David Brooks e l’ordine Morale: Troppo Individualismo o Troppo Narcisismo?

Di Cayce Jamil. Originale pubblicato l’otto gennaio 2019 con il titolo David Brooks & Moral Order: Excessive Individualism or Excessive Narcissism? Traduzione di Enrico Sanna.

David Brooks, commentatore del New York Times, ha recentemente scritto una serie di commenti in cui critica il liberalismo e il suo accento sull’individualismo. Sostiene che l’America stia andando verso una brutta direzione culturale e che all’origine di ciò ci sia una perdita di ordine morale condiviso e unificante. Dice: “Quelli come me insistono sulle questioni culturali. Dopo sessant’anni di individualismo estremo e fredda meritocrazia, ci ritroviamo una società atomizzata, diffidente, divisa (2018a).” Brooks è dell’opinione che questa enfasi sull’individualità abbia danneggiato la nostra cultura, spingendo a sua volta l’individuo a cercare protezione nello stato. Brooks sottovaluta il modo in cui le nostre istituzioni sociali hanno dato forma a quella cultura disfunzionale di cui parla. Questo saggio vuole esplorare la tesi di Brooks secondo cui c’è “troppo individualismo” per poi offrire una lettura alternativa di ciò che divide la società americana: il “troppo narcisismo”.

Brooks critica la dichiarazione del giudice supremo liberal Anthony Kennedy, secondo cui “Al cuore della libertà c’è il diritto di definire il proprio concetto di esistenza, di significato, dell’universo e del mistero della vita umana (2018c).” Secondo Brooks, il pensiero di Kennedy “Non riconosce quella parte di noi che non è di nostra scelta, ma che ereditiamo: la famigla, l’identità razziale, il ruolo sociale, l’eredità storica dell’oppressione, il nostro corpo, le abitudini tramandate dalla nostra cultura comune (2018c).” Brooks è dell’opinione che l’individualità debba essere, in parte, vincolata dalla cultura. Quando un individuo devia troppo dalla cultura e dalle norme, finisce per ritrovarsi isolato. E questo isolamento finisce per spingerlo a cercare aiuto nello stato.

Secondo Brooks, l’isolamento spinge l’individuo verso un tribalismo epidermico. Il tribalismo pone i bisogni e il volere del gruppo al di sopra del resto della società. Le tribù non vogliono dialogare tra loro e ciò essenzialmente sfocia nel disordine. Il tribalismo pertanto emerge dalla politica identitaria, con tutti gli effetti deleteri che vediamo riflessi sulle divisioni politiche attuali. Pur essendo trionfante, dice, “Il tribalismo oggi non è il problema principale. È l’eccessivo individualismo, che ha eroso la fede che unisce e che ha danneggiato le relazioni reciproche. Un eccesso di individualismo ci ha resi diffidenti e soli: semplici individui lockeani. Quando le persone si ritrovano nude e sole, si rivolgono alla tribù. Il tribalismo è il prodotto finale di un eccessivo individualismo (2018b).”

Brooks lamenta l’eccesso di individualismo e di tribalismo che, pensa, sarebbe all’origine della fede nello stato e del declino di un ordine morale condiviso. “Se togli tutti quegli impegni comuni che aiutano le persone a governare se stesse dall’interno, ben presto ti ritrovi con un mare di leggi che cercano di governare l’individuo dall’esterno. Se privatizzi il senso spingendo le persone a seguire i loro incontrollati desideri, ecco che questi immediatamente si danno addosso l’uno con l’altro, alimentando così la richiesta di leggi restrittive, ad esempio contro l’incitamento all’odio, per impedire che la situazione sfugga al controllo (Brooks, 2018c).” Ecco quindi che, secondo Brooks, chi evade le norme culturali sta sostanzialmente frantumando la società, sta spingendo le persone verso la divisione e l’isolamento.

