Di Kevin Carson. Originale: On Larken Rose: The “Economics” the Left “Doesn’t Understand” Gets Dumber Every Day, del 3 agosto 2026. Tradotto da Enrico Sanna.
Se frequentate internet e siete di sinistra, vi sarà certamente capitato di essere deriso da qualche simpaticone di destra (magari con la testatina in nero e oro e #Bitcoin nel profilo) che vi dice: “voi non capite l’economia” o “ma andate a studiarvi l’economia!”. Quando, per qualche meccanismo perverso, tra le raccomandazioni di YouTube mi è comparso un podcast di Larken Rose (Appreciating Capitalism), ho deciso, data l’enorme stima dei suddetti simpaticoni per le sue nozioni di “economia”, di migliorare la mia conoscenza del soggetto.
È difficile dare un’idea di un suo podcast, o del suo livello di stupidità, visto che molte delle peculiarità stanno nel podcast stesso. Lo stile è Rush Limbaugh puro. La voce trasuda disprezzo. S’inventa un interlocutore di sinistra (“ignorante di economia”, ovviamente) facendo la vocina infantile, e risponde facendo la voce autorevole e spiegando quella che nella sua testa passa per “economia”, tutto quel genere di argomenti mediocri e prevedibili tipici di Thomas Sowell.
Inizia col classico cliché di destra: “non è capitalismo, è aziendalismo!” (o “capitalismo clientelare”):
Se non apprezzate il capitalismo è perché non sapete cos’è…
Molti di quelli che accusano il capitalismo parlano praticamente di aziendalismo delle grandi società che sfruttano la forza dello stato per ottenere favoritismi e arricchirsi e rubare risorse da altri paesi e tutto il resto. Questo, soprattutto nell’informazione tradizionale, è ciò che passa per capitalismo. Se siete contro, tutto bene, anch’io, perché lo stato che li favorisce significa costrizione.
E subito, senza sosta, passa a dire che dobbiamo ringraziare il “capitalismo” per quasi tutta la tecnologia che abbiamo.
Voi mi ascoltate perché esiste il capitalismo. Lo schermo che avete davanti esiste solo grazie al capitalismo. I cavi che lo collegano esistono solo perché esiste il capitalismo. E anche l’elettricità che passa nei cavi e tutto il resto, tutto quello che è in questa stanza, in questo palazzo.
E però alla base del modello di profitto aziendale che produce tutte quelle cose ci sono le connessioni con lo stato. Microelettronica, cibernetica e infrastrutture delle telecomunicazioni sono il prodotto delle ricerca finanziata dallo stato, soprattutto a fini militari, e dipendono fortemente dai brevetti; quello che Rose chiama “capitalismo clientelare”, insomma. Ma sono anche esempi dei benefici del capitalismo. Che immagino sia come il gatto di Schrödinger. Sembra che il tipo non riesca a dire due frasi di seguito senza contraddirsi.
Il concetto di elettronica secondo Rose (che esiste grazie a un “capitalismo” che non comporta lo stato) non è lo stesso di chi ha qualche nozione di storia industriale. La cosa non si discute neanche. Il ruolo dello stato nello sviluppo dell’industria tecnologica è stato descritto bene da David Nobe in America by Design. Lo sviluppo della cibernetica, della microelettronica e di quella che sarà l’ossatura di internet sono frutto della ricerca del dipartimento della difesa.
Ad onor del vero, Rose condivide l’errore logico praticamente con tutti i polemisti di destra. Tutti dicono che le attività che fanno profitti grazie ad aiuti o protezionismi statali o grazie alla proprietà artificiale non sono “capitalismo reale”; dopodiché fanno dietrofront e celebrano come “merito del capitalismo” prodotti come l’iPhone, inventato da un’azienda il cui modello di profitto dipende dalla proprietà intellettuale, gli aiuti di stato e una politica estera neoliberale.
