Via la Jones Act, Punto!!

Di James C. Wilson. Originale pubblicato l’undici ottobre 2017 con il titolo Just Reapeal the Jones Act, Already!! Traduzione di Enrico Sanna.

La Merchant Marine Act del 1920, meglio conosciuta come Jones Act, è un classico esempio di quelle leggi, in vigore da decenni, che fanno parlare di sé solo quando creano problemi troppo grossi per essere ignorati. Proprio questo è ciò che è accaduto ad agosto scorso, quando la legge ha ritardato la consegna di aiuti a Porto Rico in seguito all’uragano Maria.

L’uragano ha distrutto l’80% dei raccolti dell’isola e ha lasciato gran parte della popolazione senza acqua potabile ed elettricità. L’amministrazione Trump, con la sua solita incompetenza, mentre infuriava l’uragano, si è inizialmente rifiutata di sospendere la Jones Act, per poi cedere al buonsenso qualche giorno più tardi. Secondo la Jones Act, le merci in uscita da un porto americano e dirette ad un altro paese devono essere trasportate con navi costruite negli Stati Uniti, di proprietà di armatori americani e con equipaggio americano. Questi requisiti anticoncorrenza hanno creato un’industria americana dei trasporti via mare che è tra le più care e le meno competitive in assoluto. Limitare il trasporto a questo settore altamente inefficiente è servito in pratica a strangolare Porto Rico; navi di altri paesi avrebbero potuto trasportare più merci e più rapidamente.

Ma i danni prodotti dalla Jones Act non si limitano alle emergenze. Essendo un’isola, Porto Rico non è servito da collegamenti ferroviari e stradali, e per ricevere merci dall’America continentale dipende dai trasporti marittimi più di quanto non dipendano gli stati contigui. Secondo uno studio commissionato nel 2014 dal Servizio Ricerche del Congresso, trasportare merci secondo la Jones Act costa circa il doppio dell’alternativa con vettori internazionali. E secondo uno studio fatto dalla Drewry Maritime Research, una nave cargo costruita secondo i criteri indicati dalla Jones Act costa il quadruplo.

Questi costi aggiuntivi ricadono sui consumatori. Il risultato è che una spedizione a Porto Rico costa il doppio di una alle Isole Vergini, che non rientrano nella Jones Act. Grazie alla legge, poi, il costo della vita è il 13% più alto e gli alimentari costano il doppio rispetto al continente. Questo non fa che aggravare i problemi economici e le sofferenze che i portoricani subiscono da qualche decennio.

I danni non si limitano a Porto Rico. Molti imprenditori utilizzano forme di trasporto più pratiche. Altri si ingegnano, fanno passare dal Canada o dai paesi caraibici le merci che vanno da un punto all’altro degli Stati Uniti. Tutto questo aumenta i costi pagati dai consumatori nell’economia generale. National Public Radio una volta intervistò un allevatore hawaiano che preferiva far viaggiare il bestiame in aereo piuttosto che pagare le spese eccessive di un trasporto navale secondo la Jones Act.

Oltre ai costi aggiuntivi diffusi e alla possibilità di paralisi in situazioni di emergenza, c’è il fatto che gli unici a trarre benefici dalla Jones Act sono gli armatori e i costruttori dalle navi cargo. A beneficiarne è soprattutto quella piccola élite proprietaria di cantieri navali. Tutte queste misure protezionistiche devono essere abrogate. Ad una società libera non serve uno stato che limiti il modo in cui si compra, vende e condivide.

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