Diritti, Privilegi e Potere

Di Aaron Koek. Originale pubblicato il 16 ottobre 2019 con il titolo Rights, Privilege, and Power. Traduzione di Enrico Sanna.

Di cosa parliamo quando parliamo del concetto di diritto? C’è il concetto filosofico, l’idea che tutti gli esseri umani abbiano certi inalienabili diritti semplicemente in quanto esseri umani. È un concetto che si riferisce ai diritti umani così come sono comunemente intesi. Ma c’è anche un’interpretazione giurisprudenziale, quella dei diritti garantiti dalla legge, o più precisamente sotto lo stato nazione. Spesso nel parlare comune le due concezioni si intrecciano. Non è raro vedere persone oppresse che cercano giustizia e protezione lottando per i propri diritti all’interno dello stato nazione. La ritengo una lotta inutile, credo che occorra prendere in considerazione altre vie. In attesa che ciò diventi possibile, però, dobbiamo fermarci un attimo e analizzare l’idea, la questione dei diritti nell’attuale società.

Nella nostra società i diritti sono spesso visti come qualcosa di positivo, la realizzazione pratica degli ideali di libertà e uguaglianza garantiti dalla legge, inalienabili e intoccabili da parte di chiunque pena la sanzione e l’abbrutimento. Il presunto laicismo dello stato nazione è inteso ad abbracciare tutti i diritti di tutti, in quanto esseri umani in generale o in quanto collettività. L’ideale mi sembra del tutto positivo e condivisibile; ma a ben vedere, si capisce subito che i diritti non sono altro che fantasmi nel cuore e nella mente, una bugia detta per farci sentire liberi nella schiavitù.

Un diritto non è altro che ciò che lo stato permette o tollera, una pura e semplice concessione al fine di garantire il potere e la stabilità. Di per sé, i diritti sono attuabili (i diritti possono soltanto essere attuati) solo grazie ai tribunali, le forze di polizia e le istituzioni militari dello stato nazione. Possiamo considerare queste istituzioni un’estensione del potere dello stato nazione, la sua capacità di agire e di imporre un’azione. Il potere ha il suo centro nello stato nazione stesso, in opposizione alla sua popolazione. Questa centralizzazione del potere fa sì che molti di quegli oppressi sotto e dentro lo stato nazione invochino la giustizia o per ottenere l’applicazione dei diritti esistenti o per ottenerne di nuovi.

In questo senso, la giustizia è ciò che dovrebbe renderci uguali sotto lo stato nazione. Quando una persona viene “portata davanti alla giustizia” viene punita per aver violato i diritti altrui. Cercare giustizia in questa maniera significa cercare il potere dello stato che ha la capacità di compiere, in virtù della propria forza, una vendetta contro chi viola i diritti altrui. Si presume che gli individui che ricadono sotto il giudizio dello stato nazione siano tra loro uguali davanti alla legge; ma è un’uguaglianza niente affatto equa, perché nel giudicare ignora le differenze tra individui, considera l’individuo più vulnerabile alla pari del più privilegiato.

La giustizia dovrebbe esprimere un giudizio imparziale, ma sono le condizioni materiali e sociali reali degli individui a far sì che il giudizio sia iniquo. Fatti come il razzismo e la supremazia dei bianchi negli Stati Uniti, ad esempio, creano le condizioni per cui le persone di colore hanno una più alta probabilità di vedere violati i propri diritti, ovvero hanno meno probabilità di essere socialmente, economicamente o politicamente tollerati sotto e nello stato nazione. Queste condizioni fanno sì che qualunque tentativo di ottenere giustizia, da parte di persone di colore, incorre nella contraddizione per cui è poco probabile che uno stato nazione inerentemente bianco e suprematista faccia giustizia a loro favore, in quanto un atto simile sarebbe una mutilazione del proprio potere.

Il privilegio, che sia sociale, economico o politico, ha un ruolo importante nella vita delle persone. Un privilegio può essere concepito semplicemente in termini di vantaggio, come il privilegio dei bianchi di non doversi preoccupare della violenza razziale e l’intolleranza nei loro confronti. Si può essere in condizione di privilegio economico e come tale riuscire meglio a far valere i propri diritti di proprietà rispetto a persone economicamente svantaggiate. Cioè, chi ha più privilegi riesce ad esprimere il proprio potere più efficacemente di chi non ne ha.

Questo non significa che una cosa comprende l’altra. Una persona può avere il privilegio sociale di essere bianco e mancare di potere politico o economico. Oppure può avere un grande potere politico ed economico e subire ugualmente l’oppressione e la discriminazione razziale. Questi incroci tra diverse realtà sociali, economiche e politiche influenzano e determinano il modo in cui i diritti, e quindi la giustizia, vengono applicati sotto lo stato nazione.

Se per vedere garantiti i diritti non possono confidare sul potere dello stato nazione, soprattutto quando è esso stesso a violarli, come possono gli oppressi proteggere se stessi? Se non possiamo confidare nello stato, allora penso che dobbiamo confidare in noi stessi. Mettere in pratica la possibilità di organizzare se stessi significa mettere in pratica la possibilità di cambiare, mettere in pratica il proprio potere in quanto persone.

Partendo dalla gestione autonoma del potere popolare, si può riuscire a creare un sistema di doppio potere, con istituzioni che si oppongano allo stato nazione, capaci di dare di che vivere, una casa, o più in generale una protezione alla comunità grazie alle proprie capacità. Tali comunità, basate sulla democrazia diretta e l’autogoverno, si baserebbero non sui diritti, su ciò che un potere gerarchico permette o impone, ma sui bisogni diretti e sulla volontà di tutti. Atteggiamenti pregiudiziali potrebbero persistere, ma è più facile abolire o combattere i privilegi sociali, economici e politici dello stato nazione quando ci sono le condizioni per cui gli oppressi possono governare direttamente la propria vita e non farsi governare da uno stato potenzialmente oppressivo. Il potere delle persone è l’arma più efficace contro chi li domina e li opprime. Le persone devono semplicemente imparare come adoperare un potere che già possiedono dentro se stesse.

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