Secessione o Autonomia?

Di Darian Worden. Originale pubblicato l’undici maggio 2020 con il titolo Autonomy Versus Secession. Traduzione di Enrico Sanna.

Sono anni che negli Stati Uniti si parla di secessione o della frammentazione del paese in nazioni più piccole. L’argomento riprende vigore mentre gli Stati Uniti fanno accordi regionali per gestire la ripresa dopo il covid-19 e la destra fantastica di guerre civili. Ma creare tante americhe non genera libertà. Occorre invece allargare l’autonomia dell’individuo e delle comunità.

Autonomia significa possibilità di eliminare il dominio esterno. Una comunità autonoma non garantisce l’autonomia dell’individuo, ma offre una struttura a protezione di tale autonomia. Se si limita il controllo esterno e non si istituiscono autorità locali, il principio dell’autonomia può essere realizzato a tutti i livelli, dalla comunità all’individuo. Comunità e reti autonome non devono necessariamente stare entro i confini di uno stato, ma possono unirsi ad altre in territori considerati pertinenza di altri stati.

La secessione divide l’autorità in più autorità di dimensioni più piccole; le autorità si impongono in aree più particolari. L’autonomia impedisce all’autorità di imporsi, lasciando che la libertà si espanda in tutti gli ambiti possibili. La secessione dà vita a nuovi stati, con nuove autorità capaci di intromettersi nell’esistenza degli individui. Una vera liberazione richiede autonomia, la dissoluzione delle autorità dominanti ma senza crearne di nuove.

La secessione frammenta uno stato, ma solo per creare una molteplicità di stati con le loro frontiere. L’atto di secessione richiede il controllo del corpo governativo che dichiara la secessione. L’imposizione di nuove frontiere limita la libertà di muoversi e comunicare. Si impongono barriere che sono letali per i poveri e dividono i lavoratori, lasciando alle élite la possibilità di muoversi tra le frontiere o di comandare liberamente nel proprio territorio. A queste condizioni, i movimenti sociali hanno più difficoltà a mantenere i contatti e a condividere conoscenze e risorse.

Nel Nord America, la creazione di nuovi stati porterebbe a un ampliamento dei danni fatti dall’autorità. Governi a maggioranza bianca finirebbero probabilmente per imporre frontiere che dividono popolazioni indigene o che impediscono le migrazioni. È difficile che nasca quel genere di solidarietà che porta alla libertà se chi vive in uno stato a maggioranza democratica accetta che in vaste zone del paese gli emarginati siano abbandonati a se stessi, se ignorano la violenza poliziesca o lo sfruttamento capitalista delle città “progressiste. Chi pone la lealtà alle élite locali al di sopra della libertà e del benessere generale dà un calcio alla libertà.

Non sempre la secessione è un male, ma comporta sempre dei rischi. Gli ucraini sono più liberi di quanto non lo fossero sotto l’Unione Sovietica, ma subiscono l’espansione capitalista, l’esasperazione nazionalistica e l’istigazione alla violenza di un vicino imperialista.

Negli Stati Uniti, la parola secessione è fortemente legata alla memoria degli stati confederati, i cui simboli animano ancora la destra nazionale. La Confederazione fu opera di un’élite che dichiarava la secessione da una unione che, a suo parere, non era disposta a sostenere fino in fondo la schiavitù. I neri del sud aiutarono a distruggere la Confederazione schiavista esercitando la propria autonomia, combattendo per l’Unione, sfidando i vecchi padroni. Anche molti bianchi del sud esercitarono la propria autonomia rifiutandosi di combattere per i padroni delle piantagioni. A sfidare i secessionisti furono i sostenitori della libertà.

L’autonomia si costruisce fuori dal controllo statale, con le azioni individuali ma anche con quelle reti e comunità che pongono al centro la libertà e il benessere dell’individuo. Accumulare forza fuori dallo stato e dal dominio capitalista consente di sfidare con più forza queste autorità fino ad eliminarle del tutto. Una società migliore nasce dall’abbattimento delle piramidi del potere e dell’atteggiamento interpersonale oppressivo ad opera di comunità ad autonomia sempre più ampia.

L’autonomia trascende i confini senza crearne di nuovi. Le lotte per la liberazione dipendono dal lavoro comune, non ritagliano spazi di dominio esclusivo. Reti di mutuo soccorso e connessioni inter-comunitarie nascono a livello di popolo o con il gesto spontaneo, senza il consenso di politici che dicono come si può interagire con persone al di là di una linea tracciata su una mappa.

Se l’obiettivo è l’allargamento delle libertà e il benessere assicurato di tutti, allora il modo per arrivarci passa dall’edificazione dell’autonomia. Se l’obiettivo è la sottomissione della persona al dominio di un’élite locale, la limitazione dell’accesso a risorse vitali e dei contatti, una via possibile è quella della secessione. Le persone non ricavano libertà da un’ulteriore parcellizzazione del territorio ad uso del potere di politici e privilegiati. La libertà nasce dall’abbattimento delle barriere, quando la volontà dei despoti rimane inascoltata.

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