Divinità e Obbedienza nel Pensiero Anarchico

“Per te la libertà è il demonio”

Di Jules Elysard. Originale pubblicato il 26 gennaio 2019 con il titolo ”Liberty, for you, is the Devil”: Divinity and Subordination in Anarchist Thought. Traduzione di Enrico Sanna.

Vieni, Satana, vieni, tu che sei calunniato da preti e monarchi! Lascia che ti abbracci, lascia che ti stringa al mio petto! ~ Pierre Joseph Proudhon (1858)

In quasi tutte le incarnazioni monoteistiche, Dio rappresenta l’istanza autoritaria ultima. La creazione deve rispettare le regole volute dal creatore pena l’eterno giudizio. Il pensiero anarchico ha riflettuto a lungo su ciò. Qualcuno si chiederà da dove viene questa ostilità nei confronti della religione, ma sono tante le ragioni che spingono gli anarchici ad essere nemici, ad un tempo, della chiesa e dello stato. Anche lasciando da parte ciò che hanno fatto le varie chiese e istituzioni religiose, ci sono ragioni per cui gli anarchici si sentono contro la religione nella concezione comune di Dio.

Prima cosa, il giudizio di Dio è binario: giusto o sbagliato, paradiso o inferno, bianco o nero. Non c’è spazio per il grigio, che più simboleggia l’umanità. Dio è l’autorità assoluta. Come dice Mikhail Bakunin (1882), “Se Dio è il padrone, l’uomo è lo schiavo. Incapace di trovare la giustizia, la verità e la vita eterna con i suoi mezzi, l’uomo può arrivarci solo tramite una rivelazione divina.”

Dio è veramente il panopticon supremo. Dio vede tutto quello che fanno le sue creature ma queste non possono vedere il loro creatore. Non solo Dio vede ogni cosa, ma è lui (è maschile) che giudica ogni cosa. Nella sua descrizione del panopticon, Foucault ricorda questa oppressione senza fine: “L’ispezione è incessante. Lo sguardo è dappertutto.” Dio è dappertutto e tutto giudica.

E sulla base di cosa Dio giudica le sue creature? Obbedienza, adorazione e sacrificio: la trinità della devozione. La stessa a cui aspira qualunque autorità. Perché sorprendersi? Dio è il re dei re. Dio predica la fede, non lo scetticismo. Noi possiamo soltanto accettare l’ordine disposto dalla sua autorità panottica.

[Per Dio], l’uomo è semplicemente la sua creatura, il suo giocattolo, profondamente religioso quanto a coscienza, ateo quanto a convinzioni. La supremazia di Dio è una mutilazione dell’Umanità: è ateismo. ~ Proudhon, 1847

Il concetto di Dio sta in fondo al cuore dell’umanità. Non solo l’idea di Dio divide gli esseri umani in due categorie, chi è accettato da Dio e chi no, ma rafforza anche il mito secondo cui dall’autorità ha origine l’ordine. Presuppone l’esistenza di un ordine divino e sacro che sta sopra il nostro mondo materiale. L’egotista Max Stirner (1844) riassume così la cosa:

Chi crede nei fantasmi presuppone “l’istituzione di un mondo superiore” tanto quanto chi crede nello spirito, entrambi cercano un mondo extrasensoriale che stia sopra il mondo sensoriale; in altre parole, producono e credono in un altro mondo, e questo altro mondo, prodotto delle loro menti, è un mondo spirituale; e poiché i loro sensi non riescono ad afferrare nulla di questo altro mondo, di questo mondo non-sensoriale, vi possono attingere solo con lo spirito.

Al costrutto sociale di un mondo spirituale spetta una priorità più alta rispetto al mondo reale e materiale.

La logica teistica è l’antitesi della realtà. In quest’ultima, l’autorità scaturisce dall’ordine sociale, non il contrario. L’autorità, ovvero il potere autorizzato, è un costrutto sociale. Non è stato Dio ma gli esseri umani a creare l’autorità nella società.

Una volta stabilita la sua esistenza, Dio fu ovviamente proclamato causa, ragione, giudice e ordinatore assoluto di tutte le cose: da allora il mondo non è nulla, e Dio è tutto; e l’uomo, il suo vero creatore, dopo averlo inconsciamente estratto dal nulla, si è inginocchiato davanti a lui, ha cominciato ad adorarlo, si è dichiarato opera sua, il suo schiavo. ~ Bakunin, 1882

Ne L’ecologia della libertà (1982), Murray Bookchin sostiene che l’emergere dell’autorità e delle religioni organizzate siano fenomeni intrecciati tra loro. I primi a vantare la capacità di mettere in comunicazione il mondo materiale e quello divino furono quelli che ricevettero un’autorità sulle persone. Secondo Bookchin, “lo sciamano è la personificazione di un governo primordiale.” Bakunin (1882) anticipava la questione quando diceva: “Non si può parlare di rivelazione senza i rivelatori… questi, una volta ricevuto il riconoscimento di rappresentanti di Dio in terra, sacri istitutori dell’umanità, scelti da Dio in persona per guidare l’uomo verso la salvezza, ovviamente esercitano un potere assoluto.” La sua presunta capacità di interagire con i luoghi divini pone lo sciamano al di sopra della comunità.

Una volta che sono emerse queste persone “ispirate da Dio”, ecco che inevitabilmente sorge anche una struttura autoritaria legittimata dalla divinità. Questa struttura autoritaria che riposa sulla fede ha il compito di governare il popolo sottostante. O, come dice Benjamin Tucker,

Dio, per essere Dio, deve avere il potere di governare. Il suo potere non può essere amministrato direttamente dall’individuo, per l’individuo e per mezzo dell’individuo. Se così fosse, annienterebbe all’istante tutta l’individualità. Ecco quindi che il governo di Dio, se deve essere amministrato, deve essere amministrato per mezzo dei suoi viceré in terra, i dignitari della Chiesa e dello Stato.

Se il diritto divino dei re è stato decapitato, il diritto divino degli stati rimane. Così come la religione, anche lo stato si basa sulla fede e l’autorità. Il suo potere viene imposto su tutti gli individui che casualmente vivono in una data nazione, senza che questi abbiano mai dato il loro consenso. Il retaggio di Dio vive nello stato. È lo stato che difende la trinità della devozione: obbedienza, adorazione e sacrificio.

Citando Renzo Novatore (1924):

Noi siamo i grandi iconoclasti del falso.

Tutto ciò che è dichiarato “sacro” è falso.

Noi siamo i nemici del “sacro”.

E per voi la legge è “sacra”; la società è “sacra”; la morale è “sacra”; un’idea è “sacra”!

Negando ogni idea di divino e di “sacro”, l’anarchico rifiuta di obbedire ad un costrutto sociale. L’anarchico pensa che una struttura sociale possa essere legittimata solo con il consenso individuale. Privo del consenso individuale, lo stato riposa unicamente sulla fede e sulla forza bruta, come ha fatto la religione per migliaia d’anni. Per questo sto con Proudhon (1851) quando tristemente dice: “Aiutami, Lucifero, Satana, chiunque tu sia, tu demone opposto a Dio secondo la fede dei miei antenati! Parlo per te, e non ti chiedo nulla.”

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