Il Ministero per il Futuro

Kevin Carson. Articolo originale: Review: Kim Stanley Robinson, Ministry For the Future (2020), pubblicato il 26 luglio 2026. Traduzione di Enrico Sanna.

Recensione di: Kim Stanley Robinson, Il ministero per il futuro, Fanucci, 2022.

Ulteriori letture consigliate: How to Blow Up a Pipeline di Andreas Malm e altre opere di Robinson, come Red Moon e New York 2140.

La trama del libro, pubblicato nel 2020, comincia nel 2025. Causa il cambiamento climatico, il sud del mondo vive in una bolla di calore alla temperatura di bulbo umido di 35 gradi. L’antefatto è la morte di 20 milioni di persone in India.

La conferenza sul clima mette su una commissione per cogliere l’occasione e avviare una reale politica sul clima, finora assente. La commissione, familiarmente detta Ministero per il futuro, ha il compito di mettere in pratica, tra una conferenza e l’altra, le decisioni prese. La storia è narrata dal punto di vista di Mary Murphy, capo della commissione.

I primi anni il Ministero si scontra con numerosi muri di gomma burocratici, dibattiti insulsi e promesse inapplicabili come nei precedenti accordi di Parigi.

Intanto nasce, sull’onda del trauma delle mortali ondate di calore, un’organizzazione che fa terrorismo climatico chiamata Figli di Kali. Mary, frustrata dalla mancanza di risultati concreti, suggerisce la creazione di una “sezione segreta” semiautonoma del Ministero, variante leggera dei Figli di Kali, con il compito di compiere azioni illegali con scusanti plausibili. Ma quando ne parla con Badim, collaboratore Nepalese legato a organizzazioni simili, resta colpita.

“E cosa avrebbe fatto questa vostra organizzazione clandestina?” esclamò lei, stupita.

“Di sicuro non lo so.” Si vedeva sul viso che prendeva tempo. “Forse qualche centrale a carbone ha avuto dei problemi, immagino. Si è fermata, gli investitori hanno visto la cosa e hanno capito che non era un buon investimento. In un certo senso, ha funzionato.”

“Cosa vuoi dire con funzionato?”

“Che gli impianti sono stati disattivati e che il solare ha avuto un altro boom. Da quando abbiamo iniziato, la costruzione di nuovi impianti a carbone è calata dell’ottanta percento.”

“Qualcuno è stato ucciso o ferito?”

“Non di proposito.”

“Terrorizzato?”

“Vuoi dire spaventato e costretto ad abbandonare il carbone?”

“Sì.”

“Penso che sarebbe un bene se succedesse, non crede?”

“In che senso?”

“Bè, la gente si spaventa quando si tratta del proprio denaro. Cade nel panico.”

Anche se inizialmente non riesce ad approvare le loro azioni o ad accettare la partecipazione di Badim, col tempo finisce per accettare tacitamente le conoscenze di Badim nella sezione segreta, in un certo senso ne incoraggia l’attività.

Con o senza aiuti del ministero, le azioni dei Figli di Kali proseguono.

Non fu esattamente una sorpresa quando un giorno precipitarono sessanta aerei passeggeri nel giro di poche ore. Era un fatto diffuso, anche se a veder bene solitamente erano voli privati o d’affari, e i voli commerciali abbattuti trasportavano perlopiù gente d’affari. Ma qui era morta della gente, persone innocenti che viaggiavano per qualunque ragione: tutti morti. Quel giorno morirono circa settemila persone, gente che viveva la propria vita.

Più tardi si venne a sapere che miriadi di piccoli droni avevano invaso le rotte aeree ingorgando i motori…

Il messaggio era chiaro: non prendete l’aereo. E infatti molti smisero. Prima di allora, a qualunque ora c’era sempre mezzo milione di persone in volo. Dopo i numeri crollarono. Soprattutto quando, un mese dopo, precipitarono altri venti aerei. I voli commerciali volavano spesso vuoti, infine furono cancellati. I jet privati smisero di volare. Furono attaccati anche aerei e elicotteri militari, e anche questi tagliarono le attività, volando solo per necessità come in guerra. E infatti era una guerra.

Notarono che dagli attacchi erano risparmiati gli aerei a batteria sperimentali e quelli a biocombustibile, i dirigibili e le mongolfiere ad aria calda. Ma quelli allora erano talmente pochi che era difficile dire se erano stati risparmiati deliberatamente. Ma sembrava di sì, aveva un senso, e da allora la produzione di dirigibili, agli inizi, non cessò.

