Troppo, Troppo Pochi, Troppo in Fretta

Di Kevin Carson. Originale pubblicato il 5 marzo 2017 con il titolo Wealth is Concentrating Too Fast to Keep Up. Traduzione di Enrico Sanna.

Ricordate il rapporto Oxfam dell’anno scorso secondo cui sessantadue persone possedevano una ricchezza equivalente a tutti i poveri messi assieme? Ora sono sei (!): Bill Gates, Warren Buffett, Jeff Bezos, Amancio Ortega, Mark Zuckerberg e Carlos Slim Helu. Nel giro di un anno, la ricchezza posseduta da queste persone è cresciuta del 20% da 343 a 412 miliardi, e tutti assieme possiedono l’equivalente della metà più povera del genere umano.

Da sessantadue a sei. È una crescita abnorme della concentrazione di ricchezza. Soprattutto se si pensa che è avvenuta in un anno. Quasi cinquant’anni fa il sociologo Robert Merton, in riferimento al fenomeno, coniò l’espressione “Effetto Matthew”: “a chi ha sarà dato”. Ma mai come oggi il concetto ha trovato espressione pratica. Sei persone, che potrebbero tranquillamente stare in un tinello, hanno la ricchezza di quattro miliardi di esseri umani.

Come è potuto accadere? I soliti sospetti di destra, difensori professionisti di quello che chiamano “il nostro sistema basato sulla libera impresa”, fanno di tutto per minimizzare. Ma il semplice fatto che sempre più ricchezza si concentra in sempre meno mani dovrebbe far capire anche ai più distratti che “il nostro sistema basato sulla libera impresa” tanto libero non è.

Come dice un personaggio della trilogia The Illuminatus!, di Robert Shea e R. A. Wilson:

“Il privilegio implica l’esclusione dal privilegio, così come il vantaggio implica lo svantaggio. Allo stesso modo, matematicamente reciproco, il profitto implica una perdita. Se noi due ci scambiamo beni dello stesso valore, facciamo commercio: nessuno dei due guadagna né perde. Ma se scambiamo beni di valore diverso, allora uno guadagna e l’altro perde. È matematico. Sicuro. Ora, questi scambi matematicamente impari accadono perché una delle parti è più furba dell’altra. In un mondo totalmente libero, in anarchia, gli scambi impari sarebbero sporadici, non la norma. Un fenomeno la cui periodicità è impredicibile, matematicamente parlando. Ora, se vi guardate attorno non vedete tutte queste funzioni impredicibili. Quella che vedete è una funzione matematica liscia: il profitto va tutto ad un gruppo di persone e le perdite si accumulano invariabilmente su tutti gli altri. Perché? Perché il sistema non è né libero né casuale, direbbe un matematico. E allora dov’è la funzione determinante, il fattore che controlla le altre variabili…? Il privilegio… Quando A e B si incontrano sul mercato, non contrattano da pari a pari. A contratta da una posizione privilegiata. Vince sempre. E B perde sempre.”

Uno scambio alla pari, tra soggetti posti sullo stesso piano, è una transazione a somma positiva in cui nessuna delle due parti guadagna a spese dell’altra. Il privilegio è il contrario. Per ogni persona che prende un dollaro non lavorato, diceva il leader dei Wobbly Big Bill Haywood, c’è qualcun altro che ha lavorato per un dollaro mai preso. Questo perché lo scambio non avviene alla pari. Una parte trae beneficio a spese dell’altra perché il loro potere è diverso: uno dei due ha alle spalle la forza dello stato.

Le ricchezze dei più ricchi e delle aziende più grandi al mondo, ad esempio, non vengono principalmente dalla produzione di qualcosa, ma dal fatto che controllano le condizioni alle quali ad altri è permesso produrre. Proprio così: intascano una rendita in cambio di un “servizio” che consiste nel non ostacolare l’attività produttiva altrui.

Nel mondo, gran parte del cibo non è prodotto da persone che coltivano sulla propria terra quello che consumano, o che vendono ad altri. È prodotto da persone che coltivano terre, perlopiù rubate, di proprietà di persone che offrono accesso in cambio di un tributo. Gran parte delle società manifatturiere del mondo non ha fabbriche. Delega la produzione a sfruttatori che usano la “proprietà intellettuale”, ovvero brevetti e marchi, per imporre un monopolio sulla vendita del prodotto finito. E la più grande concentrazione della ricchezza in assoluto viene dal privilegio, garantito dallo stato, di poter prestare dal nulla il capitale circolante e di anticipare il credito contro future produzioni; una funzione che, se l’attività bancaria non fosse soggetta ad autorizzazione e se non esistesse il corso legale, potrebbe essere svolta dalle classi produttrici stesse, che agendo in concerto anticiperebbero il credito sulla produzione futura.

I vari Gates e Buffett del mondo devono la loro ricchezza allo stato, né più né meno come un qualunque feudatario o commissario sovietico.

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