Di Alleanze Rossobrune

Nativi, migranti e sinistra anglo-americana

Di Ruairi McCallan. Originale pubblicato l’otto aprile 2019 con il titolo Red & Brown Alliances: Nativism, Migration & the Anglo-American Left. Traduzione di Enrico Sanna.

In America come in Gran Bretagna, il discorso politico si è arenato tra due fenomeni connessi tra loro: Brexit e Trump. È ormai chiaro che alla base di entrambi ci sono perlopiù due fattori. Il primo è la rabbia per la disuguaglianza generata dal capitalismo, e il secondo è la paura degli immigrati, dei rifugiati e in genere degli “altri”. Quest’ultimo è un fattore che sia il movimento dei lavoratori che la sinistra in generale dei due paesi hanno cercato di combattere.

Qualcuno obietterebbe che sia il movimento dei lavoratori in generale che i socialdemocratici e gli altri partiti di sinistra si sono in gran parte arresi alle richieste della destra populista e le sue posizioni antimigratorie. Ma a ben vedere, questa retorica e questa politica non sono una novità per la sinistra. Se, da un lato, la sinistra giovanile tendenzialmente è a favore dell’immigrazione (vedi gli appelli alla libertà di movimento e la proposta di abolire l’ente che controlla l’immigrazione), dall’altro sia la “vecchia guardia” che i politici eletti sono sempre più scettici o hanno sempre avuto un atteggiamento ostile al riguardo.

Solidarietà e Amici (quelli Vicini, non quelli Lontani)

Il partito laburista britannico ha sempre avuto relazioni ambigue con l’immigrazione. Se leader come Tony Blair inizialmente erano favorevoli all’immigrazione dai paesi del cosiddetto “est europeo”, con i politici che lo hanno seguito, in particolare Gordon Brown e Ed Miliband, il tono si è fatto molto più ostile.

Proprio Miliband è stato fortemente criticato per un prodotto propagandistico che dichiarava le restrizioni migratorie in linea con i “giusti” valori laburisti. Critiche giustificate sono arrivate dall’ala sinistra del partito, che considera puro cinismo elettorale sia la propaganda che le parole di Miliband sui migranti, bollati come rubalavoro. È stata proprio l’ala sinistra del partito a spingere Jeremy Corbin al vertice del partito. Inizialmente, Corbyn ha fatto un po’ di rumore. Non ero d’accordo con la sua linea generalmente protezionista, economicamente nazionalista, ma le sue opinioni riguardo l’immigrazione mi sembravano molto meglio di quelle dei suoi predecessori.

L’illusione è durata fino al referendum sulla Brexit e il successivo voto sull’uscita dalla Ue il 23 giugno 2016. Con un atto non meno cinico di quello dei suoi predecessori, Corbyn definì “distruttiva per i lavoratori” la libertà di movimento della Ue, e disse che un governo laburista avrebbe posto un freno “all’importazione di lavoro a basso costo”. Di recente, il partito ha annunciato la ferma intenzione di mettere fine alla libertà di movimento di persone e lavoratori provenienti dai paesi dell’Unione Europea tramite la “gestione statale delle migrazioni”. Qui, oltre al fatto che lo stato non può “gestire” le migrazioni, bisogna dire che la mossa è un insulto non solo verso quegli attivisti laburisti che hanno fatto propaganda a favore della libertà di movimento, ma anche verso i lavoratori stranieri, gli studenti e le loro famiglie a cui il partito aveva dichiarato “la propria solidarietà”.

Sulla stessa linea la sinistra in generale e i sindacati. Paul Embery, rappresentante del sindacato dei pompieri, si è unito al partito nel chiedere la fine della libertà di movimento delle persone. E snocciola il solito stanco cliché: l’Unione Europea e la politica delle frontiere aperte colpisce e “tradisce” la classe lavoratrice abbassando i salari (nonostante le prove contrarie). Anche membri di partiti tradizionalmente di centrosinistra, come il partito socialdemocratico, hanno mostrato le loro simpatie sostenendo la necessità di gestire l’immigrazione ponendo un limite di 100.000 immigrati l’anno se non si vuole che “la classe lavoratrice tradizionale” sia cancellata.

Vita, Libertà e Felicità (per chi è Nato qua)

Le stesse cose, anche se più di rado e in maniera meno esasperata, si dicono oltreoceano. Tra i più decisi nel chiedere l’eliminazione di quella disprezzabile organizzazione nota come ICE e l’apertura delle frontiere in tutto il mondo ritroviamo molti socialisti, libertari di sinistra e anarchici.

Ma se molti a sinistra chiedono l’eliminazione della ICE (l’ente americano che gestisce l’immigrazione, es) e delle restrizioni migratorie, i loro “eroi” sembrano pensarla altrimenti. Come Bernie Sanders, ad esempio, generalmente considerato un simpaticone progressista che vuole la felicità per tutti, di tutte le classi e origini. Ma come nota l’amico e collega di C4SS Cory Massimino, quanto a frontiere aperte e immigrazione in generale Sanders smentisce se stesso affermando di volere che tutti siano trattati più equamente.

In effetti, Sanders ha un lungo passato antimigrazioni alle spalle. Durante la corsa alle presidenziali del 2016, dice la rivista Reason, cercò di presentarsi come il candidato buono e cortese, mentre la sua opposizione al programma sugli immigrati lavoratori diceva il contrario; già nel 2007 affermava di “non capire” perché gli Stati Uniti dovessero accettare “milioni di lavoratori immigrati” che a suo parere avrebbero abbassato i salari e rubato il lavoro. E quando Ezra Klein su Vox Media gli chiese se l’apertura delle frontiere fosse una buona cosa, Sanders rispose dicendo che l’apertura delle frontiere era “una proposta dei fratelli Koch”, che significava importare manodopera a basso costo e l’abbassamento dei salari per tutti.

Quello che dice Sanders, così come quello che dicono le sue controparti inglesi, è il solito cliché antimigrazione più volte smentito. La realtà è che l’apertura delle frontiere raddoppierebbe il pil mondiale e diversificherebbe l’economia di tutte le nazioni. L’apertura delle frontiere americane non significherebbe affatto la distruzione dell’idea di stato nazionale, ma la rafforzerebbe grazie alla crescita della competitività e renderebbe il paese nel suo insieme più ricco.

Conclusioni

Che a sinistra si spaccino teorie antimigrazioni non è una novità. Si potrebbe obiettare che dopo il patto Molotov von Ribbentrop il concetto di alleanza “rossobruna” sia legato alla sofferenza di tanti migranti, rifugiati e minoranze. La (preoccupante) novità è che questo appoggio, questa resa pressoché totale al relato antimigrazioni è guidata dal calcolo elettorale. La sinistra farebbe meglio a stare con i libertari, gli anarchici e i georgisti nella lotta contro queste idee; altrimenti le loro sono parole vuote, dette soltanto per arrivare al potere a spese di quei migranti e di quei rifugiati a cui dicono di voler bene.

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