Dicevano che la Guerra per la Terra era iniziata con la Giornata degli Abbattimenti. In seguito quello stesso anno cominciarono ad affondare le navi container, quasi sempre vicino alla costa. I siluri, un genere particolare di droni, spuntavano dal nulla… Le navi avevano motori diesel, ovviamente. La perdita di vite era minima, ma il commercio mondiale subì un colpo duro. Le borse crollarono come non era successo neanche con l’abbattimento degli aerei. Una recessione mondiale, il senso di una perdita del controllo, prezzi alle stelle per i generi di consumo, la depressione alle porte, come in effetti avvenne qualche anno dopo… Tempi terribili.

Due mesi dopo l’abbattimento degli aerei un’organizzazione chiamata Kali, o Figli di Kali, pubblicò un manifesto su internet. Diceva: basta con i trasporti a combustibili fossili! A quei tempi i trasporti consumavano il venti, venticinque percento degli idrocarburi totali. Obiettivi leciti, diceva il manifesto.

• • •

“Fu la morte dell’industria aeronavale, più o meno. In un giorno solo scomparve il dieci percento dei combustibili fossili consumati.”

La crescita parallela delle organizzazioni civili è molto simile a quella in New York 2140 e Red Moon. Come in questi altri due romanzi, anche qui vediamo associazioni di famiglie e di debitori che organizzano scioperi e boicottaggi contro il sistema finanziario e i locatori. Così un personaggio di New York 2140:

Sai una cosa? Mi sono stancato dei ricchi. Sono stufo. Sono stufo di vederli che gestiscono il mondo per se stessi. Lo stanno distruggendo! Credo che dovremmo riprendercelo e occuparcene noi. E occuparci anche di noi stessi. Basta con le briciole. Ricordi quell’organizzazione di famiglie di cui ti ho parlato? Credo che tutti dovremmo farne parte, e fare uno sciopero. Uno sciopero generale. Penso che occorra uno sciopero generale. Ora. Oggi…

Per sciopero delle famiglie intendo smettere di pagare affitti e mutui… magari anche il prestito studentesco o l’assicurazione sanitaria. Tutti i debiti privati che hai sottoscritto per rendere sicura la tua famiglia e te stesso. Ciò che serve per vivere. L’associazione pensa che siano debiti odiosi, come un ricatto, e noi vogliamo che siano rivisti i termini… Smettiamo di pagare e facciamo un giubileo? … È un termine anacronistico. Dichiariamo il giubileo e finché non otteniamo una revisione che cancelli molto di quel debito non paghiamo nulla.

Penserai che se non paghi il mutuo ti metti nei guai, e hai ragione. Se sei l’unico, è possibile. Ma se lo fanno tutti, è uno sciopero. Disobbedienza civile. Una rivoluzione. Per questo devono partecipare tutti. Non è difficile. Basta non pagare!

E, come vedremo più giù, alla fine faranno così. Queste associazioni di cittadini si sviluppano a partire da un social open source inteso a togliere risorse e poi soppiantare Facebook e Twitter.

“Il gruppo AI fa strumenti open source che mimano le funzioni dei grandi social.”

“Così la gente può passare a loro?”

“Sì. E protegge i dati con la criptazione quantum…”

“Quanti pensi che faranno il cambio?”

“Forse la metà. Dopo qualche anno, tutti.”

“La decapitazione di Facebook.”

“E di tutti gli altri.”

“Rimpiazzati da un sistema sostanzialmente di proprietà degli utenti.”

“Sì. Open source. A registro distribuito. La Global Internet Cooperative Union (Cooperativa Globale di Internet, NdT). GICU…”

“Dunque se funzione potrà fare da piattaforma operativa della ICU… International Credit Union (Credito Cooperativo Internazionale, NdT), la banca della gente. La squadra ha pensato anche a quello. Molte cooperative di credito e bank mirroring sono già una realtà. Questa non sarà esattamente come il credito cooperativo, sarà una rete aperta di persone che fanno credito distribuito e che emettono moneta verde in cambio di un comportamento virtuoso verso il clima. La gente deposita i propri risparmi e crea nuovo valore che viene registrato in un registro distribuito di proprietà dei clienti e dei dipendenti. La loro banca è una funzione dell’account YourLock. Fa investimenti oculati, è come una mente planetaria che finanzia attività positive per la biosfera. Ma è anche un porto sicuro in cui tutti possono trasferire i propri depositi dalle banche private. Che, data la spropositata leva finanziaria, fallirebbero immediatamente.

