Propedeutica al Libertarismo di Sinistra

Di Gary Chartier. Originale: Framing Left Libertarianism: A First Pass, del 25 ottobre 2012. Tradotto da Enrico Sanna.

Questo articolo, scritto da Gary Chartier, è stato pubblicato originariamente sul suo blog Liberalaw il dieci dicembre 2008.

Qualcuno considera il libertarismo di sinistra un esercizio cosmetico e propagandistico. Ma c’è anche chi ci vede l’espressione forte di questioni che dovrebbero stare al centro dei movimenti per la libertà.

Ci sono cinici libertari e persone di sinistra che nel libertarismo di sinistra vedono una falsa propaganda politica. Nel tentativo, forse, di spacciare a ignare persone di sinistra ideali libertari in contrasto con il programma della sinistra. O forse è il tentativo di infondere un’anima aliena nel corpo del movimento libertario, gravandolo di questioni inesistenti in un vero programma libertario.

Nessuna di queste ipotesi è anche lontanamente persuasiva o interessante.

Il libertarismo di sinistra è profondamente libertario perché è antistatalista (i primi libertari di sinistra che mi vengono in mente sono tutti anarchici: do per scontato che sono tutti anarchici o pressoché tali) e perché conferma il valore del mercato e dei diritti di proprietà. Ma è anche di sinistra perché lotta contro il privilegio, il potere gerarchico, l’esclusione, la privazione e il dominio sia ideologicamente che praticamente, e perché dimostra un sincero attaccamento ai concetti di inclusione, emancipazione e rispetto reciproco.

E lo fa non ridefinendo i termini, così che, ad esempio, la libertà si riduce alla libertà dalla costrizione fisica, ma evidenziando la sintonia tra ideali e principi libertari e concetti di fondo di sinistra.

Ovvero illustrando le conseguenze radicali di un’adesione ai principi libertari.

• Si capirebbe allora che la legittimità della proprietà è viziata da tutta una storia di violenze, collusioni o aiuti da parte dello stato a persone e organizzazioni ricche e potenti, fatto che giustifica l’appropriazione della loro presunta proprietà da parte di chi ci vive e lavora.

• Davanti alle ingiustizie e alla sfacciataggine dei monopoli e degli aiuti di stato, l’adozione piena dei principi libertari minerebbe in vari modi il potere delle imprese centralizzate piramidali, facilitandone la sostituzione con cooperative di lavoratori e rafforzando enormemente il potere dei lavoratori.

• Si capirebbe così che i principi libertari portano al rifiuto di quel genere di privilegi che permettono a influenti attività d’affari, professionisti e singoli associati di servirsi del potere statale per sfruttare gli altri (come le società clientelari che ottengono privilegi fiscali sulla concorrenza, o come quelle attività corporative ricche e privilegiate che danneggiano la popolazione e la potenziale concorrenza grazie a licenze e requisiti restrittivi imposti dallo stato).

• Con l’adesione ai principi libertari, infine, diventerebbe evidente che un principio che va contro lo stato offre anche una base forte contro la guerra e soprattutto l’imperialismo.

Gli stessi principi morali che spingono a lottare contro il potere oppressivo dello stato possono offrire una buona ragione per lottare contro tutti quei poteri oppressivi che giustamente attirano l’attenzione della sinistra. Dai principi morali che guidano la lotta contro lo stato possono scaturire le questioni più diverse. Diritto naturale, teoria della virtù, kantismo, pluralismo etico, ma anche (anche se per varie ragioni mi sembra fuori luogo) consequenzialismo: tutto può fare da base dell’anarchismo di mercato o di altre questioni morali. Le ragioni che (ad esempio) nel nome dell’uguaglianza negano il “diritto naturale di governare” e l’insensibilità verso le particolarità individuali, rendono moralmente inammissibile anche il razzismo, il sessismo e l’eterosessismo.

I libertari di destra tendenzialmente rifiutano gli ideali dei libertari di sinistra per ragioni varie. Dicono (I) che non c’è niente di particolarmente libertario in questioni riguardanti il potere sul posto di lavoro o il benessere dei lavoratori, o anche il razzismo. A volte arrivano anche a dire (II) che sono questioni anti-libertarie.

Se la prima obiezione è convincente dipende in parte da come viene concepita la lotta contro il potere dello stato. Finché si basa su un certo principio morale, però, sulla base dello stesso principio si possono dare anche giudizi morali riguardanti questioni diverse dal potere dello stato. Non è arbitrario dire che un certo principio sta alla base sia della libertà che di altri giudizi o atteggiamenti morali.

