Denaro Senza Stato

Di Black Cat. Originale pubblicato il 7 ottobre 2019 con il titolo Money Without the State. Traduzione di Enrico Sanna.

David Graeber, in Debt, attacca quello che definisce “il mito del baratto”, l’idea che il denaro sia un’invenzione collettiva, uno standard universalmente riconosciuto per evitare i problemi del baratto. E ha perfettamente ragione: è un falso mito. Alcuni dei suoi fan più caparbi si sbagliano: non dice mai che i mercati, o qualcosa di abbastanza simile al “denaro” da avere lo stesso nome, sono impossibili senza lo stato. Sarebbero semplicemente diversi.

Il denaro emesso dallo stato ha il valore che ha anche perché tutti sanno che serve, sia perché è (talvolta) coperto da beni fisici, e sia perché tanti lo usano per pagare le tasse ed evitare l’arresto o la confisca dei beni. E poi è lo stato che copre il denaro con beni tenuti e custoditi dallo stesso stato, e molti ne hanno bisogno unicamente perché serve a pagare le tasse e/o per scambiarlo con beni. Dire che il denaro attuale (cioè con le dinamiche della valuta statuale) è un’innovazione consensuale significa fare propaganda gratis per l’attività dello stato, trattare la violenza dello stato come semplice effetto passivo delle leggi della natura.

Ma questo non significa che il denaro senza stato è impossibile. Graeber non lo afferma affatto. Nel libro, Graeber dice esattamente il contrario. Spiega come popolazioni che vivono in zone in cui lo stato è totalmente, o quasi, assente riescono facilmente a gestire un’economia di mercato; tale mercato, però, si basa su un complesso sistema di credito, così che ognuno è debitore nei confronti degli altri.

Dice Graeber:

in comunità e mercati reali, praticamente ovunque… è molto facile scoprire come ogni persona è in debito verso gli altri in una dozzina di modi diversi, e che gran parte delle transazioni avviene senza denaro.

Se anche esistesse una situazione come quella immaginata nel “mito del baratto”, non durerebbe. Una situazione in cui nessuno si fida di nessuno abbastanza da fargli credito, ma anche una situazione in cui le persone vogliono scambiare beni e servizi le une con le altre, condurrebbe inizialmente alla questione di come soddisfare la “coincidenza di bisogni reciproci”.

Ma ci sarà stato (molto probabilmente) un bene, tra i tanti, che molti, data l’elevata richiesta naturale, avranno voluto utilizzare come denaro. Sapevano che questo bene, una volta accettato, avrebbero potuto scambiarlo con altre persone; e questo uso come merce di scambio avrebbe incrementato ulteriormente la domanda di tale bene. Perché un bene fungesse da moneta, ovviamente, avrebbe dovuto soddisfare certe altre caratteristiche di portatilità, fungibilità e così via. Di esempi così ce ne sono tanti. Gli esperti lo chiamano “denaro merce”. Come le sigarette che nelle carceri sono usate come denaro.

È solo in casi estremi come la prigionia, o in rapporti con sconosciuti, che il denaro merce (o forme meno efficienti di baratto) viene usato. Si tratta dopotutto di situazioni caratterizzate da scarsa fiducia reciproca. Dice Graeber:

…si comincia così a capire perché non ci sono società basate sul baratto. Sarebbero società fondate sul sospetto reciproco, in cui ognuno è sempre visto come un potenziale pericolo. Certo però capita talvolta che si ricorra al baratto tra persone che si conoscono, e anche tra sconosciuti, ovvero tra persone che non hanno un legame di responsabilità o di fiducia reciproca, o che non desiderano avere rapporti duraturi.

Ma il denaro merce ha ben noti problemi, ed è piuttosto ben studiato tanto che non c’è bisogno di scriverci sopra un saggio: il denaro merce è meglio di nulla, ma svolge malamente la funzione di deposito di valore per due ragioni. Primo, come tutti gli oggetti si degrada col tempo. Secondo, qualunque forma di denaro merce ha un qualche valore d’uso intrinseco, oltre che essere in qualche modo riproducibile e anche consumabile; i risparmi sotto forma di denaro merce, pertanto, potrebbero subire un qualche imprevedibile effetto deflazionario o inflazionario.

