La Guerra delle Polpette 2

Un sogno impossibile

Di Logan Marie Glitterbomb. Originale pubblicato il 9 febbraio 2020 con il titolo The War on Hamburgers Part 2: An Impossible Dream. Traduzione di Enrico Sanna.

Nel mio precedente saggio La Guerra delle Polpette dicevo che se vogliamo creare un sistema alimentare più ecologico dobbiamo consumare meno carne, ma anche che la maggior parte delle persone non fa così perché lo considera un sacrificio. Indicavo anche alternative, come l’Impossible Whopper di Burger King, per rendere più digeribile il “sacrificio”. Qualcuno ha pensato che stessi promuovendo il consumismo etico. Niente di più lontano dal vero.

Se non risulta abbastanza chiaro dai miei scritti precedenti come Agorism vs. Ethical Consumerism: What’s Worth Your Money?, lasciatemi dire che non credo nell’esistenza del consumismo etico, in una forma o nell’altra, nell’attuale panorama sociale. Come sistema per navigare nel mercato io sostengo tattiche come l’imprenditoria nel mercato nero o grigio, il boicottaggio mirato di massa, campagne di disinvestimento e sindacalismo di base, ma non il consumismo etico. E l’Impossible Whopper è, non a caso, proprio un esempio del perché il consumismo etico non funziona.

Già sapevo che comprare alternative vegane fa poco o nulla per cambiare la sostanza di base di questo sistema agricolo industriale capitalista, ma serve solo per essere cooptato dal capitale che così crea un mercato di nicchia di cui soddisfare la domanda. Già sapevo che se vogliamo salvare l’ambiente dobbiamo abbandonare gradualmente l’attuale agricoltura industriale per abbracciare un sistema fatto di produzioni biologiche locali, permacoltura e un uso responsabile degli ogm. Già sapevo che dobbiamo passare dagli allevamenti industriali ad un sistema fatto di allevamenti decentrati a livello locale e carni prodotte artificialmente. Già sapevo che occorre passare da una dieta fortemente carnivora ad una più vegetariana, pur ammettendo l’impossibilità di un veganismo mondiale. Non avevo però tenuto conto di una cosa, che se è vero che una scelta più vegetariana ha meno costi di una più carnivora, non tutto il vegetariano nasce uguale.

Allora, dov’è la questione? Cosa ho dimenticato? Che l’Impossible Whopper è fatto con la soia. Ma non soia qualunque, bensì un apposito ogm che produce l’ematina, che dà uno spiccato sapore di carne. Di per sé, l’alterazione genetica non è un pericolo, ma la maggior parte della soia ogm coltivata nei cosiddetti stati uniti, compresa quella usata per l’Impossible Burger, è compatibile RoundUp, brevettata e prodotta dalla Bayer (che di recente si è fusa con la Monsanto) e trattata con un pericoloso pesticida conosciuto come glifosato ovvero, appunto, RoundUp.

Se è vero che vari studi dimostrano che gran parte del glifosato va via lavando a fondo il prodotto, il che riduce i possibili effetti negativi associati al consumo, è però anche vero che il glifosato è pur sempre dannoso per l’ambiente e, potenzialmente, per la nostra salute in generale. Viene spruzzato su ciò che mangiamo, filtra nella nostra terra, finisce nella nostra acqua e viene ingerito dagli animali, tutte cose con cui possiamo entrare in contatto o consumare. Allora la domanda è: non è che i presunti vantaggi ambientali derivati dal fatto che l’Impossible Whopper è vegetariano sono annullati dal fatto che sia fatto con soia ogm brevettata trattata con glifosato, magari assieme ad altre pratiche pericolose per l’ambiente come la monocoltura?

In tutta onestà, non sono sicuro. Non ho ricerche o numeri da mostrare. Sono solo una persona preoccupata che cerca di capire come fare un po’ meno danni al mondo che ci ospita. No, Burger King non ci salverà. E neanche il consumismo etico. Ma possiamo diminuire il consumo di carne, mangiare più alimenti completi, mangiare biologico quando possiamo, coltivare il nostro orto se ci è possibile, e sostenere l’agricoltura locale quando possiamo farlo. Questo è il meglio che possiamo fare mentre ci diamo da fare per smantellare e rimpiazzare l’attuale sistema distruttivo basato sull’industrializzazione dell’allevamento e dell’agricoltura.

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