Recensione: The Diamond Age

Di Kevin Carson. Originale pubblicato il 23 giugno 2017 con il titolo Book Review: The Diamond Age. Traduzione di Enrico Sanna.

Neal Stephenson. The Diamond Age: or, a Young Lady’s Illustrated Primer (1995).

In Four Futures Peter Frase immagina, per prova, un “anti-Star Trek”, un mondo con le stesse tecnologie post-scarsità e la stessa società comunistica di Star Trek: The Next Generation, con la differenza che le tecnologie che permettono l’abbondanza sono ingabbiate nella “proprietà intellettuale” così da permettere ai capitalisti di continuare a vivere di rendita sfruttando la scarsità artificiale.

“…[I]mmaginate, a differenza di Star Trek, che non tutti possano accedere ad un replicatore. E che occorra comprarne uno da un’azienda che concede il diritto d’uso. Non si può avere un replicatore in regalo, né se ne può fare uno con un altro replicatore, perché ciò violerebbe il contratto d’uso creando guai legali.

“Per giunta, tutte le volte che si crea un oggetto con il replicatore bisogna pagare chi possiede i diritti dell’oggetto creato. Se il capitano Jean-Luc Picard va dal replicatore e ordina: “tè Earl Grey, bollente”, la sua controparte anti-Star Trek dovrebbe invece pagare la società che possiede il copyright del tè Earl Grey bollente replicabile.”

In una realtà simile, guadagnare soldi per acquistare qualcosa sarebbe problematico visto che per produrre non servirebbe lavoro. Gli unici lavoratori rimasti sarebbero poche persone, fortemente contese, che progettano oggetti da creare con il replicatore, guardie a protezione dei beni dei ricchi e la “proprietà intellettuale” dalla pirateria, alcuni lavoratori a servizio dei ricchi e altri ancora che producono artigianato di lusso considerato uno status symbol dai ricchi.

È il mondo di The Diamond Age. Nel futuro prossimo immaginato da Stephenson, il replicatore energia-materia di Star Trek è una realtà (anche se col cibo se la cava molto peggio). Un mondo con cibo abbondante per tutti, senza denaro, è tecnologicamente possibile. Ma le somiglianze finiscono qui.

La storia è ambientata attorno alla metà del ventunesimo secolo, presumibilmente verso il 2060 visto che una donna molto vecchia ricorda di aver fatto la trebbiatrice negli anni Novanta.

In questa epoca, il mondo è governato dall’ordine internazionale emerso dal periodo caotico, l’Interregno seguito al collasso di gran parte degli stati nazionali, privati delle tasse dalle criptomonete. L’unità base dell’organizzazione è il phyle, una rete comunitaria aterritoriale su base volontaria con piattaforme di supporto associate, basata su affinità comuni come l’etnia, l’ideologia o la religione.

La prima phyle ad emergere dall’Interregno è la Prima Repubblica Distribuita, apparentemente una piattaforma interamente pragmatica, non ideologica, la cui funzione principale (come le logge della Federazione Nord-occidentale immaginate da Poul Anderson in Orion Risorgerà) è di garantire i servizi essenziali. In quest’epoca esistono decine di phyle. I più grandi e ricchi sono i neovittoriani (soprattutto dell’anglosfera) e i nipponesi, dominati da un ethos capitalistico fortemente orientato al lavoro, che fanno soldi sfruttando le nanotecnologie, tecnologie varie e progettazioni. Gli altri, mormoni, israeliani, parsi, boeri, ashanti, industani, Sendero Luminoso, eccetera, hanno dimensioni molto variabili. CryptNet è un phyle basato su un’ideologia piratesca, considerato tra il sovversivo e il terrorista dai maggiori phyle e dal loro ordine internazionale.

A seconda delle dimensioni e della ricchezza, i vari phyle possiedono enclave territoriali di dimensioni che variano dalla città stato a pochi edifici in qualche città del mondo. I più grandi e ricchi sono i neovittoriani e i nipponesi.

