Responsabilità e Libertà: In Difesa degli Spazi Sicuri

Di Meg Arnold. Originale pubblicato il 4 settembre 2016 con il titolo Responsibility and Freedom: A Defense of Safe Spaces. Traduzione di Enrico Sanna.

“Libertà non significa solo che l’individuo può e deve scegliere, ma anche che deve prendere su di sé le conseguenze delle sue azioni, per cui può essere biasimato o elogiato.” ~ F. A. Hayek, La Società Libera, Responabilità e libertà.

Cosa si intende per libertà di espressione? Sono poco interessata agli aspetti legali della questione; mi preme di più parlare delle implicazioni che ha nell’attività quotidiana. Da anarchica, credo che lo stato non abbia alcun diritto legittimo di limitare o favorire questa o quella espressione. Questo però non significa che agli occhi della comunità un individuo non sia responsabile di ciò che dice. Ora, escluso l’uso della forza per contrastare un’idea, quale altra via pratica rimane?

Se, poniamo, le idee vivono in una sorta di “mercato delle idee”, allora “elogio” e “biasimo”, mimando il sistema dei profitti e delle perdite, potrebbero significare “buono” e “cattivo”. Sta poi all’individuo stabilire cosa significa buono e cattivo, e come reagire davanti alle opinioni diverse dalle sue. Alcuni non hanno problemi a combattere le idee avverse con il dialogo, con la speranza, se non altro, di persuadere o di incoraggiare gli altri a fare altrettanto. Altri (solitamente chi ha avuto un’esperienza traumatica ricollegabile a certi ideali, come la misoginia, la cultura dello stupro, l’omofobia, la transfobia e altro) reagiscono evitando quegli spazi in cui queste idee sono condivise acriticamente per creare spazi alternativi da condividere con persone dalle idee simili. Qualcuno li chiama “spazi sicuri”, ma bell hooks ha un’altra idea: fuori dal timore di vendette o di ripetizione del trauma, le persone creano spazi in cui possono “lottare in sicurezza”. Non è affatto corretto dire che in uno spazio sicuro non esiste disaccordo tra le parti. Anzi è possibile un certo disaccordo, rispettoso degli altri, perché la fiducia reciproca è alla base delle intenzioni.

Nessuno di questi due approcci alla libertà di espressione, con cui siamo in disaccordo, è obiettivamente meglio dell’altro, ed è difficile capire qual’è la loro efficacia relativa senza tenere conto della validità delle preferenze individuali. Il problema degli spazi sicuri non riguarda la censura o l’esclusione ma i diritti di proprietà e la libertà di associazione. Se qualcuno vuole limitare l’accesso ad un certo spazio per qualunque ragione, il fatto non è un problema finché questo qualcuno agisce nella sua proprietà. Questo permette a persone con idee razziste, misogine o comunque intolleranti di incontrarsi liberamente. Mettete in chiaro i propri pregiudizi così che noi possiamo evitarvi e condannarvi moralmente.

I campus dei college complicano la questione degli spazi sicuri e di altri luoghi di associazione perché sono entità pubbliche o pubblico-private. Pertanto, concentrarsi sull’abuso degli spazi sicuri equivale a “potare i rami” invece di “colpire alla radice” il problema, che è l’assenza di diritti di proprietà nei campus. Anche l’università di Chicago, dopo aver mandato alle matricole una lettera riguardo gli spazi sicuri e i messaggi di avvertimento, ha riconosciuto la possibilità per gli studenti di accedere a questi spazi nel campus. L’università ha soltanto negato l’uso delle aule a questo proposito in quanto queste servono fini diversi in contrasto con la libera espressione. Ha anche lasciato a singoli professori e studenti la possibilità di dare avvertimenti sui possibili effetti negativi, riconoscendo così le conoscenze che i professori hanno della materia e gli studenti delle loro esperienze e dei loro traumi.

Libertari e altri difensori della libertà di espressione puntano soprattutto alla libertà dalle interferenze dello stato, degli amministratori dei college e di quelle piccole ma attive minoranze contrarie alla libertà di espressione. Ma occorre anche un approccio culturale forte perché ad ognuno sia attribuita la responsabilità di ciò che liberamente dice. Ricorda Hayek che in una società libera oltre alla libertà serve la responsabilità. Se la persona non è ritenuta responsabile di ciò che dice, stiamo, nel migliore dei casi, viziandola, e nel peggiore stiamo permettendo la permanenza di quelle idee che ci sono odiose. Invece di scimmiottare chi, in nome della libertà di espressione, vorrebbe dare spazio a chiunque voglia esporre le sue idee contorte, purché lo faccia in uno spazio sicuro e con tutti gli avvertimenti del caso, non sarebbe meglio ascoltare quello che una persona dice, o che non dice perché troppo impaurita?


Citazioni:

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