Di Sheldon Richman. Originale: What’s a Secular Heretic to Do? del 17 dicembre 2016. Traduzione di Enrico Sanna.
I sistemi politici religiosi e laici a volte si assomigliano inspiegabilmente. Se pensiamo che entrambi hanno dogmi, dottrine e cose sacre possiamo chiederci, come fa William Cavanaugh, se davvero sono due cose distinte. Ce lo fanno pensare certi eventi recenti. Così come il sostenitore del potere religioso, anche il sostenitore del potere laico può diventare un fanatico che condanna l’eresia e vuole l’imposizione della fede. Così Cavanaugh in The Myth of Religious Violence: Secular Ideology and the Roots of Modern Conflict:
Io sostengo che un’essenza religiosa astorica e pluriculturale non esiste, per cui cercare di distinguere tra violenza religiosa e violenza laica è incoerente. La differenza tra religioso e laico in qualunque contesto è una questione di configurazione del potere. Allora perché certi costrutti essenzialisti sono così diffusi? Io credo perché in quelle che chiamiamo società “occidentali”, l’idea astorica, pluriculturale di un potere religioso tendenzialmente violento rientra tra i miti legittimanti dello stato nazionale liberale. Il mito della violenza religiosa serve ad elaborare e poi emarginare un Altro religioso, tendenzialmente fanatico, da contrapporre al soggetto laico razionale e pacificatore. Questo mito può essere usato, e viene usato di fatto, dalla politica nazionale per giustificare la marginalizzazione di comportamenti e gruppi etichettati come religiosi, giustificando al contempo la possibilità esclusiva dello stato nazionale di sacrificare e uccidere i propri cittadini. Nella politica estera, il mito della violenza religiosa aiuta a inchiodare nel ruolo di criminale gli ordini sociali non laici. Sono gli altri che non hanno ancora imparato ad eliminare l’influsso nocivo della religione dalla vita politica. La loro violenza è pertanto irrazionale, fanatica. Per contro a volte dobbiamo ricorrere alla nostra violenza, razionale e pacifica, per contenere la loro violenza. Siamo pertanto costretti a convertirli alla democrazia liberale con le bombe…
In Occidente, il rifiuto di morire e far morire nel nome della propria religione è una delle idee principali con cui ci siamo convinti che morire e far morire nel nome di uno stato nazionale è giusto e lodevole…
Ne consegue l’opinione comune secondo cui religioni come il Cristianesimo, l’Islam, l’Induismo e il Giudaismo sono altra cosa rispetto alle ideologie e alle istituzioni secolari come il nazionalismo, il marxismo, il capitalismo e il liberalismo, e che le prime siano più propense alla violenza, più assolutiste, divisive e irrazionali rispetto alle seconde. È questo che io trovo intollerabile e pericoloso. È intollerabile perché le ideologie e le istituzioni secolari possono essere tanto assolutiste, divisive e irrazionali quanto le cosiddette ideologie religiose. Ed è pericoloso perché serve a marginalizzare modi di vivere che noi etichettiamo come religiosi, se non anche a legittimare l’uso della violenza contro di loro.” (Corsivo aggiunto).
Il ragionamento di Cavanaugh è confermato dalle reazioni diffuse contro chiunque osi mettere in dubbio la Cia quando dice che i russi hanno intercettato le email dei democratici. Guai a chi mette in dubbio l’infallibilità e l’onore della “comunità [sic] dell’intelligence”. Più in generale, lo stesso trattamento è riservato a chiunque metta in dubbio che i burocrati sono i guardiani disinteressati del bene comune.
E questi non sono gli unici effetti prodotti dal nostro pensiero dogmatico secolare. La stessa reazione isterica accoglie chiunque esprima scetticismo verso il clero scientifico in materia di clima (già cambiamento climatico, già riscaldamento globale). Negazionista, peccatore, pentiti o sarai scomunicato! (Non a caso il clero scientifico appoggia quei provvedimenti che ampliano il potere burocratico sulle nostre vite).
Le accuse contro chi pensa che bruciare la bandiera non debba essere punito col carcere, tantomeno con la privazione della cittadinanza, o che non si è obbligati a stare sull’attenti quando suona l’inno nazionale giurando fedeltà (ad una bandiera!), certamente dimostrano che la repubblica democratica laica non è estranea a rituali, cose sacre e a concetti come eresia, blasfemia e infedeltà.
Capiamo da questi esempi che ognuno ha i propri dogmi laici, progressisti e conservatori, e che a volte questi dogmi coincidono. Non sempre però è possibile dire che un certo orientamento politico causa un determinato comportamento. Chi pone in dubbio l’“eccezionalismo americano” viene etichettato come eretico, ma da chi? In quest’ultima campagna elettorale, Obama e il candidato democratico Hillary Clinton hanno evocato l’eccezionalismo, mentre il presidente eletto, il repubblicano Trump ha preso le distanze dal concetto (“Non mi piace il termine”). Di solito chi accusa di eresia in casi come questi sono i repubblicani. Quest’anno no.
