Aspettative di Prestazione e Presupposti Taciti

Di Cayce Jamil. Originale pubblicato il 14 novembre 2019 con il titolo Tacit Consent and Performance Expectations. Traduzione di Enrico Sanna.

A tenere assieme tutte le varianti del socialismo libertario è il fatto di credere che un indebolimento delle gerarchie significhi più libertà ed eguaglianza. Ma gerarchia è una parola carica di ambiguità. Aggiungiamo a ciò il fatto che potere e status sociale spesso sono termini usati superficialmente. Storicamente, i socialisti libertari, con qualche importante eccezione, manifestano critica solo verso le gerarchie di potere. Ma anche le normai relazioni quotidiane, come sostengono da tempo femministe ed esperti di questioni razziali, sono caratterizzate da rapporti gerarchici basati sullo status sociale. Lo status, spiegano, agisce nella pratica quotidiana. E perché agisca occorre che ci sia un accordo tacito su certe gerarchie prestabilite. Le convinzioni riguardanti lo status sociale sono convinzioni interiorizzate da tutti gli individui di una data società. Le gerarchie basate sullo status sociale operano in maniera molto diversa rispetto alle gerarchie di potere.

Come accennato, lo studio dei rapporti gerarchici generalmente considera solo questioni di potere e autorità. Per potere si intende il controllo delle risorse o degli individui. Può tradursi in forza fisica, ma generalmente si manifesta in forma di autorità. L’autorità è la legittimazione delle relazioni di potere, dove le persone accettano come valide la disparità di potere. L’istituto della proprietà, ad esempio, si basa sul potere. I diritti di proprietà sono imposti da un’agenzia centralizzata (meglio nota come lo stato). Lo stato impone il rispetto delle disposizioni di proprietà nei suoi confini e autorizza altri a prendere controllo di detta proprietà.

Lo status sociale, d’altro canto, si basa su orientamenti culturali condivisi legati al prestigio e alla posizione dominante (Cheng e altri, 2013). Studi convincenti spiegano che i componenti di un qualsiasi gruppo di lavoro quasi sempre si organizzano spontaneamente secondo strutture gerarchiche basate sullo status sociale (vedi expectation states theory o status characteristics theory), e che l’attribuzione di uno status è rapidissima. Secondo studi recenti, la classificazione di un individuo avviene tipicamente entro due decimi di secondo (Chiao e altri 2008).

Le convinzioni culturali relative allo status sociale aiutano a capire perché nella società permangono disparità di gruppo. Lo status riflette convinzioni “date per scontate” nella società, convinzioni relative al valore e alle capacità di persone che operano all’interno di gruppi. Esempi comuni di status sociale riconosciuto in quasi tutte le interazioni hanno a che fare con il sesso, la razza, l’età e la classe. Pur essendo originate dalle condizioni materiali di una data società, le convinzioni relative allo status rappresentano una forma indipendente di disparità. Anche quando le condizioni materiali sono state livellate, c’è un ritardo nell’adattamento per cui per qualche tempo le disparità restano inalterate. Da qui il famigerato effetto “soffitto di cristallo” (Ridgeway 2014).

Gli effetti prodotti dalle gerarchie di status in gruppi come le giurie dei tribunali sono oggetto di studi seri. Nei gruppi di lavoro, le aspettative di prestazione nascono sulla base dello status sociale specifico o diffuso degli interagenti. Riflettono presupposti inconsci, presenti nel gruppo, riguardo le capacità di singoli componenti all’interno del gruppo stesso. Lo status specifico dà corpo ad aspettative riguardanti le capacità di singoli individui in situazioni specifiche. Lo status diffuso non si limita a casi specifici, ma vale per una serie pressoché infinita di situazioni. Caratteristiche diffuse come il genere, la razza, la classe e l’età sono categorie sociali che gli interagenti quasi sempre attribuiscono ai singoli individui con cui interagiscono. Quegli individui che si ritrovano in posizione di vantaggio grazie a caratteristiche diffuse e/o specifiche, 1) sono giudicati migliori di altri, 2) hanno un maggiore ascendente sulle decisioni di gruppo, 3) si vedono offrire più opportunità di contribuire e 4) in un gruppo di lavoro sono i più attivi (Berger e altri, 1998). Quindi, le gerarchie di status si comportano come profezie che si autorealizzano (Merton, 1948).

Al pari delle gerarchie di potere, anche le gerarchie di status si riflettono sugli schemi comportamentali. Le gerarchie di status sono perlopiù “date per scontate” in quanto gli individui solitamente non si accorgono della loro attuazione. Nella vita quotidiana, quando si formano rapporti gerarchici spontanei, si tiene conto dello status sociale in termini di genere, razza, età anagrafica e classe sociale. Le convinzioni riguardanti lo status fungono da legittimanti delle disuguaglianze materiali nella società.

Riferimenti

Berger, Joseph, Cecilia L. Ridgeway, M. Hamit Fisek, and Robert Z. Norman. 1998. “The legitimation and delegitimation of power and prestige orders.” American Sociological Review 63(3): 379-405.

Cheng, Joey T., Jessica L. Tracy, Tom Foulsham, Alan Kingstone, and Joseph Henrich. 2013. “Two ways to the top: Evidence that dominance and prestige are distinct yet viable avenues to social rank and influence.” Journal of Personality and Social Psychology 104(1).

Chiao, Joan Y., Tokiko Harada, Emily R. Oby, Zhang Li, Todd Parrish, and Donna J. Bridge. 2009. “Neural representations of social status hierarchy in human inferior parietal cortex.” Neuropsychologia 47(2): 354-363.

Merton, Robert K. 1948. “The self-fulfilling prophecy.” The Antioch Review 8(2): 193-210.

Ridgeway, Cecilia L. 2014 “Why status matters for inequality.” American Sociological Review 79(1): 1-16.

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