Dietro la Negazione dell’Holodomor di Richard Spencer

Di Logan Yershov. Originale pubblicato il 18 maggio 2017 con il titolo Understanding Richard Spencer’s Holodomor Denial. Traduzione di Enrico Sanna.

Richard Spencer è ancora una volta al centro di polemiche dopo aver detto in un tweet recente che l’Holodomor (la carestia provocata dalla politica staliniana tra il 1929 e il 1933, ndt) non fu un genocidio intenzionale. Questa volta la polemica non si è allargata al pubblico in generale (che perlopiù non conosce neanche la parola), ma è rimasta circoscritta alla sua stessa palude nazionalista bianca. Fin da subito, presso molti dei suoi fan più accaniti la sua credibilità è calata più di quanto non fosse accaduto dopo le sue ripetute ritrattazioni di fronte all’opposizione antifascista, quando i neonazisti si cannibalizzarono tra loro e lo accusarono di essere un nazionalista furbo e uno strumento in mano agli “ebrei”.

L’Holodomor è la carestia ucraina pianificata dall’Unione Sovietica negli anni Trenta. Stalin e altri membri del governo consideravano quella ucraina una popolazione reazionaria e ottusa incline alla ribellione nazionalista. Quando l’opposizione alla fallimentare collettivizzazione dell’agricoltura e l’imposizione di assurde quote produttive sfociarono nella fame, le autorità risposero con richieste ancora più assurde e, quando le quote non erano rispettate, con punizioni che non avevano eguali nelle regioni a maggioranza russa.

L’Holodomor è argomento fortemente politicizzato sia in Russia che in Ucraina. La maggior parte degli ucraini lo considera un genocidio e la continuazione di secoli di oppressione russa, mentre i russi, che ci vedono il lascito staliniano e la diffusione della civiltà russa sotto una bandiera rossa, sostengono la tesi dell’incidentale errore politico o della causa naturale. Questo dualismo di vedute è ancora oggi al cuore di tanto fascismo: un dualismo che farebbe ridere se non si trattasse di morti.

Dopo l’Holodomor, gran parte della resistenza all’autorità russa si organizzò sotto l’Esercito Insorgente Ucraino, un esercito guerrigliero fascista che collaborò con i nazisti. Ancora oggi, i fascisti ucraini venerano questi guerriglieri come eroi nazionali, e tacitamente o esplicitamente abbracciano le teorie complottiste secondo cui il bolscevismo fu un complotto ebraico, l’Holodomor fu un genocidio voluto dagli ebrei, e la Russia di Putin è ancora oggi alla mercé dei Savi di Sion. I fascisti russi e della Nuova Russia, influenzati dall’ideologia neo-euroasiatica di Alexandr Dugin, bollano gli ucraini come “razza bastarda” fittizia e pedine della Nato. A loro si è aggiunto Spencer, che all’università di Auburn e su twitter ha definito l’Ucraina una nazione inventata.

Tutto ciò ha contribuito a rendere i commenti di Spencer e le risposte dei fascisti alquanto indecifrabili agli occhi degli esterni, che non capiscono cosa significhi realmente questa posizione. Il partito di Putin, Russia Unita, da un decennio è architetto e sponsor di movimenti di estrema destra in tutta l’Europa, con il fine di indebolire la Nato e la UE e edificare un “mondo multipolare” in cui l’ambito operativo dell’autorità russa sia slegata da influenze “atlantiste”. Stare dalla parte della Russia significa esprimere fedeltà a questa Internazionale Tradizionalista contro i nazisti ucraini, politicamente più espliciti ma anche allineati con l’occidente.

Le priorità dicono molto. Il suo paradigma di alleanze con altri gruppi di estrema fa pensare a nazisti più puri, e questo manda su tutte le furie i vecchi suprematisti bianchi. Spesso ci si chiede come facciano le diverse fazioni fasciste ad allearsi tra loro. Il fatto è che sono tutti nazionalisti, non cosmopoliti. Da qui la collaborazione per un isolamento reciproco, affinché ogni gruppo sia “se stesso” nella sua terra patria, protetto con la forza dall’invasione degli individui liberi con le loro abitudini trasgressive.

Le stesse scelte prioritarie si ritrovano anche nella sinistra stalinista, che  ora comincia a vedere Spencer sotto una luce migliore. Nella loro smania di tenere alta la tradizionale alleanza con i nazisti, abbracciano l’Internazionale Tradizionalista per resistere all’imperialismo capitalista occidentale, e fanno l’eco ai sentimenti dell’autore della Nuova Destra Europea Alain de Benoist secondo cui è “Meglio indossare l’elmetto dell’Armata Rossa che mangiare hamburger a Brooklyn.” Come Spencer e altri nazionalisti bianchi, anche loro difendono l’appoggio di Putin al regime siriano Ba’ath (nazionalsocialista arabo) di Bashar el Assad.

Chi fa notare che estrema destra e sinistra autoritaria condividono le stesse priorità e disprezzano con la stessa facilità il “cosmopolitismo” viene spesso bollato come sostenitore della teoria degli opposti estremismi: l’idea per cui gli estremi politici tendano allo stesso orrore totalitario e che la verità stia nell’equilibrio del centro. Ma è un malinteso. Il tratto comune non è l’estremismo ma l’autoritarismo. Le persone autoritarie sono per una società chiusa, che preferiscono ad una aperta in quanto permette di isolare le persone dalle influenze esterne, negando loro l’accesso alle novità e all’esplorazione. La libertà è un acido che corrode le nazioni e le loro tradizioni. Loro lo capiscono, intuitivamente, ed è per questo che vanno d’accordo tra loro.

Da libertari, noi siamo cosmopoliti per natura. Non nel senso del “globalismo” di stato o della UE o di altre mezze misure, ma nel senso alternativo di un mondo senza frontiere, unito dalla cooperazione pacifica e dalla liberazione del mercato. La mossa di Richard Spencer dovrebbe essere presa come esempio di cosa un libertario non dovrebbe fare, e di quali alleanze evitare. Cerchiamo un mondo ancora ignoto, e che non si trova tra i fascisti.

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