Per effetto delle tecnologie dell’abbondanza, i profitti delle industrie neovittoriane e nipponesi provengono ovviamente da brevetti e copyright. Il potenziale post-scarsità del replicatore energia-materia, o “compilatore di materia”, dipende dai Feed. I Feed sono lunghe condotte di dimensioni variabili che servono a trasportare scorte di scorte di atomi assortiti ai compilatori di materia. Un Feed, a sua volta, attinge ad una source, un impianto che sfrutta membrane nanotecnologiche e altri meccanismi di nanofiltratura per estrarre diversi elementi dall’acqua di mare e dall’aria e stoccarli in depositi separati. Le source maggiori si trovano nelle enclave dei phyle tecnologicamente più avanzati e sono gestite dalle enclave stesse.

La “proprietà intellettuale” e la dipendenza dei compilatori di materia dal Feed, combinati assieme, limitano il potenziale dell’abbondanza. Alcuni beni di base, come il cibo, il vestiario e le coperte, sono forniti gratuitamente da compilatori pubblici. Tutto il resto ha un prezzo, solitamente alto. I “tethe”, una grossa sottoclasse di persone, forse la maggioranza della popolazione mondiale, non affiliata a nessun phyle, vive grazie ad una combinazione di lavori al servizio dei phyle più ricchi e poche cose ottenute gratis dai compilatori di materia. Uno schiacciante debito ad alto interesse, che in ultima istanza porta ai lavori forzati per gli inadempienti, sembra la norma.

Questo sistema fatto di scarsità artificiale si basa su un regime internazionale chiamato Protocollo Economico Comune (PEC). Ad imporre il PEC sono le forze militari congiunte dei Guardiani del Protocollo. Constable Moore, scozzese, è un generale in pensione che ha prestato servizio nella seconda brigata della terza divisione del Primo Corpo di Spedizione dei Guardiani del Protocollo, un corpo formato in gran parte da americani, britannici, protestanti dell’Ulster e sottoproletari uitlander, oltre ad altri tethe dell’anglosfera. Si parla anche di una divisione nipponese. Compito dei Guardiani del Protocollo è il rispetto della “proprietà intellettuale” e la protezione dei Feed dagli attacchi delle popolazioni infuriate nei territori attraversati dai Feed.

Se la parola “phyle”, adottata da David de Ugarte per le sue piattaforme neoveneziane come il Gruppo las Indias, era un chiaro omaggio a The Diamond Age, qui i phyle capitalisti non hanno niente in comune con le piattaforme a rete generatrici di cooperative destinate alla produzione paritaria immaginate da de Ugarte. I neovittoriani, l’unico phyle il cui funzionamento è descritto in dettaglio, obbediscono ad un regime sociale basato, come suggerisce il nome, su una rigida gerarchia sociale e rigidi costumi sessuali. Gran parte dei suoi membri sono lavoratori salariati di ditte tecnologiche come Machine-Phase Systems Limited e Imperial Tectonics Limited, che producono gran parte del reddito del phyle. Lo stesso phyle è una gigantesca società per azioni governata da “Equity Lords” (i Signori degli Investimenti, ndt) con partecipazioni azionarie a vari livelli (conte, duca, e così via).

La vicenda è ambientata principalmente lungo la costa meridionale della Cina (tra le costiere città-stato e le enclave neovittoriane di New Atlantis) e negli stati continentali sorti sulle ceneri della Cina. Le relazioni tra i diversi phyle, i Guardiani del Protocollo e i vari stati cinesi, così come descritte da Stephenson, ricordano (deliberatamente, è ovvio) la Politica delle Porte Aperte e la Diplomazia delle Cannoniere, a cui manca solo il Massacro di Nanchino.

