Center for a Stateless Society
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Il Neoliberalismo Inquina il Dibattito sulla UE

[Di Chris Shaw. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 28 maggio 2016 con il titolo Neoliberalism Infects the EU Debate. Traduzione di Enrico Sanna.]

Da anarchico libertario, molto probabilmente il 23 giugno voterò per l’uscita dalla UE. La UE, con il suo corporativismo sovranazionale e le sue leggi imposte, va contro i miei principi fondamentali: un dibattito popolare espresso secondo i principi della common law e una fede nel mercato liberato e nel decentramento radicale. Ma nei dibattiti e nei discorsi prevalenti sulla questione, se la Gran Bretagna debba uscire dall’Unione Europea o meno, questi principi non si vedono.

Al contrario, le campagne dei sostenitori dell’uscita e della permanenza sono inquinate dall’ideologia neoliberal, entrambe sostengono una certa versione dello status quo economico. Chi sostiene la permanenza parla del successo economico britannico, con altissimi livelli di indebitamento privato e una crescente bolla edilizia che aspetta di scoppiare, e fa notare come l’uscita metterebbe a rischio questi successi. Allo stesso modo, chi vuole l’uscita parla di simili successi economici, indicandoli però come un segno della forza economica britannica, forza che potrebbe durare solo uscendo dalla UE. Dunque, entrambi credono nell’attuale corso economico britannico. Sostengono il mantenimento dell’alto indebitamento privato e aziendale, e di banche che non prestano capitali e hanno un alto rapporto di indebitamento. In questo dibattito non c’è alcun radicalismo, e ben poco in termini di sentimenti anti-establishment. In un regime simile, se la Gran Bretagna dovesse uscire le cose sarebbero più o meno le stesse, e Boris Johnson sarebbe il potenziale primo ministro (prospettiva francamente spaventosa).

Le persone e i gruppi che sostengono entrambe le campagne politiche, inoltre, rappresentano la crema della crema del capitalismo clientelare. Tra chi sostiene la permanenza c’è la Confederazione delle Industrie Britanniche, che per definizione rappresenta gli interessi corporativi acquisiti. Se ci sono regolamenti onerosi (come il salario minimo, norme restrittive sulla salute e la sicurezza, “liberalizzazione” del posto di lavoro, ecc.) si può stare sicuri che questa categoria soffierà sul fuoco e pagherà ben bene per far passare i regolamenti. Ma anche chi sostiene l’uscita è appoggiato da un elenco assortito di multinazionali e gestori di hedge fund. La loro campagna elettorale comprende politiche come la continuazione degli aiuti di stato all’agricoltura (che significa aiutare grosse proprietà terriere e aziende inefficienti), investimenti in ricerca e sviluppo (che solitamente sono dirottati verso la ricerca aziendale e il monopolio della proprietà intellettuale) oltre allo sviluppo di un accordo di “libero scambio”, simile al TTIP, con l’America e diversi altri paesi.

Il dibattito sul referendum ha preso forma attorno a queste politiche che sostengono lo status quo. Purtroppo molti elettori andranno a votare senza un’opinione ideologicamente chiara di ciò che vogliono per la loro comunità e il loro paese, ma con la testa piena delle bugie torbide delle due parti, che sulla gran parte dei problemi principali hanno opinioni molto simili. Se dovessimo lasciare la UE a questi termini, la legislazione governativa (in gran parte in linea con le leggi europee) soffocherebbe la common law. Le armonizzazioni normative che esistono tra la Gran Bretagna e la UE non scomparirebbero, mantenendo così le barriere di ingresso a tutta una gamma di nuove aziende e gli attuali regimi di proprietà.

Il 23 giugno voterò per l’uscita perché spero che uscendo dalla UE si possa avviare una serie di idee sul decentramento: dal potere alle comunità alla tassazione volontaria ai mercati liberati. Tutto ciò si trova già nella campagna elettorale di Flexcit. Comunque sia, il dibattito sulla UE è una farsa, e dimostra come il potere sia ormai cosa acquisita per le élite britanniche e europee. Queste strutture neoliberal non verranno abbattute con un solo voto, come dimostra chiaramente questo referendum.

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