Come in Red Moon, anche qui il crollo è il risultato della comparsa di milioni di movimenti di massa che invadono Pechino, Parigi, praticamente tutte le grandi città del mondo.

Qualcosa ci ha fatto convergere su Parigi. Ovviamente, non potevamo metterci contro la polizia o l’esercito, sarebbe stato un suicidio, così abbiamo dovuto travolgerli facendo massa. Eravamo incontenibili, eravamo così tanti che tutto si è bloccato… A questo punto dovevamo solo far vedere cosa potevamo fare. Abbiamo preso Parigi occupandola con i nostri corpi. Qualcuno che conosceva l’esperienza della Comune sapeva che se non ottenevamo una vittoria decisa potevamo essere schiacciati, uccisi, o messi in galera a vita nel migliore dei casi. Dovevamo vincere o morire. Ci siamo dati da fare per mettere su un sistema di vita alternativa, una sorta di bene comune post-capitalista, anche post-denaro, con la gente che faceva quello che bisognava fare per dar da mangiare a tutti. E devo dire che molti parigini ci sono venuti in aiuto: cucinavano, offrivano un tetto, gestivano le barricate. Sembrava che non fossimo soltanto noi ma tutta la Francia, forse tutto il mondo, chissà. Quello che accadde mi diede la sensazione più grande della mia vita. Solidarietà, era questo. C’erano tanti altri come noi, fianco a fianco. Parigi era un bene comune. Parigi era la comune.

Un episodio secondario parla di alcuni progetti di geoingegneria. Tra i più interessanti, il tentativo di bloccare lo scioglimento del ghiaccio superficiale in Antartide e Groenlandia trivellando il ghiacciaio fino all’acqua di disgelo, pomparla su e ghiacciare nuovamente la superficie, e contemporaneamente riportare il ghiaccio a contatto col fondo roccioso e il flusso glaciale ai livelli storici.

In un altro episodio ancora si parla del ripristino dei corridoi biologici per la fauna selvatica: grosse porzioni contigue di territorio restituite alla natura senza insediamenti umani permanenti. Dopo un avvio lento, i corridoi si diffondono rapidamente vista la scarsa densità di popolazione di gran parte del mondo e la disponibilità degli abitanti a migrare in cambio di un compenso. Verso la fine del libro vediamo gran parte del Canada centrale e settentrionale, più una striscia tra le Montagne Rocciose e le pianure del nord degli Stati Uniti, trasformati in un corridoio biologico, spesso con la salvaguardia degli indigeni.

Mary incontra i vertici delle banche centrali e propone l’emissione di “carbon-coin” che abbiano come retrostante la cattura della CO2 o la rinuncia a bruciare combustibili fossili. L’offerta, molto fuori dalla missione istituzionale, viene inizialmente rifiutata. Ma con le periodiche ondate di calore, con l’intensificarsi del terrorismo ambientalista contro l’uso dei combustibili fossili e, coll’approfondirsi della depressione mondiale, le banche finiscono per accettare la proposta.

Alla fine degli anni 2030, l’Arabia Saudita diventa semplicemente Arabia in seguito ad un colpo di stato militare. La nuova repubblica si impegna a tenere sottoterra tutto il suo petrolio in cambio di un pagamento annuale in carbon-coin equivalente al mancato guadagno dalla vendita di petrolio. Questo abbassa ulteriormente il prezzo dei combustibili fossili e rende più vantaggiose le rinnovabili.

Il Ministero del Futuro comincia a imitare la tattica del “governo ombra” delle minoranze parlamentari, formulando proposte dettagliate di riforma e programmi per i governi amici: una sorta di Alec senza nazisti.

La minaccia terroristica aumenta di grado con lo sviluppo di un’arma chiamata “pebble-mob”, sciami di piccoli missili ultrasonici teleguidati che convergono sull’obiettivo all’ultimo istante. È impossibile fermarli, rendendo obsoleti mezzi corazzati e aerei militari e vulnerabili tutti gli altri obiettivi. La produzione richiede risorse a livello statale, il che rallenta di molto il potenziale caos, ma il fatto che siano alla portata di molte nazioni povere incollerite per i guasti al clima causati dai paesi industrializzati rende ancora più insostenibile la produzione di combustibili fossili, con la conseguente produzione energetica, l’industria e i viaggi.