Certo, un libertario di destra potrebbe dire, basandosi su un ragionamento teorico più generale, che per lui il valore della libertà è fondamentale. Un libertario di sinistra non dovrebbe lasciare che questioni come il razzismo, l’autorità sul posto di lavoro o la povertà siano completamente avulse dalla libertà vista come valore di base. Questo non solo perché (direbbe un libertario di sinistra) strutture e prassi che violano il diritto alla libertà nel senso libertario di destra alimentano la subordinazione dei lavoratori e delle minoranze etniche e l’impoverimento di chi è già povero, ma anche perché non è coerente opporsi all’autorità arbitraria dello stato e allo stesso tempo considerare moralmente neutra l’autorità arbitraria di chi non può minacciare l’uso della forza fisica.

Una delle tipiche obiezioni dei libertari di destra su questo punto potrebbe essere che non si può rispondere alla violenza, o a alla sua minaccia, con altra violenza. Ma questo è solo un depistaggio.

Per un libertario di sinistra, aggredire una persona o la sua proprietà per la sua condotta immorale non è necessariamente una reazione appropriata. Ci sono il boicottaggio, la denuncia in pubblico, l’isolamento, l’utilizzo di posizioni di autorità, lo sciopero parziale e altri modi di imporre un certo comportamento sociale senza violare il principio di non aggressione.

Un libertario di sinistra può notare che, se è (tollerabilmente) chiaro cosa significa aggredire qualcuno fisicamente, quando tutti concordano sul significato dell’avverbio “fisicamente”, cosa significhi aggredire la proprietà è opinabile, dipende in particolare dalla definizione del diritto di proprietà. Un giudice in una comunità mutualista non avrebbe difficoltà a riconoscere i diritti del lavoratore che si appropria di una fabbrica chiusa, il che non si può dire di un giudice che giudica nell’ottica dei tradizionali diritti di proprietà lockeani. Un tribunale in una comunità anarchica di mercato potrebbe benissimo arrivare alla conclusione che i diritti di proprietà commerciale che deve applicare non comprendono il diritto di negare un servizio su basi razziali. L’anarchismo di mercato non dice come comunità diverse dovrebbero intendere il diritto della proprietà privata, o come un tribunale pubblico o privato dovrebbe trattare l’illecito. Quali diritti una comunità anarchica di mercato potrebbe riconoscere, e quali azioni potrebbe intraprendere in caso di violazione di questi diritti è questione morale; sono proprio tali questioni che trasformano queste comunità in esperimenti dal vivo.

Anche la sinistra non libertaria potrebbe guardare con sospetto al libertarismo di sinistra. Può dubitare del suo interessamento per i poveri, i lavoratori, le minoranze sessuali e altri per cui dichiarano attenzione. Ma così come il libertarismo di sinistra si oppone ai libertari di destra che l’accusano di statalismo e indifferenza per la libertà, lo stesso può fare verso la sinistra non libertaria che l’accusa di insensibilità verso gli esclusi, il dominio e la povertà.

Un libertario di sinistra potrebbe far notare ad un non libertario di sinistra che lo stato è parte delle strutture di subordinazione, impoverimento e violenza contro cui entrambi combattono. Può far notare come privilegi e aiuti monopolistici statali sostengono un potere apparentemente privato. Togli quella rete di protezione che è la minaccia della forza, potrebbe dire, e lo stato è impotente.

Anarchismo di mercato non può e non deve significare mantenere intatte le attuali relazioni di proprietà dello stato, e non solo per un concetto di base diverso (lockeano contro mutualista) ma anche per l’ingiustizia che corrompe l’attuale proprietà (pensiamo al latifondismo in America Latina). Quanto ai libertari di destra, si potrebbe far notare che seguire Leonard Read quando dice che bisogna limitare le proprie azioni a “qualunque cosa purché sia pacifica” non significa necessariamente rinunciare al diritto di criticare incisivamente o di combattere chi fa un uso immorale della sua proprietà.

Il libertarismo di sinistra rappresenta uno sviluppo particolarmente radicale di principi morali libertari generalmente riconosciuti, è una riflessione sui principi morali che possono fare da base plausibile contro lo statalismo. Può offrire lo spunto e gli strumenti che consentono di ridurre o eliminare l’esclusione, la subordinazione e la privazione, in coerenza con l’anarchismo di mercato, delineando così quegli strumenti libertari che portano a fini di sinistra, e ridefinendo strumenti e fini puramente libertari e di sinistra.

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