Più Umano degli Umani

Di Adam Clear. Originale pubblicato il 14 aprile 2020 con il titolo More Human Than Human. Traduzione di Enrico Sanna.

Il concetto di persona giuridica separato dalla persona fisica è vecchio di secoli. Dalle vecchie corporazioni alle aziende attuali, individui e collettività hanno sempre sentito il bisogno di preservare la capacità delle loro istituzioni di condurre affari e mantenere la continuità nonostante i cambiamenti della compagine societaria. L’astrazione allevia i problemi relativi alla responsabilità, la continuità e la proprietà collettiva, ma favorisce in particolar modo l’oppressione dello stato e del capitale.

Negli Stati Uniti le aziende si sono servite di tale strumento per convincere lo stato a concedere loro libertà religiosa e di parola, diritti solitamente riservati alle persone fisiche. Ci sono riuscite sfruttando il diritto al giusto processo riconosciuto agli schiavi liberati nel 1868. La distorsione del concetto pone particolari problemi se si pensa che le aziende sono riuscite a farsi riconoscere il principio secondo cui spendere soldi equivale a libertà di parola.

Cosa succede quando una persona giuridica, come la società per azioni, ha gli stessi diritti di parola di una persona fisica ma può accumulare e spendere molto di più? Che diventa più persona di una persona normale agli occhi dello stato. Un superumano con un enorme potere d’influenza sulla società.

Se il potere d’influenza di una persona in una società democratica è proporzionale alla sua capacità di parola, e se il denaro equivale alla capacità di parola, ne deriva che chi ha più denaro ha anche più potere d’influenza. Quando entità capaci di accumulare denaro più degli altri sono riconosciute come persone giuridiche, e queste persone giuridiche hanno gli stessi diritti di una persona fisica, sono le persone che dirigono queste entità ad avere un potere d’influenza sullo stato enormemente più grande di chiunque altro. Questo è dispotismo dei ricchi. I plutocrati creano e gestiscono i superuomini.

Il neoliberale medio statunitense direbbe che basta semplicemente fare pressione sullo stato perché elimini il problema con qualche legge, oppure fare pressione sociale per costringere i ricchi a rendere giustizia ai loro lavoratori. Ma è impossibile. I plutocrati sono lo stato. I meccanismi che regolano il governo e le elezioni sono talmente intrecciati con gli interessi del capitale che separarli è impossibile. Le campagne elettorali sono dominio di grandi sponsor finanziari, lobbisti e interessi corporativi. Le sedi del potere sono la base di lancio di un processo a porte girevoli: ci si fa eleggere con denaro degli interessi aziendali, si fa una legge che beneficia il donatore, e infine si viene assunti dall’entità che ha finanziato l’iniziale elezione. Così chi dirige un’azienda non solo ha il suo potere di voto, ma può anche servirsi del suo “superumano” per fare la legge, una possibilità molto più potente del voto in sé.

Chi ha questo potere non è disposto a rinunciarci semplicemente perché è ingiusto. In queste istituzioni, arriva al potere chi cerca il potere, chi lo vuole per il proprio vantaggio personale, chi ha ragioni sue proprie per imporre la propria volontà sugli altri. Sono persone che trovano sempre il modo di affermare la propria autorità. La personalità aziendale è uno dei tanti strumenti usati per difendere i potenti. Se potessero, i plutocrati incatenerebbero tutti per metterli al servizio dei loro interessi. Per convincerli che meritate attenzione si può solo rivaleggiare con loro in potere, ma questo, date le attuali istituzioni, non è possibile. Ed è così appositamente.

Travolti dal proprio Io, anche i meglio intenzionati si considerano i giusti custodi della società, come riluttanti re filosofi premoderni che si sentono incaricati di mostrare alle masse la “giusta” strada. Se solo ci togliessimo di mezzo, pensano, se li lasciassimo fare, risolverebbero tutti i mali della società. Una visione profondamente antidemocratica. Anche volendo credere alla storia dei “buoni milionari”, sarebbe comunque sbagliato lasciare a pochi eletti la possibilità non solo di mantenere i loro privilegi, ma anche di gestire i loro “superumani”.

Non possiamo permettere che la persona giuridica sia considerata uguale, se non opposta, alla persona fisica. Si tratta di entità fittizie che però sono amministrate da persone in carne ed ossa, e visto che è impossibile che tutta la società sia coinvolta nella loro gestione, ad occuparsene è sempre un gruppo ristretto con un potere d’influenza enorme sulla società stessa. L’unico modo per uscirne passa da unadecentralizzazione forte dei nodi di potere che coinvolga tutti i livelli fino al singolo individuo.

Una comunità strutturata attorno al principio della libera associazione si ritroverebbe molto probabilmente ad utilizzare il concetto astratto di persona giuridica per darle una connotazione opportunamentecollettiva. Per la stessa ragione, però, una comunità strutturata attorno alla libera associazione sarebbe una società piattamente democratica in cui tutti sono uguali e tutti si servono della libera associazione a beneficio di tutti. Perché la libertà attecchisca, il potere dev’essre diffuso, non consolidato.

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