L’invenzione del riso sintetico, creato con il compilatore della materia, lascia senza lavoro centinaia di milioni di contadini della Cina continentale, dando così origine ad una rivolta di massa, i Pugni della Virtuosa Armonia, sul modello ovvio della Rivolta dei Boxer. Gli eserciti di contadini marciano verso sud, si preparano ad invadere le città-stato costiere e i phyle, e distruggono tutti i Feed che trovano lungo il cammino. I Guardiani del Protocollo, combattenti di una guerra persa, si ritirano sempre più a sud.

Intanto, una coalizione formata da CryptNet, phyle dissidenti e mini stati locali alleati con i Pugni è all’opera per sviluppare il Seed, vera alternativa post-scarsità ai Feed, così da distruggere le basi materiali su cui poggia l’ordine internazionale del Protocollo Economico Comune.

L’atteggiamento dei phyle capitalisti e dei Guardiani del Protocollo verso il Seed è, comprensibilmente, di repulsione. John Hackworth, artefice (è un tecnico esperto) di una delle industrie nanotech di New Atlantis, illustra così il suo punto di vista:

“Ciò che CryptNet veramente desidera è il Seed, una tecnologia che, secondo i loro piani diabolici, un giorno prenderà il posto dei Feed, su cui si basano la nostra e tante altre società. Il Protocollo, che a noi ha dato prosperità e Pace, per CryptNet è un orribile strumento di oppressione. Credono che l’informazione possa, quasi misticamente, fluire liberamente e autoreplicarsi, così come l’acqua va verso il basso e le scintille verso l’alto… Credono che un giorno, al posto dei Feed che alimentano i compilatori di materia, avremo Seed che, seminati, daranno case, hamburger, astronavi e libri. Credono che il Seed sia il prodotto inevitabile del Feed, e che da ciò nascerà una società più evoluta…

Ovviamente, non possiamo permetterglielo; il Feed non è un sistema di dominio e oppressione, come sostene CryptNet. È l’unico modo per mantenere l’ordine nella società attuale: se tutti avessero il Seed, chiunque potrebbe produrre armi con un potere distruttivo paragonabile a quello delle… armi atomiche. È per questo che i Guardiani del Protocollo non vedono di buon occhio le attività di CryptNet.”

La vera ragione del terrore, ovviamente, è il fatto che il Seed “dissolverebbe le fondamenta di New Atlantis e Nippon e di tutte le società cresciute attorno all’idea di un Feed centralizzato e gerarchico.” Detto meglio, dare la possibilità a chiunque di soddisfare i propri bisogni gratis e senza dover chiedere permessi distruggerebbe la ricchezza di chi vive arrogandosi il diritto esclusivo di usare le idee.

I Mandarini del Regno Celeste, dal loro canto, immaginano per la Cina un ordine neo-confuciano high-tech “libero dal giogo del Feed straniero” da realizzarsi nella prossima Età del Seed.”

“I contadini curavano le loro terre e le loro risaie, e che ci fosse siccità o alluvioni la terra il raccolto era sempre ricco: cibo, certo, ma anche piante sconosciute, e frutti che diventavano medicine, e bambù mille volte più resistente delle specie naturali, e alberi che davano gomma sintetica e combustibile pulito e sicuro. Processioni ordinate di contadini abbronzati portavano i loro prodotti ai grandi mercati di città pulite in cui il colera e l’odio erano sconosciuti, in cui i giovani erano eruditi rispettosi e obbedienti e tutti i vecchi erano accuditi e rispettati.”

Alla fine del libro, mentre i Pugni insorgono vittoriosi nelle enclave costiere, il progetto quasi terminato del Seed viene distrutto. In mancanza di un’alternativa al Feed, è l’ipotesi finale, la rivolta dei Pugni è destinata a fallire e l’egemonia del Protocollo Economico Comune ad imporsi sulla Cina. Ma sembra anche di capire, o forse è un mio pio desiderio, che lo sviluppo del Seed sia solo rimandato al futuro.

Free Markets & Capitalism?
Markets Not Capitalism
Organization Theory
Conscience of an Anarchist