Verso un Comunismo del Copyright?

Di Kevin Carson. Articolo originario: Copyright Communism?, del 15 maggio 2009. Tradotto in italiano da Enrico Sanna.

In un’intervista del 2005 Bill Gates liquidava il movimento open source/cultura libera definendolo “una sorta di comunismo aggiornato che vuole togliere l’incentivo di musicisti, cineasti e produttori di software in varie forme.”

Sorvoliamo sul fatto che Gates sull’argomento parla da ipocrita. Sorvoliamo anche sul fatto che lui stesso ha sviluppato il compilatore BASIC della Microsoft utilizzando l’open source (“Se vuoi scrivere programmi la cosa migliore da fare è studiare il software migliore prodotto da altri. A me è bastato frugare tra i rifiuti del Computer Science Center per trovare interi listati dei loro sistemi operativi.”). E sorvoliamo infine anche sul fatto che questo entusiasta “rovistatore di cassonetti” nel 1976 ha avuto la faccia tosta di lamentarsi presso il Homebrew Computer Club per le diffuse violazioni del diritto d’autore di BASIC che gli stavano togliendo il pane dalla bocca (“molti di voi rubano il software”), lui che gode di un fondo fiduciario multimilionario fin dalla nascita.

Ma lasciamo perdere quello che ha fatto. Quante fortune frutto di ruberie col tempo sono passate in paradiso.

Concentriamoci invece sull’oggetto della sua predica: chi pensa che lo stato non debba garantire il profitto di chi lavora è un comunista.

Il fatto è che, come notava l’anarchico individualista americano Benjamin Tucker più di un secolo fa, in assenza di privilegi e monopoli, la concorrenza del mercato libero porterebbe alla “socializzazione” dei benefici dati dalle innovazioni.

In un libero mercato accessibile a tutti è normale che chi introduce un’innovazione ne abbia per qualche tempo una rendita da primo arrivato, rendita che cala man mano che la concorrenza adotta le stesse innovazioni abbassando i prezzi al livello dei costi di produzione.

Dunque chi crede in un vero libero mercato sarebbe un “comunista”.

Come nota molta critica, il termine “proprietà intellettuale” è una contraddizione. La “proprietà intellettuale” è fondamentalmente in conflitto con i principi di una vera proprietà privata. In questo caso, la “proprietà privata” può esistere solo violando i diritti sui beni materiali. Copyright e brevetti garantiscono un diritto di proprietà su beni materiali altrui. Ne vieta l’uso quando questo viola il copyright o il brevetto.

Questo perché, se andiamo a vedere i presupposti alla base delle leggi sulla proprietà intellettuale, lo stato deve garantire all’“artista” o all’“inventore” una ricompensa per l’investimento o la fatica.

Allora, se noi siamo i comunisti del copyright, allora Bill Gates e i suoi compari della RIAA o la SIAE sono i fascisti del copyright.

Il fascismo è un sistema in cui lo stato garantisce il profitto alle imprese privilegiate proteggendole, a mano armata, dalla competizione del mercato.

Un fascista del copyright pensa che il diritto al profitto di un inventore sia più importante del diritto di chiunque di partecipare al mercato liberamente e di usare come gli pare ciò che gli appartiene.

Noi comunisti del copyright crediamo che tutti abbiano il diritto di fare ciò che vogliono con ciò che gli appartiene, e che nessuno abbia diritto di trarre un profitto tramite lo stato.

Il fascismo del copyright è invece un “socialismo” perverso, del genere che Noam Chomsky definisce socializzazione dei costi e privatizzazione dei profitti. La vera, genuina proprietà dei tanti, la proprietà del frutto delle proprie fatiche, e il diritto di farne ciò che si vuole, viene “socializzata” a vantaggio dei privilegiati. In breve, lo slogan usato da Bill Gates non è che “l’ignobile motto dei signori del genere umano” di Adam Smith, spesso citato da Chomsky: “tutto per noi… e niente per gli altri”.

Sempre a proposito di fascisti del copyright, cito ancora Adam Smith: “Le persone di uno stesso commercio raramente si riuniscono per motivi di svago o divertimento senza che la conversazione non finisca in una cospirazione contro il pubblico o nell’escogitare qualche artificio per aumentare i prezzi.”

Io sto con Adam Smith e contro Gates, la MPAA e la RIAA.

Se il comunismo è questo, allora cerchiamo di sfruttarlo al massimo.

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