In Africa, gli stati radicali dell’Unione Africana spingono per ulteriori cambiamenti di fondo in tutti gli stati del continente. Il risultato è che la maggioranza degli stati ripudiano il “debito odioso” verso la Banca Mondiale e della Cina, nazionalizzando miniere e altre industrie estrattive, comprese le terre rare col loro lavoro schiavistico, per darle ai lavoratori.

In Occidente, le associazioni studentesche indicono lo sciopero del debito studentesco che, combinato con lo sciopero dei mutui edilizi e di altri strumenti finanziari, “vaporizzano” il denaro su carta, con le banche che sospendono i prestiti nella speranza che lo stato ristabilisca il clima di fiducia, e con i debitori che sospendono i pagamenti dato che i loro creditori potrebbero volatilizzarsi nel giro di una settimana. “In altre parole: congelamento della liquidità”.

Le valute locali compensano parzialmente: a livello regionale almeno una parte del bisogno di liquidità viene soddisfatta attraverso il microprestito e altre forme di coordinazione tramite YourLock. Ma la voragine è tale che solo le banche centrali possono farvi fronte rilevando il sistema bancario e emettendo nuova moneta.

L’ecoterrorismo intanto continua a distruggere il modello basato sul profitto del capitalismo globale centralizzato.

I negozi, in quanto centri distributivi relativamente scarsi, sono punti nevralgici. Attaccare un negozio è un calcio ai testicoli. Alla notizia di un nuovo attacco le azioni crollano e non c’è modo di rimediare… Un danno fisico di centomila dollari può produrre perdite per cento milioni di valore patrimoniale. I fondi pensioni vedono che c’è un problema e spostano le loro montagne di soldi altrove; fondazioni, fondi, università, attività no-profit e hedge fund vedono i grandi che se ne vanno e cercano di uscire dalla casa prima che gli crolli addosso. Ed ecco che di colpo alle grandi imprese famose, che ovviamente sono anche persone giuridiche, viene un infarto, restano paralizzate in terapia intensiva mentre gli eredi si contendono quel che rimane.

Così diedero fuoco ai negozi. In passato tutto sarebbe finito lì. Alla gente piace l’azione diretta perché è rapida e non cambia veramente le cose. Ma stavolta l’associazione degli inquilini appoggiò il movimento contro il debito studentesco. Fu inadempienza in atto: astensione dal lavoro pressoché totale. Una sorta di sciopero generale.

Si arrivò così a un punto critico, ci fu un cambio di paradigma e per la prima volta la maggioranza delle persone cominciò a pensare in termini di transizione sistemica.

Il sedici luglio grosse porzioni di internet, il negozio dei negozi, smisero di funzionare. Inquietante. Eravamo stati noi. Avevamo fatto bene? Internet non era diventato il nostro sistema nervoso? Era come quello che si tagliò un braccio per uscire da un canyon nello Utah. Un’azione disperata. Ci eravamo catapultati in un interregno, nel caos tra due dinastie. La crisi anno zero. Oh, cazzo!

In questi casi devi avere un piano. Durante il crollo non puoi improvvisare. Non nell’era dell’ipercomplessità, almeno. Se internet si spegne i tuoi risparmi scompaiono improvvisamente, il denaro non funziona più… A quel punto puoi inventarti una nuova società dal nulla? No. Tutto crolla e tu ti mangi i piedi. E allora devi avere un piano alternativo. Che non può essere qualcosa che spunta dal nulla nel caos… Devi averlo prima di iniziare… come fa il governo ombra di un partito d’opposizione quando espone il suo programma alla gente per attirarne il voto. Le proposte vanno messe in chiaro e discusse. Punto per punto.

… [P]rendiamo il caso della Grecia ad inizio secolo. Un esempio di come l’assenza di un piano alternativo può impedire anche solo il nascere di una rivoluzione, ovvero l’uscita della Grecia dall’Unione Europea, nonostante il disperato bisogno…

Chi doveva arretrare: il popolo greco o la finanza internazionale? Syriza rigirò la domanda ai cittadini con un referendum. Un’ampia maggioranza chiese di rimandare al mittente le proposte della troika e l’austerità. Ma Syriza accettò l’austerità e i laccioli della UE, ci fu la bancarotta e chiese il salvataggio.

