Center for a Stateless Society
A Left Market Anarchist Think Tank & Media Center
Dallas è il Frutto Fatale dell’Ordine Costituito

[Di Nick Ford. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 14 luglio 2016 con il titolo Dallas is the Fated Fruit of the Existing Order. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il 7 giugno 2016 un bandito di nome Micah Johnson ha sparato sulla polizia con un fucile di precisione durante una protesta pacifica a Dallas, Texas, uccidendo cinque agenti. La protesta era in risposta ai recenti atti di violenza da parte della polizia, atti che avevano coinvolto Alton Sterling in Louisiana e Philando Castile nel Minnesota.

Una prima versione di un servizio della CNN riportava queste incredibili parole di un agente che, pur ammettendo la lucidità di Johnson, ne minimizzava le ragioni: “Non possiamo entrare nella testa di una persona che fa una cosa del genere. Abbiamo negoziato con lui, e sul momento sembrava lucido. Voleva uccidere gli agenti, voleva uccidere bianchi, poliziotti bianchi, era arrabbiato per Black Lives Matter. Tutto questo non ha senso.”

Come si sa, la polizia è riuscita a mettere fine al conflitto usando un robot carico di esplosivo C4. Secondo la CNN si trattava di “una libbra di esplosivo al plastico C4 più la ‘miccia detonante’.” Non era materiale di tipo militare, ma qualcosa di più simile alle “…piccole cariche esplosive usate per aprire una breccia…”.

Critiche alla decisione sono venute da molti compreso Nick Nelson, membro del Center for Strategic and International Studies ed ex agente dell’antiterrorismo presso il National Security Council, il quale ha rimarcato: “Più allontaniamo l’agente dalle conseguenze dell’uso della forza, e più diventa facile ricorrere a queste tattiche.” “L’abbiamo fatto anche con i droni in guerra. … In guerra, l’obiettivo è uccidere … Le forze dell’ordine hanno un’altra missione.”

Viste le persone uccise dalla polizia nel 2015 e 2016, è proprio così?

Nel 2015 la polizia ha sparato a morte quasi 1.000 persone (armate o meno), secondo il Washington Post. Qualche tempo, diversi articolisti dello stesso giornale hanno riportato la notizia secondo cui nei primi sei mesi di quest’anno i morti sono aumentati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: 491 contro 465. Il Post nota anche che i neri muoiono 2,5 volte più dei bianchi.

Uno degli aspetti positivi è che questi incontri fatali vengono filmati sempre più spesso, cosa che ha portato a più poliziotti processati, più manifestazioni di protesta e più informazioni sulla supremazia bianca in questa società. Perché questa società ha origine dalla supremazia bianca e, dato l’attuale regime discriminatorio nell’applicare e interpretare le leggi e nel giudicare i reati, sembra che non sia cambiata.

E se l’aumento dei processi può essere visto come una buona cosa, è però improbabile che colpisca il problema alla radice. Tribunali e comandi di polizia locali sono in combutta, mentre idee riformiste come le videocamere sulla divisa e l’obbligo di stendere un rapporto sono o ignorate o aggirate.

Certo la lotta per la giustizia non si vincerà con la violenza, e l’atto di Johnson servirà forse soltanto a generare ulteriore violenza contro altri manifestanti. E anche se Johnson non avesse sparato non è detto che la polizia non avrebbe agito comunque con violenza contro future manifestazioni.

Una cosa è sicura: i poliziotti più uccidono e più vengono uccisi.

Questo non è un mio desiderio né un incitamento alla violenza. Voglio solo dire che John Fitzgerald Kennedy aveva ragione quando diceva che, se rendi impossibile una rivoluzione pacifica, una rivoluzione violenta diventa inevitabile.

O come disse Voltairine de Cleyre nel suo Our Present Attitude in risposta all’assassinio del Presidente McKinley: “È in momenti come questo che volano alte le grida di disperazione. Non è proprio degli anarchici incitare alla violenza disumana e stupida. Perché l’anarchismo non ha Perché non c’è davvero niente in comune tra la violenza e l’anarchismo, il quale può nascere solo con la conquista dell’animo umano. Ma quando una vittima dell’attuale sistema, disperata e oppressa, ricorre alla ritorsione violenta, non saremo noi a coprire di infamia il suo nome, ma saremo noi a spiegare, come facciamo per tutti, amici o nemici, che si tratta del frutto fatale dell’‘ordine’ costituito.”

In uno stato di polizia, i disperati agiscono disperatamente, e più i poliziotti uccidno, più scoprono che è così.

Markets Not Capitalism
Organization Theory
Conscience of an Anarchist