Rose non fa che ripetere tutto un miscuglio di argomenti della destra libertaria sull’imprescindibilità del capitalista. Se esiste la tecnologia complessa, o anche solo un’esistenza appena migliore di quella dei cavernicoli, spiega…
ecco che subito qualcuno il dito contro [fa la vocina di bambino arrabbiato] l’azienda miliardaria cattiva come il cattivo del film che inquina l’ambiente ed è prepotente e ingordo [fine della vocina], ma la realtà è che qualcuno ha qualcosa che tu non hai e può usarla per fare cose come questo computer, ad esempio, o il monitor o la videocamera che mi riprende. Come pensate che si possano fare queste cose o anche un microchip senza la megafabbrica che fa microchip per computer?
* * *
Pensate a quello che non avreste se non ci fosse qualcuno con più soldi e capitali di voi che decide di creare qualcosa…
Se hai gli strumenti per fare una valvola sei un aguzzino perché [di nuovo la vocina] tu hai i mezzi di produzione perché non la smetti di opprimere la gente rendiglieli subito [finisce la vocina]. Quelli che sono fuori di testa rispetto a gran parte della storia che non capiscono cosa lo rende possibile sono in numero incredibile praticamente tutti gli elettori democratici e il 99% dei repubblicani non sanno come nascono queste cose. Nascono perché ci sono persone con un mucchio di soldi che dicono se investiamo un mucchio di soldi per inventare cose e fare fabbriche e paghiamo qualcuno per fare ricerca e sviluppo e tutto il resto forse riusciamo a fare una cosa che poi ne vendiamo un casino a tutti quelli che non hanno un mucchio di soldi ma soltanto un po’…
La gente che [vocina] odia i ricchi [fine] dimentica che tu sei ricco perché altri sono più ricchi. Tu sei ricco perché c’è chi è molto più ricco di te… Se non ci fossero persone molto più ricche di te tu non avresti un laptop non guarderesti il monitor come fai adesso non avresti l’elettricità che rende tutto questo possibile perché altri con più soldi e più capitali li hanno investiti per fare le cose da vendere alla gente con meno soldi e meno capitale e così ti hanno arricchito perché tu adesso hai quelle cose…
Dire che le cose celebrate da Rose esistono grazie agli investimenti di chi ha “un mucchio di soldi” è come dire che i cittadini sovietici dovevano tutto quello che consumavano all’industria statale e i gosplan.
La “megafabbrica”, con tutto quello che ci sta dentro, sono al 100% il prodotto del lavoro dell’uomo applicato ai doni della natura, e lo stesso vale per l’economia schiavistica, il feudalesimo o il “comunismo” sovietico. Niente di tutto ciò è fatto dal capitalista, così come non erano i pianificatori a fare gli impianti usati dai lavoratori sovietici. Niente è stato fatto con mazzi di banconote dei capitalisti come se fossero mattoncini lego. Ogni strumento, ogni macchina usata dai lavoratori è stata fatta da altri lavoratori. L’“investimento” del capitalista non è altro che un insieme di pretese socialmente costruite sul diritto di assegnare le materie prime e i beni strumentali creati dal lavoro umano applicato alla natura. Storicamente, in tutte le società di classe troviamo uno strato sociale, sedicente “indispensabile”, che si interpone tra i diversi gruppi di produttori.
Rose fa anche affermazioni illogiche:
“Dobbiamo avere la proprietà collettiva.” No. Prima di tutto funziona malissimo se non c’è un incaricato che dice “So io come si fa.” Secondo, se dieci, cento persone possiedono un’impresa è sempre capitalismo solo che sono cento invece di uno ma quei cento hanno sempre il diritto esclusivo di decidere cosa fare con la roba per fare qualcosa.
Rose forse non sa che gli “incaricati” delle C-suite non sanno affatto “come si fa”. Possono solo spadroneggiare quelli che lo sanno perché hanno la fiducia di qualcuno che ha i soldi. Rose resterebbe stupito a sapere che in quasi tutte le società che praticano il possesso comune o la proprietà collettiva, a partire dalle società astatuali di cacciatori e raccoglitori, esistono regole che stabiliscono le priorità di accesso alle risorse scarse. Anche in Unione Sovietica c’erano persone che avevano “il diritto esclusivo di decidere cosa fare con la roba per fare qualcosa”. E io non credo che questo sia “sempre capitalismo”.