L’argomento denaro merce è fin troppo noioso e analizzato da dedicargli spazio. La sua utilità si rivela unicamente in caso di interazioni in cui la fiducia reciproca è nulla, e gran parte delle interazioni non è così. Gran parte delle economie, soprattutto quelle in cui la presenza dello stato è minima o nulla, si basano sulla fiducia. Gli unici scambi che non si basano sulla fiducia sono quelli a breve termine: o si usa la fiducia o si usa la forza; ma la forza nel lungo termine genera fiducia solo nella forza. E allora perché non basarsi sulla fiducia?

Debt tratta di quelle economie di mercato basate sulla fiducia, in cui lo stato è marginale o inesistente. Così erano le società del primo Medio Evo:

Pare che sia accaduto proprio così quando gran parte dell’Europa “tornò al baratto” dopo il collasso dell’Impero Romano, e poi quando si sfaldò l’Impero Carolingio. La popolazione continuò a fare i conti con la vecchia valuta imperiale, anche se non usava più le monete.

…tutti continuavano ad attribuire un certo valore a strumenti di lavoro o bestiame facendo riferimento alla vecchia valuta, anche se le monete avevano smesso di circolare.

La cosa apparirebbe strana agli occhi di un anarchico di mercato di sinistra. Certo, niente di terribile: c’era un’economia senza stato ma con il mercato, come abbiamo detto. Il problema, però, è che non accadde come spesso si racconta.

Come dice Kevin Carson in The Iron Fist Behind the Invisible Hand:

Anarchici sostenitori del sistema mutualista e individualista, come William Greene [Mutual Banking], Benjamin Tucker [Instead of a Book], e J. B. Robertson [The Economics of Liberty] considerano il monopolio monetario un punto centrale del sistema capitalista basato sui privilegi. In un sistema bancario genuinamente libero e di mercato, qualunque gruppo di individui potrebbe mettere su un istituto di credito cooperativo e emettere credito monetizzato sotto forma di banconote contro collaterali di loro scelta, imponendo l’accettazione di questa moneta come forma di pagamento quale condizione per far parte della banca. Greene immagina che questa banca potrebbe accettare come collaterale non solo una proprietà materiale, ma anche un “pegno [sulla] produzione futura” [pag. 73].

Per quanto alcuni esponenti dell’LWMA siano arrivati a sostenere che l’imposizione della moneta statuale abbia rappresentato la spinta principale all’imposizione del capitalismo, non pare che ci siano molte idee su come dovrebbe essere una moneta astatuale. Attorno a queste ruotano due falsi assunti, entrambi contenuti nel concetto di credito cooperativo (come spiegato più su). Il primo è che la moneta debba essere emessa da associazioni che hanno solo quel compito. Il secondo è che la moneta debba essere coperta da qualcosa.

Il pagherò, invece non è necessario che sia avallato da qualcosa. Né da una preesistente proprietà, né dalla promessa di una futura prestazione lavorativa. È sufficiente dire “mi va bene” e, se c’è la fiducia, il pagherò ha valore. Ovviamente, il pagherò può essere avallato dalla promessa di un bene o di una prestazione lavorativa; ma il fatto di credere che la promessa verrà mantenuta è in séun atto di fiducia. E l’avallo di un pagherò non è altro che un modo per rafforzare la fiducia che gli altri hanno nella promessa mettendo in chiaro come quella promessa verrà onorata.

Quindi, al termine di tutto c’è la fiducia, nient’altro che la fiducia. Il denaro non è rappresentato dalla moneta! Il denaro non è neanche l’avallo della moneta. Se con lo stato, il denaro diventa una questione di costrizioni, così come la tassazione, senza lo stato non è che una questione di fiducia.

