Labadie e il “Radicalismo Infantile”

Di Eric F. Originale pubblicato il 3 aprile 2023 con il titolo Laurance Labadie’s “Infantile Radicalism”. Tradotto in italiano da Enrico Sanna.

Il radicalismo infantile

Maturo è chi ha superato le pulsioni emotive infantili, conosce se stesso e il proprio ambiente tramite l’esperienza personale ed ha sviluppato la capacità di controllare la propria emotività razionalmente. Maturo è chi è uscito dal protettivo mondo onirico dell’infanzia per affrontare la realtà. Le sue reazioni davanti agli altri e davanti ai fatti della vita così come le sue idee acquisiscono senso, diventano riflessive e contemplative. Come si dice, è cresciuto, è diventato adulto.

Una crescita ritardata da un’infanzia viziata, da paure e speranze illusorie instillate o da ostacoli traumatizzanti spingono a rifugiarsi nel mondo sicuro dell’infanzia, in una condizione psicologica che gli psicologi chiamano infantilismo.

Quando vediamo che tutti aspirano istintivamente ad una società in cui ognuno pensa che sarà protetto, capiamo subito che si tratta di un desiderio utopico, con la sua voglia di “abolire” tutto ciò che non si capisce. Il desiderio di essere tutti (i tanti io) “liberi” di fare ciò che si vuole, “liberi” di soddisfare i propri “bisogni”, affonda le radici nella “società” di cui si è parte.

Ciò premesso, davanti all’idea che libertà significa anche proprietà privata, commercio, concorrenza, denaro e salari, molti socialisti e comunisti reagiscono significativamente di pancia.

Ma cosa significa? La proprietà privata garantisce all’individuo il diritto all’indipendenza. Il commercio implica reciprocità e equità (in contrasto con la benevolenza dei genitori). Concorrenza è libertà di servirci da chi ci soddisfa maggiormente. Denaro significa pagare il giusto per ciò che si ottiene. E salario significa essere pagati per ciò che si fa.

In contrasto con queste espressioni di maturità, tutti i collettivisti vorrebbero abolire la proprietà privata perché sono contro il presupposto dell’indipendenza. I comunisti odiano il commercio perché significa proporzionalità tra beneficio e impegno. E odiano il denaro, a cui preferiscono la “distribuzione gratuita”. Odiano la concorrenza perché comporta un confronto tra impegni di diverso valore. E non gli piacciono i salari perché vogliono che ognuno abbia il sostentamento in quanto essere umano, non in proporzione a ciò che produce.

Il motto dei comunisti è: da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni. Cos’è questo se non l’aspirazione a vivere sulle spalle dei capaci, che viene dal senso di incapacità infantile? Perché non si vuole che ognuno abbia in proporzione a quanto dà, che è contro l’economia della famiglia dove i genitori soddisfano tutti i bisogni del figlio incapace?

Il comunismo, la separazione totale tra capacità e impegno da un lato e corrispondenti benefici (con il benevolente paternalismo dell’autorità) dall’altro, è la relazione obbligata tra genitori e figli. La vita del figlio incapace dipende unicamente dalla benevolenza e dall’affetto. Il processo di maturazione consiste in un graduale rovesciamento di questa relazione. Una relazione economica razionale tra adulti significa reciprocità, equità, fornitura di servizio per servizio attraverso un processo selettivo che promuove la responsabilità individuale, la competenza e il valore personale.

Il bambino è incapace e irresponsabile. La crescita è semplicemente il superamento di queste incompletezze. Nasce da qui il disprezzo delle menti comuniste per la proprietà, lo scambio, la concorrenza e così via, ovvero per tutte quelle condizioni tramite le quali, o sotto le quali, agisce il calcolo che unisce proporzionalmente e naturalmente beneficio e impegno; è sostanzialmente una reazione profonda contro la responsabilità. Il soggetto non porta a termine il processo di crescita. La repressione genera complessi e nevrosi, blocca e deforma la psiche impedendole di arrivare allo stato adulto.

L’analogia tra infanzia e aspirazioni dei comunisti è evidente. La società diventa la mamma collettiva da cui gli individui traggono sostentamento attraverso la benevolenza. L’autorità dello stato è analoga a quella del padre.

È incredibile l’influenza che il bambino subisce in famiglia, a scuola e dalla chiesa. La nostra società si rivolge con solerzia alla carità e a una presunta benevolenza dello stato paternalistico per alleviare i propri mali.

E che dire dell’antipatia emotiva verso l’individualismo? Per inciso, più i nostri riformatori e rivoluzionari dicono di seguire la “scienza” e più sono evidenti le loro paure e speranze profonde. Questo arresto emotivo della maturità, questo infantilismo, dimostra la sua pericolosità quando, al culmine e a prescindere dalle aspirazioni, ricorre inevitabilmente all’autorità di una società presunta benevola (lo stato). Quali sono le basi psicologiche di questa superstizione universale che è la necessità della macchina dello stato? Perché questa corsa ad eleggere nuovi e migliori papà da cui farsi accudire? La monarchia, la democrazia, il socialismo e tutto il resto cos’altro sono se non dimostrazioni dell’usucapione universale di una “civiltà” bolsa, l’infantilismo di un gregge sfrenato?

