Center for a Stateless Society
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Le Diatribe sul Brexit Mirano al Bersaglio Sbagliato

[Di Daevid Glass. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 13 luglio 2016 con il titolo Brexit Animosity Aimed at the Wrong Targets. Traduzione di Enrico Sanna.]

Dopo il referendum, che chiedeva alla popolazione di scegliere tra due sgradevoli alternative, la Gran Bretagna si è divisa. Lo stronzo alla vaniglia rappresenta lo status quo, restare nell’Unione Europea, un grosso ingranaggio della macchina del neoliberalismo globalizzato, una situazione in cui il potere si sarebbe ulteriormente accentrato a Bruxelles (come accade dal referendum del 1975), e in cui ai britannici sarebbe stata negata la possibilità di un altro pronunciamento. In alternativa lo stronzo alla fragola, un salto verso una lunga serie di cambiamenti sconosciuti o oscuri (descritti in termini apocalittici da un primo ministro che ora non può fornire rassicurazioni senza ritrattare) e una possibile virata del governo verso l’estrema destra. Per ripetere la battuta di Alien vs. Predator, “Chiunque vinca, noi perdiamo”. Nel clima torrido dell’emotività, pochi si identificano con la popolazione britannica, preferendo identificarsi sempre più con la metà che ha sensibilmente votato come loro.

Due terzi della classe lavoratrice, soprattutto in provincia, ha votato per l’uscita per una serie di ragioni come la democrazia, l’immigrazione, l’impressione di una minaccia culturale, la sicurezza del lavoro e, in generale, un attaccamento alle istituzioni. Vista la carenza di ricchezza, potere e rispetto proveniente da datori di lavoro e governanti, alcuni sono stati convinti dai tabloid in mano all’élite, e dall’opportunismo dell’estrema destra, a spostare la rabbia dalle grandi aziende e dal grande governo verso gli immigrati, la cui lingua, razza e cultura appaiono come il simbolo prevalente di un mondo che non controllano. Una piccola minoranza esprime questa rabbia con atti violenti; non è chiaro, però, se ci sia stato un aumento significativo di questi gesti prima che i media soffiassero sul fuoco.

Dall’altra, chi voleva restare lamenta un futuro rubato, comprensibilmente spaventato dalla possibilità di perdere la libertà di movimento e i diritti sul lavoro (consiglio: iscrivetevi ad un sindacato). Queste libertà sono già erose e lasciando la UE si rischia di comprometterle ulteriormente. Sono a rischio le aspettative sui figli. C’è il timore che persone care possano essere espulse. Tra ansietà e rabbia, la parte perdente disprezza, mette alla gogna e zittisce la maggioranza che ha voluto uscire, marginalizzandola, chiudendo il dialogo pur sapendo che gran parte della sinistra liberal li respinge tanto quanto la classe di governo. Nel tentativo disperato di evitare il dolore per l’uscita, alcuni contestatori sono arrivati a trasformare le loro opinioni equilibrate in dichiarazioni d’amore per la UE, spesso confondendo il continente europeo con un’area di libero scambio cresciuta troppo. Elevano Bruxelles al rango di entità paterna che emana fratellanza, tolleranza e compassione, e dimenticano completamente i miliardi di euro che la UE ha elargito ai dittatori africani affinché blocchino i flussi migratori (rischiando di abbandonare i rifugiati in situazioni pericolose), il protezionismo commerciale che riduce alla fame i cittadini dei “paesi in via di sviluppo” indebitati, e i neri estratti dai barconi per essere immediatamente internati.

2.300 anni fa, in quella che ora è la Grecia devastata dall’austerità, nacque l’espressione “dividi e governa”, che ancora non abbiamo imparato a riconoscere. I banchieri, i consigli d’amministrazione, i politici e i trafficanti d’armi che ci hanno condotto fino a questo punto stanno lì a guardare mentre il 99% si accapiglia, con i migranti che le prendono da parte della destra populista, e metà della popolazione scartata come idiota da quelli del Guardian che credono di saperne più degli altri.  Possiamo uscirne unendoci e ridefinendo il nemico, evadendo dalla cerchia ristretta dei social media, fatta di cretini divisi e insensibili, per discutere tra noi. Non occorre chissà quale fantasia per capire le ragioni del voto della controparte: dobbiamo ascoltare ed immedesimarci, senza aggrapparci ad una croce che avremmo dovuto lasciare nell’urna elettorale. Entrambe le opzioni su quel pezzo di carta danneggiano i lavoratori britannici e le popolazioni mondiali. Lo stato ci ha divisi con una finta scelta in cui entrambe le opzioni sono dannose per tutti. Come diciamo qui nell’Inghilterra sud-orientale, ci stanno pigliando per i fondelli.

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