Ma bisogna tenere in mente che anche la fiducia ha un limite; i pagherò sono soggetti ad inflazione. Oltre un certo limite ragionevole, più pagherò si emettono e meno ci si aspetta che siano onorati, e dunque meno probabile diventa che le persone li accettino, e anche quando li accettano sicuramente vorranno qualcosa di più per compensare il rischio implicito. E se qualcuno promette più di quanto può garantire, finisce in una spirale per cui è costretto a promettere sempre di più, finché nessuno accetta più il suo credito. L’unico modo per bloccare questo processo, allora, è il ripagamento del debito e il ritiro dei pagherò dalla circolazione.

Come dice Graeber:

Se il denaro è una unità di misura, cosa misura? Semplice: il debito. La moneta non è che un pagherò.

…Come nasce il denaro a credito? Torniamo alla… scena immaginaria di prima. Poniamo che Joshua dia un paio di scarpe a Henry e… Henry prometta di rendergli qualcosa di valore equivalente… con un pagherò. Joshua potrebbe aspettare che Henry abbia qualcosa di utile per riscattare il pagherò. In tal caso, Henry straccerebbe il pagherò e tutto finirebbe lì. Ma poniamo che Joshua passi il pagherò ad un terzo, Sheila, a cui deve qualcos’altro. E da qui ad un quarto, Lola, così Henry ora è in debito con lei. Il denaro nasce così. Non ha una fine logica. Poniamo che Sheila voglia acquistare un paio di scarpe da Edith. Basta che le passi il pagherò rassicurandola che Henry è una persona fidata. In principio, non c’è una ragione per cui il pagherò smetta di circolare, anno dopo anno, purché le persone abbiano fiducia in Henry. Dopo qualche tempo, però, potrebbe accadere che la gente non ricordi più neanche chi abbia emesso il pagherò.

…Una volta Keith Hart mi ha raccontato di suo fratello, un militare britannico di stanza a Hong Kong. I militari erano soliti pagare il conto del bar con assegni di conti in Inghilterra. Il commerciante rigirava l’assegno, che a quel punto circolava come moneta. Una volta gli capitò di vedere in un negozio uno dei suoi assegni con una quarantina di minuscole scritte in cinese.

…il valore di una singola moneta non è l’unità di misura del valore di qualcosa, ma l’unità di misura della fiducia negli altri.

La fiducia rende tutto più complicato. … [S]olitamente, la difficoltà sta nel capire perché le persone dovrebbero fidarsi di un pezzo di carta. Dopotutto, chiunque potrebbe mettere il nome di Henry su un pagherò. (grassetto mio)

Perché, dunque? Questo sarebbe il problema principale di un sistema monetario astatuale diffuso capillarmente: come prevenire le frodi.

Graeber fornisce qualche ulteriore esempio dettagliato di sistemi creditizi operanti nel mondo. Ad esempio, tra musulmani:

…le persone importanti erano solite depositare gran parte della loro ricchezza e pagare le occorrenze quotidiane con lettere di credito.

…Gli assegni potevano essere girati e trasferiti, e le lettere di credito potevano attraversare l’Oceano Indiano o il Sahara. Se non diventarono denaro a tutti gli effetti fu solo perché, operando in maniera assolutamente indipendente dallo stato (non potevano essere usati per le tasse, ad esempio), il loro valore si basava sulla fiducia e la reputazione. Il ricorso alle corti islamiche era solitamente un atto volontario o mediato dalle corporazioni dei mercanti e dalle associazioni civiche. Dato il contesto, bastava che un poeta famoso componesse qualche verso satirico su qualcuno che aveva emesso assegni a vuoto per rovinarlo.

…in un’economia basata sul credito e senza sistemi coercitivi statali (la polizia non arresta gli imbroglioni e il giudice non ordina sequestri di beni), il buon nome di chi emette un pagherò è parte significativa del suo valore. Pierre Bourdieu, parlando di una simile economia basata sulla fiducia in Algeria, dice: si può convertire l’onore in denaro, ma è quasi impossibile convertire il denaro in onore.

Poi parla dell’Europa del Cinquecento, soprattutto l’Inghilterra (anche se, spiega, è fuor di dubbio che anche l’Europa medievale avesse un’economia basata sul debito, ma non abbiamo prove sufficientemente dettagliate):

Nelle cittadine e nei villaggi, lontano dallo stato, le norme medievali sopravvivevano intatte, e il “credito” era, più che mai, una questione di onore e reputazione.

