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	<title>Center for a Stateless Society &#187; factory farming</title>
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		<title>Agricoltura Intensiva: Chi È il Vero Statalista?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 11:00:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambiente dei movimenti libertari dominanti l’accusa di “statalismo” è solitamente rivolta contro una serie di obiettivi facilmente immaginabili. Chiunque lamenti il razzismo, il sessismo o altri argomenti di giustizia sociale, lo sfruttamento economico dei lavoratori o il degrado ambientale è automaticamente accusato di statalismo sulla base del ragionamento secondo cui lo sfruttamento, l’ingiustizia e l’inquinamento rappresentano problemi solo per chi odia la libertà.</p>
<p>In nessun altro campo questo è vero quanto in questioni che riguardano l’agricoltura intensiva e le colture geneticamente modificate. Ron Bailey, ad esempio, scrivendo su <i>Reason</i> difende regolarmente quest’ottica lanciandosi contro i sostenitori dell’agricoltura biologica e sostenibile, e altri presunti nemici “statalisti” di sinistra.</p>
<p>In realtà è difficile essere più statalisti della stessa agroindustria. La legge cosiddetta “Monsanto Protection Act” (in realtà un emendamento aggiunto ad una legge sull’agricoltura l’anno scorso) stabilisce che, finché il segretario all’agricoltura non produrrà un decreto normativo contro le colture geneticamente modificate, ai tribunali sarà vietato emettere ingiunzioni contro la semina e la distribuzione di queste colture sulla base di una citazione per danni. Le società come la Monsanto fanno regolarmente pressione affinché si vieti alle industrie alimentari e ai supermercati di pubblicizzare un prodotto come privo di ogm, sostenendo che questa pubblicità denigra implicitamente le colture geneticamente modificate, mentre (secondo l’industria) la “scienza seria” ha dimostrato che gli ogm sono tanto sicuri quanto i non-ogm (affermazione che Bailey ripete come un pappagallo praticamente in tutti gli articoli sugli ogm che scrive).</p>
<p>Ora sentite questa. Dopo che è passata la Monsanto Protection Act, un nuovo studio della ProfitPro (“2012 Corn Comparison Report”) ha scoperto che nel mais ogm sono presenti cloruri, formaldeide e glifosato, sostanze non presenti nel mais naturale. Il glifosato in particolare si trova negli ogm in misura di 13 parti per milione (ppm). Il livello massimo ammesso dalla Epa (l’agenzia per l’ambiente, <i>ndt</i>) nell’acqua potabile è di 0,7 ppm. L’esposizione a 0,1 ppm in alcuni animali da laboratorio ha prodotto danni agli organi. Il glifosato, un forte chelatore fosfatico, immobilizza le sostanze minerali con carica positiva come il manganese, il cobalto, il ferro, lo zinco e il rame, che sono d’importanza vitale per lo sviluppo della coltura, privandoli del valore nutritivo. Questo spiega perché il mais non-ogm, rispetto a quello ogm, ha 437 volte più calcio, 56 volte più magnesio e 7 volte più manganese. La Monsanto Protection Act non potrebbe essere più utile.</p>
<p>Come se non bastasse, il modello industriale della Monsanto dipende da un forte monopolio nei brevetti, che la società impone nel modo più prepotente che si possa immaginare: accusando i coltivatori dei campi adiacenti quelli ogm di “pirateria” ogni volta che le loro colture vengono contaminate dal polline proprietario della Monsanto. Se c’è qualcuno che ha diritto ad un risarcimento dei danni questo è il proprietario delle colture contaminate dal veleno della Monsanto. Ovviamente il dipartimento per l’agricoltura, che non è altro che il comitato esecutivo dell’agroindustria pieno di nomine politiche che vengono da Monsanto, Cargill e Adm passando dalla finestra, non la vede allo stesso modo.</p>
<p>Intanto l’agroindustria in una dozzina di stati stanno facendo pressione su una proposta di legge chiamata “Ag Gag” (agricoltura con il bavaglio, <i>ndt</i>), che considera criminali gli informatori e gli investigatori sotto copertura che rivelano episodi di crudeltà sugli animali negli allevamenti intensivi.</p>
<p>In cima a tutto c’è il fatto che le più grosse aziende agricole operano o su terra rubata (come le grosse fattorie californiane, molte delle quali erano haciendas poi occupate da coloni anglosassoni con appoggi politici dopo la guerra messicana), oppure sono imprese gigantesche che ricevono soldi per tenere la maggior parte dei campi incolti (come le grandi coltivazioni di cereali del Midwest e delle Grandi Pianure). Aggiungiamo, poi, il fatto che le grandi agroindustrie californiane dipendono per l’irrigazione dall’acqua incentivata con soldi pubblici, che viene da tutte quelle dighe che il genio militare ama tanto costruire.</p>
<p>Mettete tutto assieme e scoprirete che l’agroindustria è una creatura virtuale dello stato, e che dipende dallo stato giorno dopo giorno non solo per il profitto, ma anche per continuare a vivere. Così risulta che i veri nemici del libero mercato non sono tutti quegli attivisti anti-ogm, ma gli interessi dell’agroindustria. Forse è per questo che Dwayne Andreas, amministratore delegato di Archer Daniels Midland, una volta disse: “Il concorrente è nostro amico. Il cliente è il nostro nemico.”</p>
<p><a href="http://pulgarias.wordpress.com/" target="_blank">Traduzione di Enrico Sanna</a>.</p>