Non varrebbe la pena prendere sul serio questo chiacchiericcio economico se non fosse che la diffusa insicurezza economica mondiale spinge le persone verso il ritorno ad un’infanzia di speranze e di sogni. Famiglia, chiesa e scuola contribuiscono a rendere il bambino docile e obbediente. Questi sono gli strumenti con cui le menti immature vengono condizionate e asservite. Sono loro che diffondono quel comunismo che spinge gli uomini a implorare il conforto di quelle mostruosità distruttive che sono dio e lo stato, che hanno le più recenti controparti nella società e nella comunità!

Il comunismo è lo stato infantile della società; la sua maturità è l’individualismo.

Nota aggiuntiva

Non è possibile in questo spazio angusto elaborare e illustrare, ed è questo che espone l’articolo a malintesi e, ovviamente, a critiche. Anche senza queste difficoltà, però, i fattori e i problemi sono talmente tanti da riempire tutto lo spazio disponibile e io credo che la redazione non sia disposta ad accettarlo. Mi limiterò pertanto ad aggiungere questa nota.

Io penso che il comunismo, autoritario o libero, distrugga intrinsecamente la responsabilità individuale. Il comunismo autoritario, del tipo russo, nega deliberatamente all’individuo quell’attività indipendente (fonte unica di responsabilità vera) che permette di cogliere i frutti delle proprie azioni, rendendolo responsabile davanti ai voleri, arbitrari e fallibili, della burocrazia.

Il comunismo cosiddetto libero divorzia impegno e beneficio a livello dell’individuo, teme che la responsabilità si disperda indebolendosi nel suo complesso. Il concetto di responsabilità assume così una sfumatura morale, religiosa che l’individuo dà per scontata. In questo senso, ricorda il concetto di obbligo morale.

In un’economia funzionale, qualunque tentativo di evitare responsabilità individuali (distinte dalle responsabilità di gruppo) non può che portare all’autoritarismo. Io credo che l’esperienza di quasi tutti i tentativi di istituire comunità di tipo comunista ne sia un esempio. Quasi il fallimento è giunto per disaccordi interni. Non c’era un sistema che permettesse l’accordo sulle decisioni da prendere. Questo perché un tale sistema non esiste se non con la costrizione.

Mi pare ovvio pertanto che l’assenza di responsabilità è insita nel comunismo e in tutti i collettivismi e sistemi politici. Lo stesso tipo di relazione implicito nel comunismo, attribuendo responsabilità in modo indiscriminato, tende a bloccare la crescita dell’individuo e incentiva un inedito comportamento parassitico (infantilismo). Se l’infantilismo sia una conseguenza del comunismo, o se quest’ultimo ne sia lo strumento, è questione fortemente speculativa che va oltre gli scopi di questo articolo.

Da notare il titolo: “Radicalismo infantile”. Non conservatorismo infantile, reazionarismo infantile o infantilismi di altro genere. Questo è solo un contributo al superamento del pensiero infantile in qualunque forma, con un particolare accento sulla necessità di avere le idee chiare.

Anche i sedicenti amanti della “libera impresa” di istituti e fondazioni propagandistici sovvenzionati da imprese e interessi finanziari, se sono sinceri e non venduti, dimostrano molta paura infantile. Ma questo è un altro discorso.

Commento di Eric Fleischmann

Pubblicata a dicembre 1949 sul volume VIII nº 3 della rivista anarchica Resistance, quella che abbiamo visto è una critica (in forme pseudo nietzscheane) del comunismo e di altri “spettri” (per usare un termine di Stirner) come “dio” (in senso platonico) e “comunità”. Labadie estremizza la parte del vecchio brontolone che dice: “siamo tutti sostanzialmente infantili tranne io e chi la pensa come me”. Non c’è molto da aggiungere se non chiarire che, sulla base di altri suoi scritti sullo stesso argomento, Labadie per “proprietà privata” intende il “possesso” mutualista tramite l’usucapione e l’utilizzo, mentre per “salario” non intende l’attuale sistema che deruba il lavoratore ma semplicemente una ricompensa per un servizio.

E ribattendo alla sua teoria secondo la quale l’esperienza collettiva non aveva “un sistema che permettesse l’accordo sulle decisioni da prendere”, rispondo che sulla base delle mie conoscenze (vedi Governare i beni collettivi per cui Elinor Ostrom ha ricevuto il nobel) e della mia esperienza in una comune, sono quasi certo che non sia una caratteristica inerente o esclusive dell’esperienza collettiva ma un problema da risolvere comune a tutto il cooperativismo. Buone intese e una buona pianificazione di base sono di grande aiuto.

Quanto al mio aggiornamento, non noto piccoli errori ortografici o grammaticali. Ho però usato le parentesi laddove possibile, e non tutte le correzioni sono riportate visto che ho perso le mie annotazioni.

Le nostre traduzioni sono finanziate interamente da donazioni. Se vi piace quello che scriviamo, siete invitati a contribuire. Trovate le istruzioni su come fare nella pagina Sostieni C4SS: https://c4ss.org/sostieni-c4ss.

Anarchy and Democracy
Fighting Fascism
Markets Not Capitalism
The Anatomy of Escape
Organization Theory