Perché lo fece? Perché tradì la volontà dei suoi elettori? Perché non avevano un piano alternativo. In quel momento, serviva un piano per uscire dalla UE e restaurare la dracma. Ci sarebbe stato una sorta di pagherò che facesse le veci della moneta mentre si stampava la nuova dracma e si facevano gli opportuni cambiamenti per ripristinare il controllo della moneta e della sovranità. E infatti dentro Syriza c’era chi lottava disperatamente per un piano alternativo, chiamato Piano X; ma era troppo poco e troppo tardi e non riuscirono a convincere i colleghi al governo ad accettare il rischio.

Così, in mancanza di un piano pronto da mettere in opera, Syriza dovette cedere alla UE e alla finanzia globale. L’alternativa era il caos, e forse anche la fame…

Stavolta toccava a noi, la rivolta era mondiale e dovevamo avere un piano alternativo.

Che sostanzialmente c’era già: lo chiamavano socialismo.

Come nel caso degli altri due libri di Robinson citati più volte, il suo concetto di “socialismo” è relativamente limitato:

Per quelli che precipitano nel panico a sentire la parola, come gli americani o i capitalisti internazionali di successo che ne sono allergici, diciamo che si tratta di servizi pubblici gestiti localmente. Proprietà pubblica dei beni essenziali, offerti come diritto umano e come bene pubblico senza fine di lucro. I beni essenziali sono gli alimenti, l’acqua, l’alloggio, il vestiario, l’elettricità, la salute e l’istruzione. Questi sono diritti umani e beni pubblici che non possono essere appropriati o sfruttati per profitto. Tutto qua.

Anche la democrazia va bene, ma c’è chi pensa che sia solo la copertura del potere oligarchico e dell’imperialismo occidentale, e allora chiamiamola rappresentanza politica reale…

Un fatto che spaventa è il persistere del denaro, o perlomeno un sistema di scambio o di distribuzione di cui la gente possa fidarsi, il che significa che le attuali banche centrali e l’attuale stato nazionale devono farne parte. È proprio così, e forse è anche ovvio. Che si tratti di devoluzionisti della decrescita, anarchici, comunisti o fan del governo mondiale, nell’attuale ordine mondiale tutto ciò che è globale passa dallo stato nazionale… Questo è ciò che abbiamo oggi, in questo momento cruciale; quando tutto precipita bisogna usare qualcosa del vecchio a cui appendere il nuovo, magari qualcosa di grosso e solido. Altrimenti facciamo castelli in aria e tutto crolla nel caos. E allora sì: denaro, che significa banche centrali, che significa stato nazionale. Un patto sociale, nient’altro.

Da notare le parole che ho messo in corsivo: “nell’attuale ordine mondiale”. Sono parole grosse, soprattutto in un libro che racconta di un cambiamento sistemico di questa portata. Per non infierire posso tutt’al più dire che, in un mondo in cui lo stato nazionale ha precluso e cooptato gran parte delle possibilità coordinative su larga scala la sopravvivenza quotidiana dipende da istituzioni intimamente intrecciate con lo stato nazionale, il che significa che un nuovo ecosistema di controistituzioni post-statuali non avrebbe massa sufficiente a prendere su di sé l’onere di garantire la sopravvivenza, e forse non sarebbe possibile generare un cambiamento rapido con un singolo atto di rottura che porti lo stato al crollo. Come tra il feudalesimo e il capitalismo, potrebbe essere necessario un periodo di transizione che combini un gran numero di riforme non effimere all’interno dello stato nazionale in rapida evoluzione verso la dimensione astatuale.

Ma il denaro, un semplice sistema di conto, non ha bisogno di una struttura statale per funzionare. E così tutte le altre forme di coordinazione. Lo stato nazionale ha appena qualche secolo; anche se con regole diverse, il denaro e il possesso della terra esistevano anche nell’ordine policentrico medievale senza qualcosa di simile a una sovranità territoriale o a un potere di polizia nel senso moderno della parola. Un ecosistema come quello immaginato da Thomas Greco, basato su credito reciproco, cooperative agricole, fibre ottiche, infrastrutture ferroviarie e così via, può mantenersi in vita sulla base di istituzioni non sovrane, orientate ai fatti, coordinate da organismi federali permanenti, anch’essi orientati ai fatti e senza poteri di polizia, il tutto coordinato da una sorta di diritto consuetudinario derivato dalle interazioni reciproche tra pari.

