Alternative dal Basso alla Guerra alla Droga

Guida anarchica alla riduzione del danno

Di Logan Marie Glitterbomb. Originale pubblicato il 26 agosto 2018 con il titolo Community Alternatives to the Drug War: An Anarchist Guide to Harm Reduction. Traduzione di Enrico Sanna.

La guerra alla droga è un fallimento e pare che sempre più persone se ne accorgano. I numerosi arresti arricchiscono poche avide aziende che lucrano sul lavoro schiavistico dei detenuti. La crisi degli oppiacei infuria. I medici prescrivono pillole per profitto mentre la repressione di stato costringe i tossici, risultato dell’azione corporativa, a trovare alternative sulla strada. È innegabile che molti dei cosiddetti problemi legati all’uso della droga siano in realtà causati dallo stato, il capitalismo e l’atteggiamento della società di fronte all’uso delle droghe. Ma è ingenuo sostenere che l’uso delle droghe con comporti rischi intrinsechi. Da anarchici, riteniamo che chiunque debba essere libero di consumare ciò che vuole. Come persone, vogliamo sì una società edificata sull’aiuto reciproco, ma anche la riduzione del danno.

Quando si parla di “riduzione del danno” a livello di società si parla generalmente di legalizzazione, solitamente limitata alla cannabis e altre droghe “leggere”. Ma la legalizzazione fa pochissimo per risolvere i problemi, che anzi per molti altri versi aggrava. In primis perché la legalizzazione non comporta l’amnistia e la cancellazione dei reati per chi è stato condannato per droga. Legalizzare è praticamente inutile se non si scarcerano le persone. La legalizzazione non fa altro che imporre ulteriori norme, togliere l’attività dal mercato nero che ha creato il business, e metterlo nelle mani delle aziende, minacciando al contempo di mandare in galera chiunque continui a fornire droga sul mercato nero. Ma anche in un mercato legalizzato spesso chi ha precedenti non può lavorare per le attività legalizzate. Un anarchico, a qualunque tradizione appartenga, non può appoggiare uno stato di polizia che toglie il mercato nero dalle mani di lavoratori intraprendenti affinché i capitalisti borghesi traggano profitto proprio da chi vive di quei guadagni.

Dunque quali riforme legislative vogliamo, se le vogliamo? In fatto di riforme, una depenalizzazione farebbe moltissimo per liberare il mercato e tenere lo stato di polizia lontano dai più emarginati. A differenza della legalizzazione, la depenalizzazione non significa ipso facto la nascita di un mercato legale della droga. Significa solo che il possesso, l’uso, e in alcuni casi anche la vendita da persona a persona, non sono più reato. Significa che l’attuale mercato nero può agire liberamente, senza la preoccupazione che le industrie farmaceutiche o qualche altro interesse aziendale possa rubare quei pochi, onesti posti di lavoro con cui il sottoproletariato può ancora contare di sopravvivere sotto il capitalismo. Uniamo depenalizzazione, indulto e cancellazione dei reati e possiamo cominciare. E a differenza dei liberal, noi non vogliamo solo la depenalizzazione della cannabis, ma di tutte le droghe.

Tutta l’industria farmaceutica dovrebbe essere deregolamentata. Se, da un lato, è un male che si prescrivano più farmaci del dovuto per gonfiare i profitti delle industrie farmaceutiche, dall’altro l’imposizione di limiti alla prescrizione di oppiacei è una delle cause principali della cosiddetta “epidemia” di oppiacei, perché chi non può ottenere oppiacei legalmente si rivolge al mercato nero.

E cosa facciamo con le droghe “cattive”? Informare apertamente e onestamente. Togliere lo stigma, soprattutto. Si fa così tanta propaganda da decenni che molti hanno un’idea dell’uso di droga che è peggio della realtà. Un’informazione onesta, aperta, non pregiudiziale, può fare tanto per ridurre il danno anche nel caso di droghe con effetti collaterali negativi. Siti come Erowid.org e Bluelight.org svolgono un lavoro ammirevole nell’informare liberamente su un’ampia varietà di droghe.

Certo, conoscere gli effetti delle droghe in forma pura serve a poco quando vengono tagliate, se non sostituite, con altre sostanze. La regola in questo caso è l’informazione sulla strada, sapere con cosa le droghe vengono sostituite. Esistono strumenti come l’applicazione Bad Batch Alert, che aiuta chi fa uso di droghe a tenersi in contatto con la comunità, informando su possibili adulterazioni. È più facile trattare un’overdose se si sa che cosa si è assunto. Questo vale anche se la droga non è adulterata.

