L’uso della Conoscenza nei Formicai

Di Toby Fitzsimmons. Originale pubblicato il 18 maggio 2020 con il titolo ANTi-capitalism: The Use of Knowledge in the Nest. Traduzione di Enrico Sanna.

Va’ a vedere la formica, o pigro! Mira quello che fa e diventa saggio! Essa non ha un magistrato, né ispettore, né capo, eppure nell’estate fa le sue provviste, al tempo della mietitura si raccoglie il suo vitto. ~ Salomone, Proverbi, 6: 6-8

Nel 1975, il biologo studioso delle formiche E.O. Wilson disse scherzosamente: “Karl Marx aveva ragione, il socialismo funziona, solo che aveva sbagliato specie.” Wilson sosteneva che il socialismo funzionava tra le api operaie perché esse sono perlopiù sterili e condividono il 75% dei loro geni. Prive di un modo di riprodursi individualmente, sono fortemente incentivate a lavorare per la società invece che per l’individuo.

Non era né il primo né l’ultimo scienziato a trarre ispirazione politica dalle formiche. Albert Einstein, nel suo saggio Perché il socialismo?, elevò le formiche ad esempio per l’uomo. Einstein diceva che l’uomo sotto il capitalismo diventa egoista e predatore. Se fossimo altruisti come le formiche, potremmo edificare una società più produttiva e cooperante. Nel 1923, lo scienziato Auguste Forel scrisse la sua massima opera Il mondo sociale delle formiche, che portava ad esempio le formiche per il modo in cui riuscivano a edificare una comunità socialista. Anche H.G. Wells scrisse qualcosa sull’argomento ne L’impero delle formiche, in cui spiega come la selezione naturale potrebbe portare ad una specie di formica talmente superiore all’uomo da prenderne il posto.

In quelle arti più in sintonia col capitalismo, le formiche socialiste sono esorcizzate perché rappresentano il contrario dell’individualismo. In Starship Troopers, del libertario Robert Heinlein, i “Bugs” alieni rappresentano la nemesi della civiltà. In Star Trek troviamo invece il Borg socialista che vuole “assimilare” l’individuo nella coscienza collettiva.

Che attiri o meno, il collettivismo delle formiche fa vacillare la fede di chi crede nel libero mercato. Come fanno le formiche a far funzionare il loro apparente socialismo? Un formicaio può coordinare l’economia di oltre 300 milioni di lavoratori senza profitti, rendite o denaro. Perché non possiamo fare altrettanto?

Che per edificare il socialismo occorra un pizzico di altruismo lo sapeva anche Friedrich Hayek. L’economista austriaco pensava che il socialismo non avrebbe mai potuto funzionare non perché la gente è troppo avida ma perché nessuno avrebbe avuto tutte le conoscenze necessarie a pianificare un’economia. L’economia, diceva, ha il problema di come distribuire le risorse e il lavoro quando le conoscenze sono disperse tra milioni di individui.

Immaginiamo che il ferro diventi scarso, magari perché un inventore ha scoperto un suo nuovo utilizzo. In un libero mercato, il prezzo salirebbe costringendo le aziende ad economizzare sul ferro e usare alternative meno costose come il rame. Le società minerarie, rispondendo alla variazione dei prezzi, richiamerebbero più lavoratori e investimenti nelle miniere di ferro. I lavoratori, attirati dai salari più alti, lascerebbero le campagne per lavorare nelle miniere di ferro. Aziende e lavoratori non hanno bisogno di sapere per quale ragione il ferro costa di più, sono semplicemente i prezzi che li portano a distribuire le risorse in maniera più efficiente. Hayek pensava che i prezzi agissero condensando le informazioni disperse così da organizzare il comportamento di migliaia, se non milioni, di persone.

Senza i prezzi, i socialisti non saprebbero cosa fare quando il ferro scarseggia. Utilizzare meno ferro per i treni o per i computer? Sostituire il ferro con lo stagno, o è più conveniente il rame? Sarebbe meglio impiegare contadini che coltivano il grano o coltivatori di riso?

In assenza di prezzi, come fanno le formiche a prendere decisioni economiche che spesso coinvolgono milioni di individui?

Immaginiamo delle formiche che vanno alla ricerca di cibo. Gran parte di loro non trovano nulla. Ma ce n’è una che trova un grosso insetto morto. Come fa a dire alle altre di smettere di cercare il cibo, o scavare gallerie, o alimentare le larve, e aiutare a trasportare la nuova fonte di cibo?

Durante il rientro al nido, lascia una scia di feromoni. Così le altre formiche, seguendo la scia, vanno a vedere cosa è stato trovato. Se trovano una grossa quantità di cibo, rilasciano altri feromoni, altrimenti no. Sulla base della quantità di feromoni, le altre formiche capiscono quanto cibo c’è. Se è molto, lasciano il loro lavoro per aiutare la raccolta, mentre se è poco continuano la loro attività.

Come un prezzo alto guida l’uomo nella distribuzione delle risorse e del lavoro necessari a produrre un bene, così una forte intensità di feromoni guida l’attività delle formiche. Davanti ad un problema economico, le formiche non pianificano, ma usano una sorta di mercato, in cui i feromoni svolgono un ruolo analogo a quello dei prezzi. Più feromoni indicano un valore più alto e meno feromoni il contrario, e questo permette alle formiche di soppesare le diverse possibilità. L’analogia tra prezzi e feromoni ci ricorda cosa sono i prezzi. Sono un meccanismo ingegnoso che serve ad aggregare conoscenza dispersa in modo da organizzare al meglio il nostro comportamento.

Le formiche dimostrano che i “prezzi” sono ancora necessari ad organizzare una grossa economia, anche un’intera popolazione di altruisti.

Quindi il mondo delle formiche è paragonabile ad un sistema di mercato, ma questo non significa che le formiche sono perfette. Anche tra le formiche, come tra gli uomini, il mercato sbaglia. Capita a volte che troppe formiche secernono feromoni in circolo, che viene rafforzato da altri feromoni di altre formiche. Invece di essere produttive, le formiche girano in circolo e muoiono di fame.

Lo stesso fenomeno lo osserviamo nei nostri sistemi economici. Prima del 2008, certi investitori sopravvalutarono la casa e contrassero troppi mutui per comprarle. L’aumento dei prezzi attirò altri compratori, creando una spirale dei prezzi. A volte il denaro buono va dietro a quello cattivo, come nel caso delle formiche che vanno in circolo. Quando le proverbiali formiche caddero morte fu perché il loro capitale non generava profitto per ripagare i debiti.

Che uno ci veda una società altruista o un sistema distopico che offende l’individualismo, le formiche sono un esempio di libero mercato di successo. A prescindere dal loro altruismo, le formiche dipendono dai “mercati” e i “prezzi”, nonostante i difetti. Forse Karl Marx si sbagliava, forse il socialismo non funziona con tutte le specie.

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