Ricordate come fu trattato Ron Paul quando durante la campagna presidenziale repubblicana del 2008, parlando degli attacchi dell’undici settembre, disse “Loro sono qui perché noi siamo lì”? Rudy Giuliani e altri chiesero a Paul di rimangiarsi la frase.
Anche la destra, dice Alex Nowrasteh, ha “la sua versione nazionalistica di politicamente corretto, con regole da applicare al discorso, al comportamento e alle opinioni accettabilli. Io la chiamo ‘correttezza patriottica’. È una dichiarata, decisa, inflessibile difesa del nazionalismo, della storia e di alcuni ideali americani. Al centro troviamo il concetto che negli Stati Uniti non si risolve nulla imponendo il patriottismo a forza di umiliazioni pubbliche, boicottaggi (scomuniche?) ed estromissioni delle influenze straniere.”
Ma veniamo all’idea eretica secondo cui la Cia non può essere né onesta né infallibile. Questa è un’altra delle cose che Trump ha stravolto. In passato, Democratici e progressisti erano gli unici a diffidare della Cia, mentre repubblicani e conservatori la difendevano. Oggi è Trump che respinge le accuse della Cia (a cui non tutte le agenzie di spionaggio credono) contro i russi, mentre i democratici accolgono con sgomento il fatto che qualcuno dubiti delle “nostre diciassette agenzie di intelligence”. Fingono sgomento quando Michael Flynn (di cui non sono un fan), nominato da Trump consigliere per la sicurezza nazionale, dice che la Cia è stata politicizzata. Sembrano dimenticare che anche il loro beniamino John F. Kennedy arrivò a odiare la Cia e minacciò di distruggerla per aver mentito sull’invasione della Baia dei Porci. Tolto Trump, però, gran parte dei repubblicani istituzionali segue il vecchio copione.
L’indignazione verso chi diffama lo spionaggio americano è ridicola. Nessuno ricorda che nel 2013 il direttore dell’intelligence James Clapper mentì (non c’è altro termine) quando davanti ad una commissione del senato negò lo spionaggio di massa degli americani? Fu sbugiardato subito dopo da Edward Snowden. Nessuno ricorda la politicizzazione della Cia in vista dell’invasione dell’Iraq nel 2003? In cerca di una ragione per invadere, l’amministrazione Bush chiese alla Cia di tirar fuori prove sul possesso di armi di distruzione di massa e sui rapporti con Al-Qaeda. Le prove erano false ma non importava. Le controprove furono ignorate o ridicolizzate. E non era neanche il primo caso di politicizzazione.
Gli atti di difesa della Cia, così come risultano dalle email pubblicate, sono tutta una serie di argomentazioni fallaci. Quando gli scettici chiedono le prove, i sostenitori (compresi molti “giornalisti”) accusano gli scettici di fregarsene se una potenza straniera vuole mettere in pericolo la democrazia americana. Qualcuno è arrivato ad accusare gli scettici di essere gli utili idioti, se non gli agenti segreti, di Putin. Puro maccartismo.
Ma perché mai dovremmo fidarci ciecamente della Cia se non perché dovremmo essere fedeli all’indiscutibile dogma laico dello stato nazionale? Scrive Glenn Greenwald che “gli agenti della Cia sono sistematici bugiardi di professione; mentono sempre, di proposito, e con grande destrezza, da decenni, e lo stesso fanno i loro colleghi di altre agenzie di spionaggio.”
La difesa della Cia prende così una forma spuria: dire che gli scettici sono solo Trump e i suoi sostenitori. Così facendo si vuol far credere che a dubitare della credibilità della Cia sono solo quelli che hanno interesse a sostenere la legittimità dell’elezione di Trump pur con le “interferenze” russe. E gli scettici che non stanno con Trump? Dobbiamo credere che non esistono? Sciocchezze. Una critica seria della Cia esiste e non ha niente a che vedere con l’aiuto dato a Trump.
Il tentativo di santificare la Cia impone che si sospenda il buonsenso. Come il giudice invita la giuria a usare il buonsenso, così anche noi non dobbiamo lasciare che gli aspetti tecnici della breccia informatica ci inducano a rinunciare al nostro buonsenso.
Secondo il governo degli Stati Uniti, i russi agli ordini di Putin hanno violato le email dei democratici ma hanno lasciato “impronte” dappertutto. (Julian Assange e un suo stretto collaboratore di WikiLeaks, Craig Murray, dicono che la fonte non è russa). Ma dicono anche che i russi in materia informatica sono progrediti quanto gli americani e questo è contraddittorio.
