli schiavi fuggitivi).

Cambiamento significa espellere lo stato dai territori indiani. L’emendamento numero 215 è stato scritto con l’intenzione di distruggere i diritti degli indigeni sui loro territori. L’intenzione è di infilare lo stato ancora di più nella vita degli indiani. Per questo dev’essere rigettato.

Traduzione di Enrico Sanna.

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