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		<title>Factory Farming: Who are the Real Statists Here?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 18:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Kevin Carson]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In the mainstream libertarian movement, accusations of &#8220;statism&#8221; typically focus on a fairly predictable set of targets. Anyone who complains of racism, sexism or other social justice issues, the economic exploitation of workers or degradation of the environment is reflexively accused of statism on the assumption that exploitation, injustice and pollution could only be problems...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In the mainstream libertarian movement, accusations of &#8220;statism&#8221; typically focus on a fairly predictable set of targets. Anyone who complains of racism, sexism or other social justice issues, the economic exploitation of workers or degradation of the environment is reflexively accused of statism on the assumption that exploitation, injustice and pollution could only be problems for people who hate freedom.</p>
<p>This is perhaps nowhere as true as with factory farming and genetically modified crops. For example, Ron Bailey at <em>Reason</em> regularly defends these things against organic farming and sustainable agriculture advocates, and other supposedly &#8220;statist&#8221; enemies on the Left.</p>
<p>But in fact it&#8217;s hard to be more statist than the agribusiness interests themselves. The so-called &#8220;Monsanto Protection Act&#8221; &#8212; actually a rider attached to a farm bill last year &#8212; provides that unless and until the Secretary of Agriculture makes a regulatory decree against Monsanto&#8217;s genetically modified crops, courts will be prohibited from issuing injunctions against the planting and distribution of such crops based on tort litigation against them. Companies like Monsanto  regularly, repeatedly and consistently push to prohibit food producers or grocers from advertising products as GMO-free, on the grounds that such advertising amounts to disparagement of genetically modified crops by implication, when &#8212; according to the industry &#8212; &#8220;sound science&#8221; shows that GMO crops are just as safe as non-GMO ones (a claim, by the way, that Bailey parrots in virtually every article he writes on GMOs).</p>
<p>But guess what? Since the passage of the Monsanto Protection Act, a new study by ProfitPro (&#8220;2012 Corn Comparison Report&#8221;) has found that chlorides, formaldehyde and glyphosate &#8212; substances not found in natural corn &#8212; are present in genetically modified corn. Glyphosate, in particular, is found in GMO corn at 13 parts per million. The EPA limits glyphosate in drinking water to 0.7 ppm, and exposure at 0.1 ppm has caused organ damage in some lab animals. Glyphosate, a strong organic phosphate chelator, immobilizes positively charged minerals like manganese, cobalt, iron, zinc and copper, which are vital for normal growth and development of crops, and strips them of nutrients &#8212; which perhaps explains why non-GMO corn has 437 times the calcium, 56 times the magnesium and seven times the manganese of GMO corn. That Monsanto Protection Act just might come in handy.</p>
<p>As if this weren&#8217;t enough, Monsanto&#8217;s business model depends on strong patent monopolies, which it enforces in the most thuggish ways imaginable &#8212; namely, accusing farmers adjoining GMO crops of &#8220;piracy&#8221; if their crops are contaminated by Monsanto&#8217;s proprietary pollen. If anyone is entitled to legal damages, it would be the farmers whose crops are contaminated by Monsanto&#8217;s poison. But of course the USDA &#8212; which amounts to an executive committee of corporate agribusiness, staffed by political appointees who came through a revolving door from Monsanto, Cargill and ADM &#8212; doesn&#8217;t see things that way.</p>
<p>Meanwhile, agribusiness interests in a dozen states are pushing so-called &#8220;Ag Gag&#8221; bills that would criminalize whistleblowing and undercover investigation of animal cruelty in factory farming operations.</p>
<p>On top of everything else, consider that the biggest agribusiness operations are either situated on stolen land (like the big farms in California, many of which were haciendas occupied by politically favored Anglo settlers after the Mexican war), or are enormous concerns actually paid for holding most of their land out of use (like the biggest cereal farms in the Midwest and Plains). And the big California agribusiness interests depend on subsidized irrigation water from all those dams the Army Corps of Engineers likes to build.</p>
<p>Throw all this together, and we see that corporate agribusiness is a virtual creature of the state, and depends on the state on a daily basis not only for its profits, but its continued existence. So it turns out that the real enemies of the free market are not all those anti-GMO activists, but the agribusiness interests themselves. Perhaps that&#8217;s why former Archer Daniels Midland CEO Dwayne Andreas said &#8220;The competitor is our friend. The customer is our enemy.&#8221;</p>
<p>Translations for this article:</p>
<ul>
<li>Italian, <a href="http://c4ss.org/content/25986" target="_blank">Agricoltura Intensiva: Chi È il Vero Statalista?</a></li>
</ul>
 <p><a href="http://c4ss.org/?flattrss_redirect&amp;id=25615&amp;md5=85655c16e5557925e07bf1c836ad73e5" title="Flattr" target="_blank"><img src="http://c4ss.org/wp-content/themes/center2013/images/flattr.png" alt="flattr this!"/></a></p>]]></content:encoded>
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