Journey to Earthland, di Paul Raskin

Recensione

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 10 marzo 2017 con il titolo Review: Journey to Earthland, by Paul Raskin. Traduzione di Enrico Sanna.]

Paul Raskin. Journey to Earthland: The Great Transition to Planetary Civilization (Boston: Tellus Institute, 2016).

L’idea di una nuova civiltà globale più umana emersa dalla “Era Caotica” della metà del ventunesimo secolo è un tema comune a molta fantascienza del futuro prossimo. Forse l’esempio più noto è il comunismo post-scarsità demonetizzato di Star Treck: The New Generation, emerso dal collasso globale seguito alle Guerre Eugenetiche. Altri esempi sono la Eco-civiltà del ventiduesimo secolo di Roy Morrison e la società futura di Woman on the Edge of Time (fondata dai vincitori di una guerra civile globale contro il capitalismo neoliberista), di Marge Piercy.

Earthland rientra bene in questa tradizione. Il libro di Raskin è uno scenario speculativo su una delle possibili soluzioni alle crisi economiche ed ecologiche dei prossimi decenni. Incomincia delineando alcune possibili alternative:

1) Scenario convenzionale con grossomodo la stessa forma istituzionale di oggi: qualcosa come l’attuale capitalismo clientelare globale, o un insieme limitato di riforme socialdemocratiche;

2) L’imbarbarimento: le élite autoritarie si ritirano in una rete di città fortificate abbandonando il resto della popolazione allo squallore e alla povertà, oppure la civiltà collassa e nasce un nuovo medio evo;

3) Grandi Transizioni: una variante dell’eco-comunalismo fatta di produzioni su piccola scala e democrazie dirette autarchiche, con un Nuovo Paradigma che combini queste economie locali con una società cosmopolita globale.

Gran parte del libro si concentra sullo sviluppo dello scenario di transizione del Nuovo Paradigma. All’inizio Raskin immagina un periodo di “Crisi Galoppante” dal 2001 al 2023, frutto dell’ordine neoliberista sviluppatosi tra il 1980 e il 2001. La nascita del Movimento dei Cittadini Globali (MCG) organizzato a livello locale nelle principali comunità e frutto della società civile globale, non basta ad impedire lo scoppio della “Emergenza Generale” degli anni 2023-2028. Ma è il nucleo della società che poi emergerà dall’Emergenza Generale, senza la quale il mondo sarebbe probabilmente precipitato nella barbarie.

L’Emergenza Generale è seguita da un periodo ventennale di riforme, dal 2028 al 2048, in cui gli stati nazione attuano un misto di politiche socialdemocratiche convenzionali e tentativi di promuovere economie resilienti. Il Movimento dei Cittadini Globali, inizialmente dominato da moderati che vogliono che sia il governo nazionale a guidare le riforme, comincia a radicalizzarsi davanti alla povertà di risultati riformisti ottenuti e davanti allo stallo dovuto all’ostruzionismo delle forze istituzionali neoliberiste.

Negli anni 2040, il movimento guadagna consensi a favore di un’azione più radicale, e conquista il dominio politico in un numero crescente di stati nazione, governi locali ed entità multilaterali. La sua Assemblea Parlamentare della Terra, in origine un corpo deliberativo interno, diventa il corpo legislativo federale della rete emergente di governi MCG nazionali e locali. Nel 2048, quando questo insieme di governi dominati dal MCG raggiunge la massa critica, nasce a livello mondiale l’Unione della Terra.

La Terra del 2084 è una federazione a macchia di leopardo di nazioni preesistenti e centri metropolitani, bioregioni e regioni autonome degli ex stati nazione. Raskin divide le regioni che compongono Terra in tre categorie grossolane: Agoria, Ecodemia e Arcadia. Agoria ha un’economia ancora organizzata prevalentemente attorno alle corporazioni (anche se con una governance formata da una pluralità di azionisti e una struttura di incentivi di mercato radicalmente alterata). Questa struttura è la più simile a quella dell’inizio del ventunesimo secolo. L’economia di Ecodemia ruota attorno alla democrazia economica e alle imprese di proprietà dei lavoratori o delle comunità. Questa è l’ipotesi più lontana dal presente. Arcadia enfatizza l’autonomia e la produzione artigianale su piccola scala. Ovviamente, nessuno di questi modelli è esclusivo o monolitico, e in ampie regioni ci sono numerose grosse variazioni locali (come l’area Pacifico Nord-est di Arcadia all’interno della più ampia regione agoriana del nord America). Tutte le tre forme regionali, inoltre, hanno grossi e floridi settori informali e a conduzione familiare.

Il reddito medio pro capite è grossomodo triplicato rispetto all’inizio del ventunesimo secolo. In alcune aree del nord del mondo è leggermente calato; ma con l’eliminazione degli sprechi produttivi e della categoria straricca e parassitaria dei rentier, lo standard di vita reale di gran parte di americani e europei è significativamente più alto. La popolazione si è stabilizzata attorno ad otto miliardi, contro la previsione di un picco di dodici miliardi fatta all’inizio del secolo. La settimana lavorativa è di 12-18 ore (gli “avidi patologici” lavorano molto di più, ma non è necessario per vivere comodamente).

La distribuzione della popolazione varia dalle aree fortemente urbanizzate di Agoria ai paesi e i villaggi di Arcadia, ma dappertutto prevalgono comunità ad uso misto. Residenze e luoghi di lavoro sono integrati in modo da limitare l’auto e il pendolarismo.

La democrazia ha forme diverse, da quella rappresentativa di Agoria, a quella basata sul lavoro in Ecodemia, alla democrazia diretta in Arcadia. Tolta l’impostazione di parametri generali del sistema (come gli standard globali minimi per il reddito e le emissioni di anidride carbonica), i governi nazionali e locali mi sembrano più piattaforme di governance sul modello dello “Stato Partner” di Bauwens che stati nel senso classico (“amministrazione delle cose più che leggi sulle persone”).

All’inizio ho accennato ad un tema comune della letteratura speculativa, quello di una prossima “Era Caotica” caratterizzata da varie crisi terminali intrecciate, e seguita da una nuova civiltà più umana che emerge dalle ceneri nel medio periodo. In gran parte di questi scenari, le società che seguono sono caratterizzate da tecnologie dell’abbondanza, una ridotta dipendenza dal lavoro, decentramento, comunitarismo e governi che, quando esistono ancora, fungono da amministratori neutri più che da motori del dominio politico e di classe. A mio parere, le percezioni culturali dietro questi scenari immaginari sono molto sensate. Il nostro sistema attuale è chiaramente insostenibile ed ormai agli sgoccioli. I mattoni organizzativi e tecnologici su cui creare una società dell’abbondanza che sia più libera, più umana ed ecologicamente preferibile esistono già. Stiamo già procedendo a mettere assieme questi mattoni tramite il lavoro cooperativo. Si tratta solo di minimizzare il danno che le vecchie forze in declino possono arrecarci.

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