…nei quartieri poveri delle città o dei grossi borghi, i commercianti producevano da sé le proprie monete di piombo, cuoio o legno. Nel sedicesimo secolo, la cosa divenne una sorta di mania, con artigiani e perfino vedove povere che producevano il proprio denaro per far quadrare i conti. Altrove, le persone in affari con il macellaio, il fornaio o il ciabattino locale semplicemente mettevano ogni cosa sul conto. Idem per chi frequentava il mercato settimanale o vendeva latte, formaggio o cera per candele prodotte dai vicini.

Solitamente, nei villaggi le uniche persone che pagavano in contanti erano i forestieri e le persone considerate poco affidabili: poveri e buoni a nulla notoriamente così sfortunati che nessuno dava loro credito. Dato che tutti erano coinvolti nella vendita di qualcosa… ognuno si ritrovava ad essere ad un tempo creditore e debitore; gran parte del reddito famigliare consisteva in promesse di altre famiglie; ognuno sapeva e teneva in conto ciò che i vicini dovevano l’uno all’altro; ogni sei mesi circa la comunità faceva un generale “rendiconto” pubblico, si cancellavano circolarmente i debiti reciproci, e solo le piccole differenze che avanzavano venivano saldate con monete o beni fisici.

Lo stravolgimento delle nostre assunzioni deriva dal fatto che l’origine del capitalismo viene fatta risalire a qualcosa chiamato vagamente “mercato”: il vecchio sistema basato sul mutuo aiuto e la solidarietà sarebbe crollato per far posto ad un mondo basato sul calcolo freddo, in cui ogni cosa ha un prezzo. In realtà, gli abitanti dei villaggi inglesi non vedevano contraddizione tra le due cose. Da un lato, credevano fortemente nella gestione collettiva dei campi, i corsi d’acqua e i boschi, nonché nella necessità di aiutare il prossimo in difficoltà. Dall’altro lato, il mercato era considerato una forma attenuata dello stesso principio in quanto si basava interamente sulla fiducia.

…Fiducia in questo mondo significava tutto. Il denaro era soprattutto fiducia, gran parte degli affari venivano conclusi con una stretta di mano. La parola “credito” per la gente significava soprattutto una reputazione fatta di onestà e integrità morale. Quando si trattava di concedere un prestito o di valutare un utile netto, l’onore, la virtuosità e l’integrità di una persona, così come la fama di persona generosa, decente e amabilmente socievole avevano la loro importanza. Il piano finanziario e quello morale finirono così per confondersi. Ci si poteva riferire ad una persona dicendo che era “meritevole”, “altamente stimata”, o “una persona di poco conto”, oppure si diceva “dare credito” per intendere una persona da prendere sulla parola (la parola “credito” ha la stessa origine di “credere” e “credibilità”); ed “estendere il credito” significava confidare sulla capacità di una persona di ripagare un debito.

In calce a questa originale discorso sulla teoria delle economie di mercato basate sul debito, Graeber aggiunge questa precisazione:

Questo sistema basato sul debito può funzionare in un piccolo villaggio, dove tutti si conoscono, o anche in una comunità più ampia, come quella dei mercanti italiani del sedicesimo secolo o di quelli cinesi del ventesimo, in cui ognuno poteva tenere traccia di ogni altra persona coinvolta. Ma non può dar vita ad un sistema monetario tout-court, e nessuno ha mai dimostrato che l’abbia fatto. Occorrerebbero milioni di pagherò per far sì che, anche solo in una città di dimensioni medie, ogni persona abbia quanto gli occorre per le normali transazioni quotidiane. Per garantire un tale numero di pagherò, Henry dovrebbe avere una ricchezza sconfinata.

Graeber spiega quindi come qualche re d’Inghilterra, un certo Enrico, abbia dato vita all’attuale sistema monetario inglese concedendo un enorme prestito alla Banca d’Inghilterra.

