Center for a Stateless Society
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Henry Kissinger a Processo

[Di James Wilson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 29 febbraio 2016 con il titolo Henry Kissinger on Trial. Traduzione di Enrico Sanna.]

The Trial of Henry Kissinger, di Christopher Hitchens (2001)

The Trial of Henry Kissinger, libro di Christopher Hitchens del 2001, è stranamente tornato alla ribalta questo mese, mentre l’ex segretario di stato di Richard Nixon è nelle cronache. La rinata rilevanza di Kissinger è cominciata quando la candidata alla presidenza, il democratico Hillary Clinton, si è vantata di essere “rimasta molto impressionata quando Henry Kissinger ha detto che era da tanto che nessuno dirigeva il dipartimento di stato come me. Ora capisco cosa si deve fare per migliorare l’efficienza del nostro governo.”

Non ha detto, però, che la relazione tra i Clinton e i Kissinger è personale oltre che professionale, dato che da tempo le due famiglie vanno insieme in vacanza. Nel dibattito presidenziale che ne è seguito, Bernie Sanders ha colto l’opportunità per usare l’approvazione contro i Clinton stessi, dicendo: “credo che Henry Kissinger sia stato uno dei segretari di stato più distruttivi nella storia moderna di questo paese,” e aggiungendo: “io non prendo consigli da Henry Kissinger.” La prima frase di Sanders è minimizzante. Meglio descrivere Kissinger come assassino di massa e criminale di guerra.

I crimini di Kissinger contro l’umanità sono ben documentati e sono tanto il soggetto del libro di Hitchens che il titolo di un  documentario associato al libro. Con poco meno di 80 pagine, di facile lettura, il libro è un’eccellente introduzione ad una delle figure più infami della politica americana. E riesce a delineare bene anche i fatti criminali degli Stati Uniti durante la guerra fredda. Il libro, di interesse per i libertari, riporta molti esempi della malvagità di cui lo stato è capace. Ai libertari di sinistra in particolare non sfuggiranno i tanti casi in cui l’America è intervenuta violentemente a favore di industrie americane ed élite di potere del terzo mondo.

La rilevanza data all’antiinterventismo può sembrare ironica data l’avversione di Hitchens a idee libertarie. Agli inizi della carriera, Hitchens si definiva socialista con tendenze marxiste. Col tempo lasciò la sinistra, anche per l’alleanza di questa con Bill Clinton, che lui, spesso con buona ragione, criticava fortemente. Si alienò amici e molti lettori approvando la Guerra al Terrore, compresa l’invasione americana dell’Iraq. Qualcuno ha speculato sul ruolo giocato dalla sua forte avversione per la fede islamica. Negli anni seguenti l’invasione, Hitchens diventa famoso per il suo ateismo e per la sua critica della religione. Scrive di molti argomenti, cerca sempre la controversia ed è ricordato soprattutto per la personalità colorita e il bere pesante. Muore sotto i riflettori combattendo il cancro.

La sua precedente reputazione in questo libro, in cui l’autore si attiene al soggetto, gioca un ruolo minimo. Sostiene che Kissinger dovrebbe essere processato “per crimini di guerra, crimini contro l’umanità, violazione delle leggi comuni, convenzionali e internazionali, fino al complotto per uccidere, rapire e torturare.” Hitchens si limita ai crimini secondo le leggi americane e internazionali. Parla, ma solo di passaggio, di incidenti come l’incoraggiamento dei curdi iracheni a prendere le armi contro Saddam Hussein nel 1974 per poi abbandonarli allo sterminio. Poca anche l’attenzione dedicata all’appoggio di Kissinger all’apartheid in Sud Africa e alla destabilizzazione dell’Angola, così come alla copertura offerta alle Squadre della Morte dell’America Centrale negli anni ottanta.

Sebbene li ritenga ripugnanti, Hitchens non pensa che queste cose siano abbastanza lontane dalla realpolitik da metterle al centro del libro. Si concentra invece sull’attività svolta da Kissinger nelle amministrazioni Nixon e Ford. Hitchens spiega come la campagna presidenziale di Nixon fece saltare i negoziati sulla pace in Vietnam, nel 1968, semplicemente incoraggiando i sudvietnamiti a ritirarsi dal negoziato in cambio della promessa di termini più favorevoli in caso di vittoria di Nixon. Kissinger, che partecipava all’incontro, ebbe un ruolo importante nel fornire a Nixon informazioni riguardanti i piani dell’amministrazione Johnson. Questo fece di Kissinger il personaggio chiave del sabotaggio, che prolungò la Guerra di Vietnam di quattro anni. Il risultato, come nota Hitchens, fu “la morte di circa ventimila americani e un numero incalcolabile di vietnamiti, cambogiani e laotiani.” Con il fallimento del negoziato, Nixon riuscì a minare la “piattaforma di pace” sostenuta da Humphrey e vincere le elezioni del 1968. La guerra di Vietnam si concluse alle stesse identiche condizioni proposte a Parigi nel 1968.

