L’importanza di Quentin Meillassoux per i Radicali

Di Eric Fleischmann. Originale pubblicato il 6 febbraio 2019 con il titolo The Importance of Quentin Meillassoux for Radicals. Traduzione di Enrico Sanna.

Quentin Meillassoux è un filosofo francese contemporaneo e docente presso la Sorbona di Parigi. È poi parte di quel movimento che Ray Brassier, filosofo anche lui nonché traduttore di alcune opere di Meillassoux, ha battezzato “realismo speculativo”. Questo gruppo eterogeneo è tenuto assieme quasi unicamente dal rifiuto del correlazionismo, pensiero secondo cui il mondo non può essere considerato separatamente dagli esseri umani. Esempi di correlazionismo vanno dall’asserzione radicale del vescovo George Berkeley, secondo cui la realtà esiste solo nella mente e le cose esistono solo perché le percepiamo, alla più accettata nozione filosofica presentata da Immanuel Kant per cui, cito dal Dizionario Meillassoux, “le cose si conformano alla mente e non la mente alle cose” e “la mente non riflette la realtà, ma la struttura attivamente”. Associati al realismo speculativo sono anche Graham Harman, Ian Hamilton Grant, il già citato Ray Brassier e tanti altri.

Nel 2006 Meillassoux ha pubblicato la sua opera fondamentale, Dopo la finitudine. Saggio sulla necessità della contingenza. Il libro espone ipotesi diverse ma intrecciate tra loro, come certi ritrovamenti “archeo-fossili” che smentiscano il correlazionismo e il fatto che la matematica permetta di accedere alle cose-in-sé. Non voglio qui approfondire o illustrare; dico solo che Meillassoux sosteneva la conoscibilità radicale del mondo non-umano. Mi soffermerò invece sulla sua dichiarazione più sorprendente, che riguarda il concetto di contingenza. Meillassoux propone di tornare sul concetto di causalità di Hume. Da empirista, Hume pensa che la causalità non possa essere spiegata con il ragionamento e che, poiché confidiamo su dati empirici per capire il mondo, non possiamo essere certi che la causalità esista necessariamente.

Meillassoux si chiede: “…possiamo asserire che, in circostanze invariate, future successioni di fenomeni si ripetano identiche a precedenti successioni di fenomeni? La questione sollevata da Hume riguarda la nostra capacità di dimostrare la necessità di connessioni causali.” Ma invece di rimanere intrappolato nello scetticismo agnostico, Meillassoux asserisce la necessità di stabilire la certezza profonda che la causalità non è necessaria. Questo pone in dubbio l’idea secondo cui le cose sono necessariamente quello che sono così come sono, per arrivare a concludere logicamente che tutto è contingente. Non c’è alcuna ragione che tutto sia come sia, in quanto potrebbe benissimo essere altrimenti. Per dirla con Meillassoux, “Finché continueremo a credere che esista una ragione per cui ciò che esiste debba essere così come è, continueremo ad alimentare la superstizione, continueremo a credere che esista una ragione che sottostà a tutte le cose.”

È una dichiarazione affascinante che cambia tutto nell’ambito della metafisica, ma che ha anche una particolare importanza, specificamente politica e ideologica, all’interno della sinistra radicale. Levi Bryant, filosofo del realismo speculativo, riassume così il tutto:

Se guardiamo la storia del pensiero filosofico, credo che possiamo distinguere il rivoluzionario dal reazionario in quanto quest’ultimo sostiene sempre 1) l’esistenza di un ordine che ha caratteristiche di necessità… …per il mondo sociale e 2) l’impossibilità di organizzare il mondo sociale in altro modo. In particolare, per il reazionario il mondo sociale è ordinato o dalla natura o da dio. Per contro, il rivoluzionario considera il mondo sociale contingente, o pensa che le cose possano essere altrimenti, che le nostre identità, classi, modi di produzione abbiano una natura, come dite voi, “storica”. Credo che quando Badiou, Meillassoux (e non a caso anch’io!) parlano di contingenza, intendano rimarcare un punto preciso: il mondo non deve per forza essere così com’è!

Non è affatto azzardato dire che tutto il progetto di Meillassoux ha al fondo ragioni politiche rivoluzionarie. Il padre, Claude Meillassoux, era un antropologo neomarxista, mentre il suo maestro Alan Badiou, autore anche lui di un’introduzione a Dopo la Finitudine, è comunista dichiarato. Sento il dovere di dilungarmi sul concetto.