Sostanzialmente, Graeber individua tra problemi insiti in questo sistema creditizio:

1. Non evita i falsi.

2. Non può emettere un numero sufficiente di pagherò.

3. Non registra chi può o non può onorare i debiti.

E questi problemi, nota, sembrano insormontabili. In passato, sono sempre stati risolti attraverso il ricorso ad un singolo individuo o a un singolo organismo (il re o lo stato) che emette titoli di debito, combatte i falsari e tiene alta la reputazione dei titoli stessi.

In questo ha ragione: questo era il solo modo per risolvere il problema. Era. Perché ora la tecnologia è progredita.

1. La tecnologia Bitcoin, magari con l’aggiunta delle sottoscrizioni pubblico/privato, potrebbe facilmente creare un sistema che rende difficile la falsificazione di un titolo di debito. Questo risolverebbe non solo il problema della verifica della firma, ma anche quello dell’emissione di titoli e ricevute.

2. Emettere un numero sufficiente di pagherò non è difficile se tali pagherò sono digitali.

3. Tenere traccia di un gran numero di persone, e della loro reputazione, è facile con i moderni computer; tanto che molte rogne attuali vengono dalla facilità con cui si tiene traccia delle persone. Questo è ciò che ci si aspetta da un serio sistema monetario (non necessariamente una criptovaluta, ma probabilmente sì), che serva più ad emettere, scambiare e valutare pagherò che a scambiare denaro.

Oggi siamo in grado di creare grossi sistemi monetari basati sul debito. La tecnologia è pronta, basta mettere assieme i pezzi.

Ma le monete digitali che abbiamo visto finora non funzionano affatto così. PayPal è poco meno di un servizio bancario. Bitcoin e i suoi emuli (sostanzialmente) cercano di fare le veci delle valute a base fiscale che tutti conosciamo, ma senza fisco.

Certo Bitcoin come valuta non fa faville. Il denaro dovrebbe essere una riserva di valore, una unità di conto e un mezzo di scambio. Bitcoin è orribile come riserva di valore e come unità di conto, in entrambi i casi per la stessa ragione: il suo valore fluttua molto rapidamente. Perché fluttui è al di là degli obiettivi di questo saggio ed è stato spiegato abbondantemente altrove. Quello che vorrei spiegare è il successo nonostante i difetti.

I Bitcoin hanno valore perché le persone sono disposte a pagarli con moneta a base fiscale. E questo per poi usare i Bitcoin per pagare online merci illegali. Detto altrimenti, il Bitcoin è un metodo per offuscare i propri dati finanziari. È tutto qui e – finché non serve a pagare le tasse o contrarre un mutuo – non può essere altro. Il Bitcoin deve tutto il suo valore all’esistenza degli stati. Se gli stati dovessero scomparire domani, i Bitcoin perderebbero il loro valore, nessuno sarebbe disposto a pagarli con moneta statuale, nessuno li accetterebbe in cambio di droghe che, oltretutto, senza lo stato non sarebbero più illegali.

Per molti versi, il Bitcoin è il contrario di ciò che occorrerebbe in una società astatuale: si basa su una pseudo-valuta invece che sul credito e non fa nulla per verificare l’affidabilità della parti coinvolte. Occorrerebbe una versione digitale dei vecchi sistemi basati sul credito e la fiducia.

Sistemi così dovrebbero essere tanti e in concorrenza tra loro. Anche perché le persone hanno opinioni diverse riguardo gli aspetti positivi dei vari sistemi. Alcuni si fidano di un algoritmo, mentre altri confidano più su principi religiosi o filosofici. Questi ultimi potrebbero vietare il prestito ad interesse, indire una giornata della remissione dei debiti o esercitare altre pratiche economiche d’ispirazione religiosa a me sconosciute.

Detto questo, però, è quasi impossibile stabilire il sistema migliore (anche profano o matematico) per valutare la fiducia; dopotutto, si tratta di azioni umane, colme di intelligenza pratica (métis). In casi simili il computer è utile, ma non perché riesce meglio dell’uomo a valutare le relazioni e le interazioni sociali (i dati dimostrano che, anche in condizioni ideali, sono alla pari), bensì perché possono instancabilmente tenere traccia di un numero enorme di relazioni. Un sistema così quantificherebbe e terrebbe conto, esternamente, del grado di fiducia da attribuire ad ogni persona (almeno per quanto riguarda la possibilità di ripagare i debiti e valutare la solvenza altrui), mentre il grado di fiducia nel sistema che ha ogni persona è qualcosa che non può essere quantificato o messo per iscritto.