Hitchens insiste molto sul fatto che il coinvolgimento di Kissinger nel sabotaggio degli accordi vietnamiti fu la ragione che spinse Nixon a conferirgli il primo incarico (consigliere per la sicurezza nazionale). Kissinger presidiò anche il comitato segreto “Forty Committee”, che valutò e approvò tutte le azioni segrete portate avanti dal governo americano tra il 1969 e il 1976. Probabilmente, ciò gli fornì conoscenza piena e responsabilità di tutte le operazioni segrete, compresa la Operation Speedy Express, che prevedeva l’uccisione di 5.000 civili disarmati e bombardamenti indiscriminati in Laos e Cambogia. Il risultato fu la morte di 300.000 laotiani e 600.000 cambogiani e una lunga crisi sanitaria. Secondo Hitchens, Kissinger era favorevole al prolungamento della guerra fino a dopo le elezioni del 1972 e mentì quando disse di aver preso misure per minimizzare le vittime civili.

Quindi Hitchens parla del coinvolgimento di Kissinger in uccisioni e stragi in Bangladesh. Il paese aveva appena ottenuto l’autonomia dal Pakistan, allora stato vassallo americano. Servendosi di armi fornite dagli Stati Uniti, che approvarono implicitamente, il Pakistan si vendicò attaccando la capitale bengalese di Dacca. Risultato: tra mezzo milione e tre milioni di morti e una grossa crisi causata dai profughi. Seguì qualche anno dopo, con l’appoggio americano, un golpe che rovesciò il governo eletto democraticamente per installare un regime amico di Kissinger.

Il capitolo seguente parla del golpe cileno del 1973, in cui l’amministrazione Nixon, aiutata dal sabotaggio economico organizzato dalla CIA, organizzò l’uccisione del capo di stato e lo stesso golpe. A quei il Cile era la democrazia più sviluppata di tutto l’emisfero meridionale, ma elesse Salvador Allende, di tendenze socialiste, che minacciò la nazionalizzazione di un’industria ampiamente dominata da società americane come la ITT, la Pepsi Cola e la Chase Manhattan Bank. La CIA organizzò il golpe e insediò il regime repressivo di Augusto Pinochet. Hitchens racconta del rapimento e dell’uccisione di un generale che impediva l’ascesa di Pinochet, della moltiplicazione delle squadre della morte e delle migliaia di cileni scomparsi, torturati e uccisi.

Qualcosa di simile si trova nel capitolo seguente, a proposito di un golpe nell’isola di Cipro con l’appoggio americano, golpe che si lasciò dietro migliaia di morti civili e 200.000 profughi. Quindi Hitchens parla dell’invasione di Timor Est da parte dell’Indonesia, invasione avvenuta durante la visita al dittatore indonesiano Suharto del presidente Gerald Ford e dello stesso Kissinger. L’invasione, con l’approvazione di Ford e Kissinger, portò alla morte di 100.000 civili, uccisi con armi fornite dagli Stati Uniti.

Hitchens indaga anche sullo strano caso di Elias P. Demetracopoulos, giornalista greco in esilio critico verso il regime di Nixon per il supporto fornito alla dittatura militare greca. Demetracopoulos scoprì che Nixon, durante la campagna presidenziale del 1968, aveva ricevuto 549.000 dollari dalla dittatura greca tramite l’ultraconservatore affarista greco Thomas Pappas. La legge americana vieta le donazioni elettorali da parte di governi esteri. Non solo ma, dato che la dittatura greca riceveva fondi dalla CIA, è possibile che si trattasse di denaro reindirizzato verso la campagna elettorale. Anche la vicenda del furto di documenti legato allo scandalo Watergate, secondo Hitchens, sarebbe stato il tentativo di accertare, tra le altre cose, se il partito Democratico fosse a conoscenza dalle connessioni di Pappas. Lo stesso Demetracopoulos scoprì riferimenti alla sua morte in un documento già segretato, scoperta che spinse Hitchens ad indagare sul possibile complotto appoggiato da Kissinger per la sua uccisione.

In tutti questi casi, Hitchens accusa Kissinger di aver partecipato a diversi crimini, che si sia trattato di pianificarli, offrire aiuto o semplicemente approvarli. In appendice parla dell’agenzia di consulenza privata Kissinger Associates. La “Associates” assiste aziende clientelari come American Express, ITT, Lockheed, Anheuser-Busch, Banca Nazionale del Lavoro, Coca Cola e Union Carbide nei rapporti con stati, solitamente repressivi, come quello di Saddam Hussein. Queste attività hanno permesso a Kissinger di trarre profitto dalle sue attività e connessioni politiche.

Hitchens nota come molti collaboratori di Kissinger siano finiti in galera o siano usciti dalla politica in disgrazia, anche se qualcuno ha proseguito la propria attività nelle amministrazioni seguenti. Questo libro è un eccellente atto d’accusa rivolto non solo contro un pericoloso politico, ma anche contro quel sistema politico che ha permesso a Kissinger di prosperare. Fa molto per sbugiardare l’idea di America come egemonia benevola, o anche solo capace di interventi esteri volti al bene. Se si pensa a Hillary Clinton, poi, visto come lei si vanta dell’appoggio ricevuto da quest’uomo, il libro è anche un’accusa contro l’attuale establishment politico.

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