Quanto al trattamento dell’overdose, è bene ricordare che non dobbiamo fare diagnosi ma solo trattare i sintomi e garantire la sicurezza. Tra i sintomi comuni dell’overdose ci sono vampate, ansia, paranoia, disidratazione e semi-incoscienza o incoscienza totale. Per trattare le vampate e la disidratazione occorre bere acqua ed elettroliti. In casi estremi si possono togliere i vestiti e fare un bagno freddo. Se sopravvengono attacchi paranoici o di ansia, la persona, sotto assistenza, deve essere portata in un ambiente sicuro e dall’aspetto rassicurante e/o con attività rilassanti. In caso di perdita della conoscenza la miglior cosa da fare è chiamare immediatamente un medico. L’overdose da oppiacei può essere contrastata con il Narcan. L’overdose da anfetamine si può trattare con benzodiazepine. Indicazioni su come trattare una persona che ha avuto un brutto trip psichedelico si trovano sul Manual of Psychedelic Support della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, o altri simili. In caso di overdose da caffeina, “bere acqua, fare un po’ di esercizio, mangiare cibi ricchi di potassio o magnesio come banane o verdure a foglia larga” sono d’aiuto in attesa che i livelli di caffeina si abbassino, mentre nei casi più gravi è meglio andare al pronto soccorso, farsi controllare le pulsazioni, e prendere lassativi per vuotare lo stomaco se necessario.

Se si sa per certo che un certo venditore taglia il prodotto, è bene farlo sapere agli altri. Gruppi come le Pantere Nere erano soliti affrontare gli spacciatori fraudolenti e violenti per emarginarli dal mercato. Questo, assieme all’azione di supporto e promozione di fonti sicure, aiuta a preservare la sicurezza di chi usa droghe e ad abbattere la criminalità del settore.

Dopo l’abbattimento della Via della Seta, sul web sommerso sono comparsi molti altri mercati che offrono un sistema più sicuro per il commercio di droghe su larga scala. Fornito di guide su come spedire in sicurezza usando spedizionieri pubblici o privati, recensioni dei clienti che permettono di scartare il prodotto scadente, e con un’ampia selezione a cui attingere, il web sommerso rappresenta una miniera d’oro per chi vuole allargare il proprio raggio d’azione. Anche per questo dobbiamo mantenere viva l’attenzione sul caso di Ross Ulbricht e lottare contro la censura di internet. Questo significa in ultima istanza non accedere ad internet tramite fonti statali o aziendali e optare per una rete autonoma.

Altro modo di ridurre il danno passa dall’eliminazione dello scambio delle siringhe. È dimostrato come l’uso di siringhe nuove abbatta l’incidenza di malattie infettive come l’HIV. Per contribuire si possono distribuire siringhe nuove fuori dai centri dove si dà il metadone, almeno finché non si viene cacciati via dalla proprietà privata, o distribuendo siringhe da casa in zone dove il tasso d’uso è alto.

Molto importanti sono anche le sale autogestite per il consumo controllato. Insegnare come iniettare la droga in modo sicuro serve non solo a combattere le malattie ed evitare danni, ma anche a rendere più autonomi gli utenti. Una persona che confida in un’altra per farsi iniettare la sostanza riceve quelle conoscenze che poi gli permettono di diventare autonomo nel caso in cui la relazione diventi pericolosa.

Per chi vuole uscire dalla dipendenza esistono gruppi di supporto come gli Alcolisti Anonimi e Narcotici Anonimi modellati attorno alla pratica anarchica. Questo genere di mutuo aiuto va talvolta oltre le terapie di gruppo e individuali. Le attività di recupero non istituzionali forniscono un’indispensabile alternativa alle istituzioni di tipo aziendale, e permettono un’assistenza molto più individuale. L’aiuto può assumere varie forme: l’alloggio o un contributo per l’affitto, cibo, medicine, conforto, distrazioni o compagnia.

All’estremo opposto delle sale di consumo controllato e spazi simili sono gli spazi di sobrietà. Capitano persone che vogliono stare lontano dalle tentazioni, o ex dipendenti che cercano ambienti “puliti”. Questi sono spazi che permettono a chi è in recupero di frequentare una cerchia sociale lontano da quei vizi che stanno cercando di dimenticare.

In conclusione, non riusciremo mai ad evitare che le persone prendano droghe. Se ne fa uso per divertirsi, sfuggire l’instabilità, dimenticare. Abolire il capitalismo e lo stato significa alleviare povertà e alienazione, e dunque attenuare il bisogno di evadere, ma non vale per tutti. Per chi vuole concedersi dei vizi possiamo solo cercare di ridurre il danno.

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