Come nota Bryant, le ideologie reazionarie poggiano sulla fede in un ordine naturale e necessario. Questa fede può assumere varie forme, spesso apertamente religiose o culturali, ma possono anche camuffarsi da realtà scientifica e razionale. Esempio storico illuminante è il diritto divino dei re, perché se Dio, autorità assoluta dell’universo, ha stabilito come devono organizzarsi i corpi politici e sociali, allora siamo di fronte ad un ordine naturale e giusto. In forma dall’apparenza più scientifica troviamo lo stesso concetto in Leviatano, o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile, di Thomas Hobbes. Hobbes parte da un’interpretazione meccanicistica della natura che sarebbe “alienante, povera, brutta, violenta e breve.” Questa natura umana violenta gli permette di giustificare la necessità, non solo di uno stato, ma di uno stato autoritario. Tranne alcuni conservatori evangelici e pochissimi paesi con un governo non laico, la spiegazione religiosa dell’esistenza di uno stato non compare spesso nel discorso moderno. Capita invece molto spesso che si giustifichi l’esistenza dello stato facendo riferimento alla natura egoista e ostile dell’uomo. Ne è esempio l’uso dello scellerato versetto 5:22 della Lettera agli Efesini per imporre una forma patriarcale del matrimonio, o della neurochimica delle aragoste di Jordan Peterson per giustificare una società a struttura gerarchica. Questi sono solo alcuni esempi di appelli reazionari ad un presunto ordine naturale, ma ci sono anche tanti altri casi che vanno dal razzismo “scientifico” al classico secondo cui l’omosessualità è contro natura.

Per questo la sinistra, più volte, si è assunta il compito non solo di ipotizzare nuovi sistemi e nuove teorie, ma anche di dimostrare che quello che le forze reazionarie indicano come corso necessario non è necessario affatto. Opera classica in questo senso è Mutuo Appoggio di Kropotkin. Kropotkin dimostra come sia il mondo della natura che la società umana prosperino grazie alla cooperazione e non il dominio individuale. Pur appellandosi anche lui ad un ordine naturale, Kropotkin intendeva rovesciare quel darwinismo sociale che allora difendeva la rigida divisione in classi della società.

Più recente è il lavoro di Mark Fisher. In Realismo Capitalista esamina il concetto espresso nel sottotitolo Non c’è Alternativa?, ovvero “la sensazione diffusa che il capitalismo sia l’unico sistema politico ed economico percorribile, e che non sia neanche possibile immaginare un’alternativa coerente.” Prima della morte prematura, Fisher lavorava ad un libro intitolato, presumibilmente, Acid Communism. Molto si è ipotizzato sul suo contenuto complessivo (posso consigliare “Acid Communism” di Matt Colquhoun e “An unprecedented aestheticisation of everyday life”: Acid Communism, post pubblicato su un blog da Joshua Carswell), ma molti ritengono che Fisher volesse combattere il realismo capitalista, risvegliare nella mente della gente l’idea che il mondo non deve essere per forza capitalista.

L’opera di Meillassoux è uno strumento versatile per contrastare chi sostiene l’inevitabilità di un ordine naturale. In ambiti radicali, però, le implicazioni della sua opera vanno oltre la teoria di Bryant sulla contingenza dell’ordine sociale. Senza fermarsi alla tesi foucaultiana sulla contingenza della cultura e delle idee, ci si deve allargare all’idea secondo cui niente ha carattere di necessità, che sia un ordine sociale, la biologia, la fisica o altro. Viene da pensare a Laboria Cuboniks, che nel Manifesto Xenofemminista urla: “Se la natura è ingiusta, cambiala!” L’opera offre una base metafisica all’anarco-transumanesimo, che, sostiene William Gillis, “non significa soltanto andare oltre le ristrettezze di genere, ma anche quelle della genetica e di tutta l’esperienza umana. Significa lottare per la piena realizzazione di ciò che vogliamo essere quando vogliamo esserlo.” Se non c’è alcuna ragione perché la realtà sia quella che è, non c’è neanche alcuna ragione perché rimanga così quando è odiosa e sgradita. Agli occhi della sinistra radicale, la contingenza di Meillassoux significa, tanto per citare il motto del Forum Sociale Mondiale: “Un’altro mondo è possibile”.

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