Da lettore di libri gialli, so cosa direbbero i grandi detective davanti ad una scena piena di “prove” evidenti che rimandano ad un certo criminale di professione: “Qui qualcosa non quadra.” Perché mai Putin avrebbe lasciato il suo biglietto da visita? (Andrew Cockburn si chiede la stessa cosa qui. Vedi anche qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.) Sam Biddle scrive su The Intercept: “È difficile credere che le email dei democratici sono state violate da uno dei servizi segreti stranieri più diabolici e sofisticati della storia, e noi lo sappiamo perché si sono traditi ripetutamente.”
Non è che c’è qualche pregiudizio sui russi? Questa domanda alla CNN non l’ho sentita, forse perché ai media non interessa sentire gli scettici informati.
E poi: in che modo i russi, ammesso che siano stati loro, avrebbero “destabilizzato” o “interferito” con le istituzioni democratiche americane? In fin dei conti, stando alla versione ufficiale, i russi avrebbero svelato alcuni incontestabili fatti imbarazzanti (ma non devastanti) riguardo il Comitato Democratico e la campagna elettorale della Clinton. Difficile credere che impedire a Debbie Wasserman Schultz di presiedere il comitato sia stato un colpo formidabile alla democrazia americana. Altrettanto difficile è credere seriamente che le elezioni sono state “stravolte” dalle rivelazioni secondo cui Hillary Clinton esita a prendere decisioni pubbliche o private, o ha il server delle email nello scantinato. Cos’altro potevano rivelare i russi, che l’acqua è umida?
Qualcuno crede davvero che queste rivelazioni hanno cambiato il risultato delle elezioni? La Clinton ha vinto il voto popolare con un margine di quasi tre milioni di voti. Dobbiamo credere che le rivelazioni hanno prodotto danni solo negli stati incerti? Siamo seri! La Clinton ha iniziato la campagna tra la sfiducia generale.
Dite quello che volete sulla violazione (o sulla rivelazione) delle email, ma non venite a dirmi che quando gli elettori apprendono la verità su un candidato le elezioni sono stravolte o la democrazia è sotto attacco. Ma chi dice queste cose non si riascolta?
Se i russi davvero volevano seminare confusione e sfiducia, perché non hanno cominciato diffondendo disinformazione, come si diceva che facessero i sovietici? Non ho sentito nessuno dire che “Pizzagate” è opera dei russi. Quella sì, sarebbe disinformazione. L’ex agente del Kgb Putin non è in grado di scompigliare un’elezione?
Tutta questa storia è una farsa. L’aspetto confortante è che se è stata la Russia, allora Putin è a capo di una banda che non sa neanche sparare. Dunque, perché preoccuparsi? Non sembra che valga una guerra. (Vedi anche Jack Shafer che dice “Chi ha paura della propaganda russa?”).
Infine, è buffo vedere questi sacerdoti dell’elzeviro e dell’ufficialità politica che fingono di svenire al pensiero che una “ostile potenza straniera” possa aver cercato di infiltrarsi nelle “nostre” elezioni. Dovrebbero sapere che questo è ciò che gli Stati Uniti fanno da decenni, anche in Russia, e anche peggio visto che hanno dato una mano a detronizzare leader eletti in paesi come l’Iran, il Cile e, caso recente, l’Ucraina. Vedi anche The Long History of the U.S. with Elections Elsewhere di Ishaan Tharoor, e, in maniera più ampia, Overthrow: America’s Century of Regime Change from Hawaii to Iraq di Stephen Kinzer. Eccezionalismo americano significa che il governo degli Stati Uniti può fare quello che vuole perché è buono, mentre gli altri non possono, soprattutto la Russia perché è cattiva. Per questo i media, quando parlano degli atti della Russia, non possono neanche accennare alle tante provocazioni statunitensi dopo la fine della guerra fredda (sempre che sia finita davvero), come l’espansione della Nato fino alla frontiera russa incorporando ex alleati e ex repubbliche sovietiche violando l’impegno di George H.W. Bush a non farlo.
Ora il presidente minaccia ritorsioni. Ma se la Russia davvero ha fatto un atto di pirateria informatica non potrebbe essere una ritorsione contro le interferenze degli Stati Uniti? Invece di fare la guerra, non sarebbe meglio sedersi ad un tavolo e impegnarsi a non prendersi in giro?
Eretici e blasfemi unitevi! Visto che la Russia, una potenza nucleare, è accusata di aver commesso un atto di guerra, non abbiamo niente da perdere e tutto da guadagnare.
(Originariamente comparso presso The Libertarian Institute.)
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