L’importanza di Elinor Ostrom per Tutti Noi

Di Keith Taylor. Originale: What Elinor Ostrom Means For All Of Us, del 21 giugno 2012. Tradotto da Enrico Sanna.

Mi ha addolorato apprendere che una delle mie principali ispiratrici, la professoressa Elinor Ostrom, è morta di cancro al pancreas lo scorso martedì dodici giugno. La sua opera fa parte della mia crescita sia come accademico che come essere umano. Quando ero studente di dottorato presso il dipartimento dello sviluppo umano e comunitario dell’Università dell’Illinois, l’opera della Ostrom ha fatto da base alla mia passione per le associazioni cooperative viste come contropotere o come correttivo del corrosivo sistema di dipendenza.

Nel dispiacere, la grande soddisfazione è sapere che la Ostrom ci ha lasciato un compito da portare avanti: interi archivi e opere di ricerca, cinquant’anni passati a indirizzare giovani studenti verso la ricerca di soluzioni; e poi approcci innovativi alla comprensione del comportamento umano tramite la creazione, presso l’Università dell’Indiana, di un istituto di ricerca chiamato affettuosamente “Laboratorio Ostrom”. Se molti parlano del personaggio, e non c’è dubbio che questo è un attributo fortemente positivo della sua eredità, io preferisco concentrarmi su come la Ostrom ci ha aiutato a capire come possiamo governare noi stessi, una questione di fondo che accomuna singolarmente gli esperimenti americano e anarchico. Ma vorrei anche concentrarmi sul nostro dovere di dare vita alle conoscenze frutto della dura ricerca della Ostrom.

La Ostrom era un accademico sui generis. Trascendeva il dibattito di gran parte delle cerchie marxiste dogmatiche, libertarie e economiche eterodosse sconvolgendo le divisioni ideologiche, sapeva che interrogativi complessi richiedevano risposte complesse perché hanno grosse implicazioni sociali e economiche:

• Le persone sono spinte da considerazioni diverse dal crudo egoismo?

• Le persone sono sempre in lotta per il potere e il controllo?

• Le persone sono in grado di superare le grandi barriere per affrontare questioni critiche come il cambiamento climatico?

La Ostrom (e suo marito Vincent che le sopravvive e che è un importante teorico degli ordini istituzionali policentrici) ha studiato queste questioni cercando di capire com’è che le persone di fronte a dilemmi sociali utilizzano la “scienza e l’arte dell’associazione”. Gli studi della Ostrom dimostrano che l’uomo ha la capacità di sviluppare soluzioni in comune per poi agire in concerto e evitare i problemi.

Senza il lavoro pionieristico della Ostrom, saremmo probabilmente ancora impantanati in vecchi dibattiti sull’egemonia, sull’opposizione pubblico privato o sull’efficacia della conoscenza di esperti rispetto alla conoscenza locale. La Ostrom ci lascia l’aspirazione ad un bene più grande per le persone; persone che hanno la capacità di gestire i propri affari collaborando tra loro per un futuro migliore. Grazie al suo pensiero, abbiamo la possibilità di non dover più sfidare le politiche basate sull’autorità di pochi: ci rafforza il fatto di sapere che “i tanti” hanno un’enorme capacità di controllare il proprio destino.

Io stesso, in qualità di docente ospite, ho l’onore di dar vita, presso l’Università dell’Indiana, al Vincent and Elinor Ostrom Workshop in materia di politologia e analisi politica. Si tratta, sulla tradizione degli Ostrom, di far leva sulle teorie sul policentrismo, il governo democratico e le economie pubbliche locali, al fine di capire meglio il cooperativismo negli Stati Uniti. Si parte dall’intuizione ostromiana per cui la società non si limita allo stato o il mercato ma è un ricco intreccio di istituzioni ritagliate su misura dei bisogni di chi dipende da esse, istituzioni la cui forma ha un suo peso sulla comunità che le ospita. Io credo che le cooperative possano aiutare a correggere l’attuale scadimento della società, ma solo la ricerca può confermarlo. Fortunatamente, l’Ostrom Workshop offre preziosi strumenti che ci guideranno nella ricerca di queste verità.

Pur non avendo mai avuto, purtroppo, la possibilità di lavorare con una persona così importante, mi è capitato di incontrare la Ostrom in due occasioni e di lavorare con un centro di ricerca ispirato alle sue brillanti idee.

Dall’operato della Ostrom traspare un profondo interesse per il futuro dell’uomo e una fiducia ottimistica nella nostra capacità di risolvere i problemi di tutti. La sua opera ha fortunatamente fornito a noi le indicazioni su come acquisire quella capacità. Io spero che noi tutti si possa aspirare non solo a diventare intellettualmente curiosi come la Ostrom, ma anche a sviluppare la capacità di affrontare le difficoltà senza paura e con grande celerità. Ora più che mai abbiamo bisogno di leader che siano in grado di emulare lo sguardo ampio a cui la Ostrom, suo marito e il Workshop hanno dato vita.

Questioni come il potere aziendale e statale, il collasso economico, il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità non saranno risolte dai megapiani dell’amministrazione centralizzata. Non far nulla significa in un certo senso fidarsi ciecamente dell’attuale sistema, che dai tempi della democrazia di cittadini di tocquevilliana memoria è andato alla deriva. Non possiamo credere che chi (politici o “creatori di posti di lavoro”) ci ha portato sull’attuale via della catastrofe possa anche liberarci dalla “sofferenza del vivere” e dalla “difficoltà di pensare.” Se vogliamo un mondo diverso, il cambiamento deve venire da dentro di noi.

Da voi.

E da me.

La Ostrom non ha mai detto che la democrazia è un processo semplice. Non sarà facile. Ma abbiamo la capacità di farcela. E il fatto che la Ostrom ce l’abbia dimostrato, mentre tanti altri non volevano crederci, rappresenta un’eredità importante. Io penso che dobbiamo provarci.

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