Il governo marziano immaginato dallo stesso Robinson nella trilogia di Red Mars è forse più non stato che stato. Qui gran parte dell’egalitarismo si basa sulla pre-distribuzione (vedi qui, a partire da pagina 14) o sulla proprietà in senso originario, piuttosto che sulla politica ridistributiva e normativa dello stato. La terra diventa una sorta di bene comune e le imprese sono di proprietà di chi ci lavora. Lo stato marziano stesso è poco più di un corpo amministrativo permanente (il sansimoniano “amministratore delle cose”) che applica giuridicamente i diritti di proprietà.

Lo scenario di transizione di questa storia è un processo emergente, coagulatosi a partire da fondamentali blocchi contro-istituzionali, molto più di quanto non suggeriscano le sue dichiarazioni forti citate più su.

Così il governo ombra creato dal Ministero del Futuro di Zurigo, in Svizzera, offrì il modello di un nuovo piano. Non del tutto nuovo, certo. In realtà si trattava di un arrangiamento di vari elementi di vecchi piani: Mondragón, Kerala, MMT, blockchain, Danimarca, Cuba e così via; tutti elementi già funzionanti, il che rese il nuovo metodo più facile da mettere in pratica.

* * *

I dettagli vengono trattati caso per caso. Il diavolo è nei dettagli, è vero, ma sono pur sempre dettagli, si tratta semplicemente di mettere assieme i pezzi di un puzzle. I dettagli sono risolvibili. Il piano di Zurigo, il sistema Mondragón, l’economia partecipata di Albert e Hahnel, il comunismo, il piano del Patrimonio Pubblico, il piano Ciò che Va Bene è Ciò che Va  Bene per la Terra, i diversi post-capitalismi, eccetera eccetera: i piani alternativi sono tanti ma si basano tutti su alcune caratteristiche di base. Niente di astruso. I bisogni sono no profit, non si vendono.

Intanto la decarbonizzazione continua, spinta dagli effetti combinati dell’ecoterrorismo, degli avanzamenti tecnologici e degli incentivi monetari.

Per diversi anni le navi container furono prese di mira regolarmente, colpite da droni siluri sempre più veloci e potenti, finché l’industria dei trasporti non cominciò a adattarsi alla nuova situazione. Si trattava di adattarsi o morire: c’erano solo undicimila navi container in circolazione, di cui appena duecento ad altissima capacità, e dopo l’affondamento di una quarantina il verdetto era chiaro, la scritta era sul muro…

Per sfuggire ai sabotatori, in un primo momento si modificarono le navi esistenti. Al posto dei motori diesel misero motori elettrici alimentati da pannelli solari montati su gigantesche piattaforme sul ponte di coperta.

Ma dato che le navi erano enormi, l’energia solare era appena sufficiente a farle andare al passo.

Ben presto nacquero cantieri che smantellavano una grande nave container e ne riciclavano le parti per costruirne dieci o venti più piccole, tutte alimentate a energia pulita e in grado di andare alla stessa velocità, o più veloci, di quelle a motore diesel.

Ci fu anche un ritorno alla vela, che si dimostrò un’ottima energia pulita… Le nuove versioni avevano vele di tessuto fotovoltaico, che oltre il vento sfruttava anche il sole, producendo l’energia che faceva girare le eliche. Fu la rinascita dei clipper, ma più grandi e più veloci che mai.

Agli inizi degli anni 2040 si viene a sapere che i livelli di CO2 non solo hanno smesso di crescere ma, grazie al sequestro del carbonio (soprattutto con la riforestazione e rivitalizzazione degli oceani introducendo fitoplancton, ma anche con il cemento a impatto negativo, l’agricoltura rigenerativa e tante altre cose), era sceso da 275 a 254 parti per milione in quattro anni. E il calo continuava a ritmo accelerato.

Quando siamo quasi alla fine del libro abbiamo la sensazione di una transizione avvenuta, è come vivere, parafrasando Alasdair Gray, i primi giorni di un mondo migliore. Nasce un mondo nuovo paonazzo e ansante, ma molti mostri sono stati sconfitti.

Tra i generi di fantascienza che preferisco ci sono le utopie libertario-socialiste, post-scarsità, originate dall’attuale o prossima epoca di disordini e ambientate in un futuro non lontano. Visti i tempi in cui viviamo, si tratta di opere che vanno incontro a un grosso bisogno psicologico, almeno nel mio caso. Se anche voi sentite gli stessi bisogni, Il ministero per il futuro ve lo raccomando.

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