E poi ancora:
Se compri qualcosa, è perché la valuti più del denaro che dai e se qualcuno ti vende qualcosa è perché valuta il tuo denaro più della roba che ti vende e tu e lui vi arricchite con la transazione questa è una cosa che pochi americani nella nostra scuola di merda capiscono. [Ricomincia la vocina] “I ricchi si arricchiscono perché rubano ai poveri.” [Fine] Questo non è vero, è una stupidata. “Rubano la Ferrari a chi non ce l’ha.” E come fanno? Semmai hanno la Ferrari perché pagano quelli che lavorano in una fabbrica che fa le Ferrari, che poi prendono lo stipendio e con quello possono comprare quello che vogliono. L’idea che la ricchezza è frutto di un furto è economicamente stupida e lo stato favorisce questa stupidità perché vuole che tu invidi la gente che ha successo così che anche tu puoi essere ricco.
Qui Rose diventa una sorta di anarco-capitalista, un “volontarista” incapace di vedere la violenza strutturale o di fondo, uno che pensa che tutte le transazioni fatte senza l’uso diretto delle armi siano “volontarie”. Sì, le transazioni fatte senza l’uso di armi sono “volontarie”, nel senso che entrambe le parti preferiscono la transazione alle alternative disponibili. La domanda è: chi determina le alternative disponibili? Quando si comprano francobolli all’ufficio postale è perché si valutano i francobolli più del denaro speso. E l’ufficio valuta il denaro più dei francobolli. Chi compra da un monopolista, o da un venditore in posizione di privilegio, valuta l’oggetto acquistato più del denaro speso. Ovviamente, in assenza di pratiche costrittive, un monopolista o un venditore privilegiato è costretto a impostare un prezzo basso che superi almeno di poco il costo: è così che funzionano i prezzi di monopolio. Anche quando l’acquirente agisce spontaneamente, chi unilateralmente imposta la gamma di alternative e l’offerta disponibile estrae, cioè prende da qualcuno, una rendita.
Il video avrebbe potuto ridursi ad un terzo perché non fa che sbraitare con variazioni minime, parla di oggetti tecnologicamente avanzati, sfida chiunque a farseli da sé senza che qualcuno ricco gli fornisca gli strumenti e le conoscenze, sbotta sull’ignoranza economica di chi non apprezza le cose buone che i ricchi gli danno, e così via.
E dopo l’indignazione verso chi invidia quelli più bravi di loro e che non ringraziano per tutte le buone cose che hanno reso possibili, arriva il luogo comune dispotico “i bei tempi fanno l’uomo debole, l’uomo debole fa i tempi difficili, eccetera”.
Allora eccoci qua, l’uomo debole fa i tempi difficili perché un pugno di presuntuosi che non sanno da dove gli arriva la ricchezza non sanno cos’è il valore non sanno niente di economia però sputano sul capitalismo che gli permette di stare tutto il giorno seduti a giocare ai videogame e non capiscono neanche che sputano nel piatto dove mangiano sputano su quelli che ti hanno fatto la vita facile e si credono nobili e coraggiosi perché se ne stanno seduti sul culo sputando su chi ha reso possibile questa prosperità.
Nota: Trascrivo la sfuriata senza modifiche e addolcimenti, e con la triplice invettiva contro chi “sputa su chi ha reso possibile questa prosperità”, per dare un’idea della sostanza del podcast.
Questi spargimenti di veleno sono pratica comune nella destra libertaria, e probabilmente derivano da una lettura adolescenziale de La rivolta di Atlante di Ayn Rand. Così scriveva Mises ad Ayn Rand: “Tu hai il coraggio di dire alle masse quello che nessun politico gli ha mai detto: voi siete esseri inferiori e tutti i miglioramenti che voi date per scontati li dovete a persone che sono meglio di voi.” E George Reisman: “l’innovazione è opera di individui eccezionali e impegnati che devono vincere l’ottusità, e spesso anche l’ostilità, di tutti gli altri.
In realtà, innovazione e progresso sono opera dell’intelletto collettivo e della cooperazione. I plutocrati devono la loro ricchezza all’appropriazione della terra, del credito, delle idee e così via, si presentano come geniali benefattori dopo essersi insinuati tra gruppi di produttori che sono quelli che realmente producono ogni cosa.
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