Capitalismo in Centimetri e Chili: una Parabola

Di Kevin Carson. Originale: Capitalism in Inches and Pounds: A Parable, dell’undici marzo 2026. Tradotto in italiano da Enrico Sanna.

La storia secondo cui i capitalisti servono a fornire i lavoratori dei mezzi di produzione, e il profitto rappresenta il compenso per fare ciò, non ha senso.

Tutto quello che hanno i capitalisti è il diritto digitalizzato di assegnare a qualcuno i mezzi di produzione e le risorse fisiche. Tutte le risorse materiali, mezzi di produzione e materie prime, sono il prodotto dell’azione del lavoratore su ciò che la natura offre.

Il punto in questione riguarda il processo con cui i capitalisti sono arrivati a possedere quei diritti, su carta o digitale, e come i lavoratori sono arrivati a dipendere da quei diritti. Perché invece di vedere gruppi di lavoratori che agiscono liberamente sui beni della natura, anticipandosi reciprocamente le risorse fisiche e utilizzando una semplice unità di conto per segnare chi deve quali risorse a chi, perché invece ci si deve rivolgere a qualcuno che possiede una scorta di diritti di carta?

Perché i capitalisti hanno la capacità di interporsi tra gruppi di lavoratori e dare l’illusione che stiano “offrendo” qualcosa mentre in realtà non fanno che esigere un pedaggio per un permesso?

Alla base del problema c’è il mito secondo cui il denaro è una “cosa”, una sorta di merce che esiste indipendentemente e ha un suo valore, mentre di fatto è una semplice unità di misura, come il centimetro o il chilo. Il denaro e il sistema di credito si basano sul mito secondo cui una certa categoria di persone può accumulare diritti di carta e “dare in prestito” il credito “sulla base di” questi diritti; e per questo “servizio” avrebbero diritto ad un compenso.

Non ha senso che per tagliare legname e farci qualcosa il falegname debba prima trovare qualcuno che ha una scorta di centimetri ed è disposto a prestargliene qualcuno. Immaginate lo spreco di risorse e la produzione mancata se fosse davvero così. Pensate a quante case non si potrebbero costruire, e quanti alimenti non verrebbero consumati, se il falegname prima di segare il legname, o il macellaio prima di pesare un pezzo di carne, dovessero prima pagare un compenso a chi possiede centimetri e chili per il loro uso. Un’intera categoria vivrebbe di questi compensi come premio per aver offerto il “servizio produttivo” di non aver impedito la produzione. Molto valore d’uso non si realizzerebbe, nonostante i produttori possiedano la forza lavoro e le risorse necessarie, perché mancano i soldi per carenza di centimetri e chili. I proprietari di centimetri e chili userebbero i loro guadagni per comprare altri centimetri e chili, concentrandoli in poche mani e chiedendo prezzi sempre più alti. Centimetri e chili si accumulerebbero, sarebbero molti più di quelli che servono, mentre molta forza lavoro e risorse sarebbero inutilizzate, il tutto perché i produttori non potrebbero permettersi i centimetri e i chili di cui hanno bisogno per mettere in moto la loro forza lavoro e le loro risorse.

Questo è il mondo in cui viviamo.

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