Libera con 28 Anni di Anticipo

Chelsea Manning Può Finalmente Tornare a Casa

[Di Liz Wolfe. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 17 maggio 2017 con il titolo Freed 28 Years Early, Chelsea Manning Can Finally Go Home. Enrico Sanna.]

Chelsea Manning è stata la prima a portare alla ribalta la figura di informatore di nuovo genere. Nel 2010 rivelò un numero impressionante di documenti che spiegavano in dettaglio come governo e militari americani violassero i diritti di tantissimi. Duplicando documenti segreti e passandoli a Wikileaks, rivelò come venivano uccisi i civili, divulgò dettagli sulla detenzione a Guantanamo e denunciò i tanti modi in cui corruzione e alleanze segrete sono alla base delle azioni militari.

Condannato inizialmente a 35 anni, la sentenza è stata commutata il 17 gennaio di quest’anno durante l’ultima settimana della presidenza Obama.

Da un punto di vista morale, il rilascio della Manning segna il momento in cui l’amministrazione Obama ha fatto qualcosa di giusto. Invece di mantenere una posizione dura, hanno finalmente ceduto il passo alla compassione e all’umanitarismo. È raro che un presidente in carica scelga di ritrattare le sue decisioni trasformando un informatore in un esempio, e il presidente Obama ha deciso di farlo conscio dell’imperativo morale che lo spingeva ad agire alla fine del mandato.

Certo questo non fa giustizia del trattamento orribile a cui è stato sottoposta la Manning. Come transessuale, ha visto più orrori di tanti altri carcerati. Le hanno negato oggetti di uso quotidiano e l’assistenza medica di cui aveva bisogno come transessuale che soffre di idee suicide e depressione. È stata sottoposta ripetutamente a sevizie e perquisizioni intime. Prima del processo, in Kuwait, è stata rinchiusa in una grossa tenda che era praticamente una gabbia, dove arrivò a meditare il suicidio e la castrazione. Quando chiese di poter avere bloccanti estrogeni e androgeni, medicinali necessari vista la sua condizione di transessuale, la richiesta fu inizialmente negata. Ha tentato due volte il suicidio, l’ultima l’autunno scorso, ed è stata sottoposta a incredibili violenze durante la detenzione.

Tra i tanti ottimismi, l’avvocato dei diritti civili Chase Strangio coglie il segno: “I traumi di questi ultimi anni non scompariranno con l’uscita dal carcere,” ha detto commentando il rilascio, che non fermerà i traumi subiti anche dai tanti transessuali in carcere. Spero solo che la sua notorietà ricordi loro che non sono soli e che non hanno fatto nulla per meritare questo trattamento disumano da parte del nostro sistema giudiziario.

Non è facile sapere tutto quello che succede dietro le sbarre, ma gli attivisti e i carcerati transessuali parlano di particolari crudeltà del sistema carcerario nei loro confronti. Un noto attivista, CeCe McDonald, ha raccontato di essere stato ipersessualizzato da secondini e personale mentre era in un carcere maschile. Altri hanno subito esperienze simili, o lo stupro. Talvolta sono messi in isolamento con la scusa che potrebbero essere oggetto di aggressioni. Così i transessuali pagano per il comportamento odioso di altri. In un ambiente come quello carcerario, queste esperienze possono creare spaventosi traumi psicologici.

Anche se la Manning è libera, la lotta non è finita e l’attivismo deve andare avanti.

Confesso che sono stati gli informatori Chelsea Manning e Edward Snowden a farmi diventare libertaria. Prima fluttuavo nella melma di uno pseudo-conservatorismo, conducevo la mia odiosa guerra personale come stagista con un’organizzazione repubblicana che non sentivo e che non rappresentava né i miei ideali né la mia vita. Quando ho saputo di Edward Snowden, l’informatore che con coraggio ha reso note le informazioni sulla sorveglianza della NSA così che possiamo proteggere la nostra privacy, per la prima volta ho pensato: ecco qualcuno disposto a sacrificare le proprie comodità per il bene della libertà e della privacy altrui. Mentre approfondivo la conoscenza di Chelsea Manning, mi sono resa conto che si trattava di normali cittadini che avevano scelto di rinunciare ad una vita comoda e facile per creare un mondo più libero per gli altri. Grandi conoscenze hanno portato grandi responsabilità per loro.

Nel 2013, mentre ero all’ultimo anno delle superiori sono rimasta colpita dalle informazioni rivelate da Snowden e la Manning, ma più ancora mi ha colpito ciò che aveva fatto il governo per creare certe situazioni. Dopo aver letto della condanna a 35 anni della Manning, non ho nessuna voglia di recitare quello stupido giuramento di fedeltà. Chi aveva più voglia di studiare per l’esame finale? Non volevo più fare la farsa come diplomatico all’Onu, sgomitare con aspiranti burocrati avidi di potere. Ero schifata dal fatto che il governo, a cui ci avevano insegnato ad esprimere gratitudine, tradisse proprio chi cercava di fare la cosa giusta. Ho capito subito che una società è migliore quando è libera, e chi sta al potere non vuole che i suoi crimini si sappiano perché sanno che vanno ben oltre le loro ammissioni.

Forse da conservatrice sarei diventata libertaria anche senza Manning. Ma lei mi ha insegnato qualcosa in più: che non è una questione di partiti, ma di ciò che siamo disposti a fare per arrivare alla libertà e alla trasparenza.

E lei ha fatto tantissimo.

Grazie, Chelsea. Che i transessuali in attesa di un trattamento più umano non perdano la speranza. Sono importanti. Meritano molto di più.

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