In pratica, un tale sistema digitale sarebbe solo un indicatore della fiducia. Il sistema si fida (o diffida) di una certa persona, e la persona si fida (o diffida) del sistema; se il sistema si fida di una persona e tu ti fidi del sistema, puoi fidarti anche di quella persona. Il sistema avrebbe valore perché permetterebbe di dare o ricevere credito, e più generalmente di confidare in molte più persone di quante potremmo senza ausili. Sarebbe una protesi mentale, come la scrittura; come la scrittura ci permette di ricordare e comunicare più diffusamente di quanto non potremmo altrimenti, così questo sistema ci permette di valutare la fiducia di molte più persone.

Anche per questo non riesco a spiegarne il funzionamento in dettaglio. Non solo non sono un esperto, ma credo anche che sarebbe un sistema fortemente empirico, l’esistenza di numerosi sistemi in competizione tra loro eviterebbe la possibilità che diventi fonte di potere centralizzato e gerarchico. E diversi sistemi sarebbero in competizione tra loro sul mercato, come tante altre cose. La competizione potrebbe anche far nascere una sorta di interrelazione, per cui si potrebbero spostare debiti da un sistema all’altro, fortificando così il valore e la stabilità del debito in un dato sistema.

Posso però azzardarmi ad abbozzare alcune caratteristiche che tali sistemi potrebbero o dovrebbero avere.

Primo e più importante, dovrebbero essere in grado di gestire le mele marce; dovrebbero esserci un modo per valutare l’affidabilità dei dati relativi ad un certo conto e soppesare tali dati. Una sorta di valutazione meta-fiduciaria: quanto il sistema confida, non sulla restituzione del debito, ma sulla valutazione positiva dell’atto di ripagare un debito. Forse le due cose coincidono, forse l’affidabilità delle persone interessate è un loro tratto caratteristico e non cambia secondo il contesto. In quel caso, ognuno avrà la stessa valutazione. Se così non fosse, il sistema dovrebbe garantire la possibilità di appello, magari con un procedimento automatizzato, o tramite l’insieme dei moderatori che gestisce il sistema.

Questo mi porta alla seconda caratteristica, che secondo me dovrebbe essere universale: a prescindere dalla presenza di moderatori, il sistema dovrebbe trattare se stesso come se fosse un attore all’interno della sua rete di debiti, un attore in grado di emettere debito per conto suo. Ovviamente, visto che il sistema è libero di imporre la sua valutazione su ogni cosa, finirebbe probabilmente per dare permanentemente una valutazione massima di se stesso. Questo significa che il sistema ha la massima fiducia in se stesso, e pertanto la fiducia di una persona nel debito emesso dal sistema dovrebbe essere sempre pari alla fiducia riposta nel sistema stesso. Quindi il debito emesso dal sistema deve godere sempre di una buona fiducia, perché se così non fosse significherebbe che gli utenti non valutano positivamente il sistema.

Il debito emesso dal sistema dovrebbe essere usato dal collettivo per pagare se stesso, dovrebbe essere usato dalle persone per ripagare il tempo impiegato a far funzionare il sistema tramite la potenza di calcolo distribuita (nell’attuale linguaggio delle cripto-valute si chiama “estrazione mineraria”), e/o dovrebbe essere dato a chi valuta le transazioni, perché dopotutto sono persone che migliorano l’affidabilità generale del sistema. E questa è ovviamente la ragione per cui il sistema non dovrebbe dare una paga extra a chi aggiunge valore al sistema stesso: più il sistema emette debito e meno è affidabile, come qualunque altra persona.

