Center for a Stateless Society
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No, NON è “il Soldato”

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il il 30 maggio 2016 con il titolo No, It’s NOT “the Soldier”. Traduzione di Enrico Sanna]

Ad ogni Memorial Day e Veteran’s Day, gli americani subiscono infinite repliche di una poesia “ispirata” (servile e stupida) scritta da Charles Province nel 1970: “Il Soldato”. “È il Soldato, e non il prete, che ci ha dato la libertà religiosa.” La poesia ribadisce lo stesso principio base a proposito di una serie di altre libertà: Non è il giornalista che ci ha dato la libertà di stampa, né l’organizzatore del campus che ci ha dato la libertà di protesta, né l’avvocato che ci ha dato il diritto ad un equo processo; in tutti i casi è (come avrete già capito) il Soldato “che ci ha dato” le nostre libertà.

Per afferrare la stupidità di tutto ciò basta pensare contro chi la libertà di religione, di stampa e di assemblea ci proteggerebbero. Ammettendo per un attimo che le parole della Costituzione significhino realmente qualcosa quando si tratta delle nostre libertà, le prime parole della Carta dei Diritti sono “Il CONGRESSO non deve fare leggi” che limitino una serie di varie libertà civili. Non “Re Giorgio non deve fare leggi”; non “Hitler”, “Ho Chi Minh”, “Saddam” o “ISIS non deve fare leggi”. Il governo degli Stati Uniti non deve fare queste leggi. Le nostre libertà civili sono fondamentalmente protezioni, non da paesi stranieri, ma dal governo che dice di rappresentarci proprio qui a casa nostra.

La Carta dei Diritti fu inizialmente redatta per rassicurare quella parte della popolazione americana che vedeva nel governo americano una minaccia basilare alle proprie libertà. E il soldato non è che un agente di quello stesso governo, è ai suoi ordini. Dunque il compito del soldato è tendenzialmente il rispetto della volontà del governo americano, non la sua limitazione. Il soldato combatte in guerra contro i governi di altri paesi, ma non per proteggere i cittadini americani da questi governi. E se si considera l’importanza che l’espressione “esercito permanente” assunse durante il dibattito sulla ratificazione della Costituzione, non si può non concludere che la popolazione americana a quei tempi aveva un’opinione molto meno entusiasta del “Soldato” di cui parla Province.

Ora pensate a chi, nel corso della storia americana, ha veramente minacciato le nostre libertà. Non fu un governo straniero a promulgare e far applicare la Legge sulla Sedizione, o le leggi sugli schiavi fuggitivi. Non fu un governo straniero a servirsi di truppe (“Soldati”) per stroncare lo sciopero alla Pullman, o a dichiarare la legge marziale e mandare la milizia a combattere battaglie a suon di pietre contro i lavoratori nelle cosiddette Guerre del Rame e del Carbone. Non fu un governo straniero a sbattere in galera Eugene Debs, e con lui migliaia di altri prigionieri politici provenienti dai movimenti dei lavoratori, socialisti e contrari alla guerra. Non fu un governo straniero a gasare le marce del Bonus Army. Non fu un governo straniero a mettere i giapponesi-americani nei campi di concentramento, a gestire il COINTELPRO, ad approvare la legge USA PATRIOT, o a tenere in stato di detenzione cittadini americani senza accusa né processo. E non è stato “il Soldato” a proteggerci contro tutto ciò.

Quando è capitato che “il Soldato” ha avuto la possibilità di influire sulle nostre libertà, in un senso o nell’altro, il quadro generalmente non è stato esaltante. Qualunque cosa quei soldati stessero proteggendo all’università Kent State, non era la “libertà di contestazione”. Erano i soldati ad aver bisogno di essere protetti dalla libertà di contestazione.

L’asserzione di Province, secondo cui i nostri diritti sono “qualcosa che ci viene donato”, calato dall’alto dal governo e i suoi soldati, è una pericolosa, autoritaria, MALEDETTA bugia.

Chi è che ci ha dato i nostri diritti? Nessuno. Li abbiamo PRESI. Ogni nostro diritto è il frutto di una nostra lotta DAL BASSO. Abbiamo questi diritti perché ci siamo opposti alla loro violazione, perché abbiamo combattuto chi li violava (a volte combattendo “il Soldato”) e abbiamo COSTRETTO lo stato a riconoscerli. E lo stato li riconosce perché teme che, se li violasse, noi combatteremmo nuovamente con tutte le nostre forze lo stato (e i suoi soldati).

Le autorità non hanno mai garantito i diritti. Questi ultimi sono sempre stati rivendicati contro le autorità, e a queste sono stati strappati. Noi non abbiamo diritti perché governo e soldati sono carini… ma perché non lo siamo noi. Non è il Soldato… è il dissidente, il casinista, l’hippy che brucia la bandiera, quello a cui sta in odio l’autorità in generale, sono questi che ci hanno dato i diritti nel corso della storia. Lottando per essi.

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