Anche Christopher Lasch, nel suo libro La cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive (2001), critica l’assenza di un ordine morale coesivo, ma evita di attribuirne le colpe all’“individualismo”. Attribuisce invece la responsabilità di questo nuovo ethos al sistema economico. Quasi prevedendo le obiezioni di conservatori come Brooks, dice: “[I critici conservatori] deplorano l’erosione dell’autorità, la corruzione degli standard scolastici e il diffuso permissivismo. Ma non vogliono riconoscere il legame tra questi sviluppi e l’ascesa del capitalismo monopolistico, tra burocrazie governative e burocrazie industriali (Lasch, 2001).” Sono le violente strutture sociali che stanno alla base del declino dell’ordine morale americano.

Per Lasch, è il sistema economico in cui siamo immersi ad aver generato “l’attuale cultura narcisistica.” Il problema non è tanto l’individualismo quanto il solipsismo. È l’immersione totale nell’immagine del nostro “sé” che noi presentiamo agli altri. Un’immagine in gran parte composta dai nostri consumi e dallo status sociale che occupiamo. Questo apparente individualismo è in realtà un narcisismo creato dal sistema. Lasch elenca i sintomi di questo nostro narcisismo culturale: “Un senso di vuoto interiore, di solitudine e falsità… emana da quella violenza che pervade la società americana, dai pericoli e le incertezze che ci circondano, da una mancanza di fiducia nel futuro.” Il precario sistema economico ha penetrato la psiche dell’individuo che opera all’interno di tale sistema.

Questa economia caotica, in cui la forza lavoro è praticamente assoggettata agli investitori finanziari, contribuisce a generare relazioni sociali tossiche:

Quando le relazioni personali non hanno altro obiettivo che la sopravvivenza psichica, il “privato” non costituisce più un rifugio da un mondo senza cuore. Al contrario, la vita privata assume proprio le qualità dell’ordine sociale caotico che dovrebbe offrire un rifugio. È la devastazione della vita personale, non il ritiro nel privato, che deve essere criticato e condannato… Lungi dal generare vita privata a spese della vita pubblica, la nostra società ha reso sempre più difficile arrivare ad amicizie, amori, unioni matrimoniali profonde e durature. Mentre la vita sociale diventa sempre più violenta e rozza, le relazioni sociali, che dovrebbero offrire un rifugio, assumono un carattere ostile (Lasch, 2001).

Queste relazioni narcisistiche, incoraggiate dalle nostre strutture sociali, sono la colpa all’origine del nostro isolamento sociale e del nostro ordine morale in sfacelo. Ma non è il tentativo di “definire la nostra esistenza” ad aver creato questo isolamento, come sostiene Brooks, bensì qualcosa di più simile a ciò che Max Weber definisce la “gabbia d’acciaio”, Karl Marx “l’alienazione” e Herbert Marcuse “l’uomo ad una dimensione”. La spinta ad uniformarci al fine di sopravvivere psicologicamente ha permeato ogni particella della nostra vita. Non è l’eccesso di individualità, ma la perdita di individualità ad averci spinto verso il tribalismo e la politica identitaria propri dei tempi in cui viviamo.

Come dice Brooks, “le persone riescono a vivere la libertà in modo responsabile solo quando fanno parte e sono formati da istituzioni sociali come la famiglia, quelle scuole che hanno un atteggiamento serio verso la morale e un ordine civico accettato da tutti (2018c).” Le istituzioni guidate esclusivamente dalla ricerca del profitto, come le imprese tradizionali, annientano nelle persone qualunque senso della moralità e di ordine civico condiviso. Si tratta di istituzioni inerentemente immorali che praticano una sorta di “cannibalismo civilizzato”. Trattando gli individui come oggetti intercambiabili, queste istituzioni sociali hanno infiltrato e avvelenato le relazioni sociali. Al posto di un individualismo razionale, in America abbiamo un edonismo asociale.


Opere citate:

Brooks. D. (2018 a). “How Democracies Perish,” New York Times, 12 gennaio 2018, p. A23.

Brooks. D. (2018 b). “A Renaissance on the Right,” New York Times, 13 aprile 2018, p. A27.

Brooks. D. (2018 c). “Kennedy and Privatizing Meaning,” New York Times, 29 giugno 2018, p. A25.

Lasch, C. (1979). La cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive, Bompiani, 2001.

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