Tutto ciò mi porta alla terza caratteristica, che secondo me dovrebbe essere universale: il debito del sistema dovrebbe essere riscattabile. In fin dei conti, i pagherò di un sistema valgono solo se il sistema ci compra qualcosa, o impone una commissione, o in qualche modo cancella i pagherò stessi. Magari il sistema potrebbe richiedere il pagamento di una quota di servizio mensile, tornando a certe caratteristiche della valuta statuale. Magari un sistema potrebbe concedere ad interesse grossi prestiti, del tipo che le persone sono riluttanti o incapaci a concedere; in pratica, il sistema fungerebbe da banca (anche se, come spiegato altrove, a tassi bassissimi e con politiche di rifinanziamento agevolatissime) con interessi pagabili (ovviamente) con i suoi stessi pagherò. Fare previsioni è molto difficile. Quel che è certo, però, è che qualcuno dovrà gestire il sistema in qualche modo, che questo qualcuno dovrà essere pagato, e che il pagamento dovrà essere utilizzabile perché sia accettato.

Quarto e ultimo, credo che questi sistemi subiranno di fatto una sorta di controstallia. Le persone e le organizzazioni astatuali hanno generalmente un’aspettativa di vita molto più breve degli stati; è logico quindi aspettarsi che il denaro basato sul debito circoli molto più velocemente del denaro statuale, e che il tasso di risparmio del primo sia più basso. Nessuno vuole aspettare anni o decenni la restituzione di un debito: e se l’entità con cui si è in credito cessa di esistere? Il rischio, in una certa misura, potrebbe essere mitigato da norme sul fallimento o la successione, ma la loro applicazione generale potrebbe essere debole, o, in alcuni casi, i beni potrebbero non essere sufficienti. In qualunque portafoglio di debiti c’è un tasso naturale e stocastico di controstallia.

Ma se già ora diciamo che sarebbero una gran cosa, e addirittura possiamo anticiparne le caratteristiche, perché allora questi sistemi non esistono già? Dopotutto, i cellulari è dalla metà degli anni duemila che sono un fatto comune, e la blockchain risale al 2008. Dovremmo forse credere che i mercati sono così inefficienti che occorre più di un decennio per combinare queste due cose assieme? No. Il fatto è che lo statalismo rende inutili sistemi di questo genere.

Un esempio notevole è rappresentato dai LETS (Local Exchange Trading System) e dalle banche del tempo; ne è pieno il mondo, ma non sono mai decollati. Un sistema monetario può essere solido quanto si vuole, ma è perfettamente inutile se chi deve ricevere un pagamento non lo accetta. E in un sistema statuale, in cui (gran parte del)la gente spende soldi, abbiamo a che fare con persone e grosse istituzioni non negoziabili: il supermercato non accetta pagamenti con sistemi sperimentali, e così il padrone di casa o la finanziaria, per quanto uno cerchi di dimostrarne l’affidabilità.

E anche se volessero accettarlo (e hanno buone ragioni per non farlo, visto che il supermercato non saprebbe come gestire quel pagamento, e né il padrone di casa né il supermercato hanno familiarità con questi sistemi), non potrebbero farlo perché non potrebbero usarlo per pagare le tasse e faticherebbero a trovare qualcuno che lo accetti. Da notare, poi, che anche voi (se avete proprietà tassabili) ne avrete bisogno per pagare le tasse, se non volete finire in galera e/o farvi confiscare quel poco che avete messo da parte.

Questo è il paradosso che sta al cuore del denaro astatuale: potrà essere usato quando lo stato non sarà più lì a bloccarne l’uso, ma non finché lo stato è presente. Ancora una volta si presenta la proposta insurrezionale (piuttosto che rivoluzionaria): man mano che le persone si liberano dello stato, si allontanano dal suo raggio d’azione, reagiscono, riescono anche (devono, man mano che lo stato si ritira) a trovare il modo per portare avanti i loro affari tra loro. Ma questa infrastruttura deve essere preparata prima, prima che ce ne sia bisogno. Quando si arriva al momento del bisogno, non c’è più tempo. Se ne avete le capacità, potete programmare un’applicazione, una moneta, qualunque cosa ne faccia le funzioni. Qualunque cosa sia, è assolutamente necessario che sia lì, in attesa, in caso di bisogno.

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